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Chiara D'Ippolito

07 Gennaio 2026, 17:47

Sebastiano Vassalli,
un’Italia raccontata
grazie al miracolo
delle parole

A distanza di dieci anni dalla morte dell’autore della “Chimera”, Roberto Cicala dedica un saggio imponente a chi diceva di essere un nulla pieno di storie

Sebastiano Vassalli,un’Italia raccontatagrazie al miracolodelle parole

Lo scrittore Sebastiano Vassalli (Ansa/Andrea Merola)

Accecati dall’anniversario-mania che affligge il mondo delle lettere e delle pagine culturali, in questi giorni impegnate a occuparsi (ancora!) dei 250 anni dalla nascita di Jane Austen e a celebrare, possiamo dire all’impazzata, il cinquantesimo della morte di Agatha Christie, non si è forse ricordato abbastanza il decennale della morte di uno degli scrittori e intellettuali più difficili — perché scontroso, perché scomodo… e per questo necessario — del nostro secondo Novecento. Sebastiano Vassalli, morto, appunto, dieci anni fa in mezzo alle risaie del Novarese, a cascina Marangana, l’ex canonica diventata la sua casa e in cui visse e lavorò gli ultimi anni e dal 2023 trasformata in uno — splendido — museo.

A correre ai ripari è da poco arrivato in libreria per il Mulino un saggio di Roberto Cicala, editore e critico letterario, che di Vassalli fu amico e ne pubblicò molti testi per Interlinea, oltre ad aver acquisito l’archivio per il Centro studi novaresi.

Una monografia monumentale, ricchissima, la prima di queste dimensioni e di questa importanza. Il cui titolo — «Raccontare l’Italia. I libri di una vita di Sebastiano Vassalli» — si ispira alle parole finali dell’ultima opera dello scrittore, Io, Partenope: «Ho raccontato l’Italia, ora mi congedo».

Il libro, diviso in una premessa, tre parti e nove capitoli per un totale di più di 400 pagine, dà un quadro complessivo dello scrittore. Dalla formazione a Novara alle prime sperimentazioni, dai grandi romanzi agli interventi su riviste e quotidiani. Una biografia, dunque, che è una guida alla sua opera, ai suoi cinquant’anni di libri: da La chimera, vincitore del Premio Strega nel 1990, a La notte della cometa, romanzo che ricostruisce la vita tormentata di Dino Campana, poeta nel quale Vassalli si identificava; da Marco e Mattio, ambientato nel periodo napoleonico, a Cuore di pietra, che al centro ha una casa e la città di Novara; da Stella avvelenata, con protagonista un chierico che nel XV secolo parte da Casale Monferrato, sogna Parigi e finisce fra i nativi americani, a L’italiano, una raccolta di ritratti di italiani dedicata a Giulio Bollati che Vassalli considerava il suo mentore, il suo editore ideale.

Ma anche un libro che racconta al tempo stesso le storie e le geografie di Vassalli, il suo modo di fare e vivere la letteratura, di avvicinarsi e studiare i vari protagonisti, nonché il metodo di scrittura. E ha il pregio di portare alla luce moltissimi materiali del suo archivio: lettere e testi inediti, appunti preparatori, interviste note e meno note, attraverso i quali è possibile ricostruire in maniera dettagliata la biografia e il lavoro letterario di Vassalli. Un lavoro letterario la cui cifra va cercata nel celebre incipit de La chimera: «Dalle finestre di questa casa si vede il nulla. (…) Per cercare le chiavi del presente, e per capirlo, bisogna uscire dal rumore: andare in fondo alla notte, o in fondo al nulla; magari laggiù, un po’ a sinistra e un po’ oltre il secondo cavalcavia, sotto il “macigno bianco” che oggi non si vede. Nel villaggio fantasma di Zardino, nella storia di Antonia. E così ho fatto». Citazione, quest’ultima, anzi firma letteraria, anzi confessione, che suggerisce l’approccio dello scettico Vassalli alla Storia. E che si unisce a quella tratta da una lettera di un giovane Vassalli e Guido Davico Bonino, scritta in un momento importante e di svolta del trentenne scrittore a cavallo della neoavanguardia che iniziava a stargli stretta: «La materia prima con cui si scrive nel libro non è l’inchiostro ma il tempo stesso della nostra vita; ci sono carte che nessuno può truccare e anche l’imbecillità e l’ignoranza pagano dazio. […] Sono assolutamente consapevole, per quanto mi riguarda, di aver imboccato la via stretta che conduce chissà dove, forse da nessuna parte: cioè di essere uno scrittore».

Intellettuale pubblico, attivissimo sui giornali, Vassalli è da rileggere proprio a partire da queste righe, dalla sua poetica spesso equivocata come romanzo storico, ovvero l’idea del «miracolo delle parole che trattengono la vita», perché, scrive Cicala nell’introduzione, l’uomo è per Vassalli una sorta di pagina bianca che «vince il nulla con la parola». Nulla. Anche per parlare di sé Vassalli usava questo aggettivo: «sono un nulla che ha sognato molto: un nulla pieno di storie». Dunque, un tutto.

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