Clamorosa falsa partenza per gli incentivi destinati all’acquisto di auto elettriche. Non si parte domani, come era previsto, ma forse fra una settimana. Il rinvio era nell’aria già da qualche giorno. Il click day per ottenere l’ecobonus potrebbe tenersi in una data che al momento viene indicata come il 21 ottobre.
Un pasticcio che farà discutere, soprattutto per la gestione della comunicazione. Migliaia di cittadini si erano già iscritti alla piattaforma di Sogei, la società informatica controllata dal Ministero dell’Economia, per essere informati sull’orario in cui sarebbe partito il click day e per conoscere eventuali modifiche dell’ultimo minuto. Pronti davanti al computer per evitare di rimanere tagliati fuori, visto che le risorse messe a disposizione non sono ingenti: quasi 600 milioni, tra l’altro presi da un fondo del Pnrr destinato alla realizzazione di colonnine per la ricarica. Il che è ironico, visto che – secondo i sondaggi – gli italiani indicano la mancanza di una rete diffusa di ricarica come principale limite per il passaggio all’elettrico.
Ma come mai si è arrivati a un rinvio del click day? Partiamo con il dire che la piattaforma dove presentare la domanda è stata predisposta da Sogei per conto del Ministero dell’Economia. Secondo alcune fonti, tra i due enti sarebbe in corso un rimpallo di responsabilità per attribuire eventuali errori o incomprensioni nelle comunicazioni ufficiali. Ricordiamo che, a differenza di quanto accaduto in passato, sono i cittadini che devono presentare domanda e non più i concessionari per conto degli acquirenti. A questo proposito, Sogei dovrebbe aver predisposto un webinar che ripercorre tutte le istruzioni.
Solo in tarda serata, il Ministero dell’ambiente ha emesso una nota per spiegare la sua posizione. “Domani (15 ottobre) verrà pubblicato un tutorial con le istruzioni per i cittadini. Non c’è nessuno slittamento. Si è sempre parlato di circa 30 giorni dopo l’apertura per i concessionari, che è stata il 23 settembre”. Non si capisce allora come mai, questa nota non è stata diffusa negli ultimi giorni, di fronte alla mole di articoli della stampa e dei siti (generalisti e specializzati), tutti indicanti il 15 come data del click day. E, in ogni caso, non c’è ancora una data certa.
Il rinvio si aggiunge alle polemiche sui “paletti” che il decreto incentivi – approvato dal governo prima della pausa estiva – ha introdotto per ottenere l’ecobonus per la rottamazione dei vecchi veicoli a motore endotermico (fino agli euro 5) e per acquistare un nuovo veicolo a batteria.
I due “criteri” più contestati per accedere agli incentivi sono: il limite di reddito e la collocazione geografica dei richiedenti. Nel primo caso, chi ha un reddito ISEE da 30mila euro può ottenere fino a 11mila euro, mentre per i redditi fino a 40mila euro si scende a 9mila. In pratica, si taglia fuori una buona parte del ceto medio che non si può certo definire benestante.
Ancora più contestato il limite “geografico”. Per accedere all’incentivo occorre risiedere in uno dei comuni inseriti in un’Area Funzionale Urbana (denominata Fua, dall’acronimo inglese Functional Urban Area). Si tratta delle città medio-grandi e dei comuni a loro legati per pendolarismo economico o socio-culturale. Secondo i dati disponibili, le aree funzionali in Italia sarebbero 83, comprendendo 1.892 comuni, con un numero di abitanti inferiore ai 33 milioni di cittadini (55,8% del totale della popolazione). In pratica, viene esclusa tutta quella parte di provincia italiana che, in qualche modo, è costretta a spostarsi in auto per lavoro, scarsamente coperta dal servizio di trasporto pubblico. A differenza delle aree metropolitane, dove i collegamenti sono più numerosi, sia su gomma che su rotaia.
Il governo ha però scelto di privilegiare le aree metropolitane per ridurre le emissioni inquinanti, dove i valori sono più alti: ricordiamo che l’Italia è sotto infrazione Ue per i livelli di CO2 nelle grandi città, in particolare nella Pianura Padana.
Ma anche su questo punto un ulteriore “pasticcio” è in agguato. L’elenco dei comuni inseriti nella Fua è disponibile sulla piattaforma Sogei. Si tratta dell’elenco elaborato da Istat – l’Istituto Centrale di Statistica – tenendo conto dei dati del censimento del 2011. Peccato che a metà novembre l’elenco dei comuni da inserire nelle Fua verrà modificato, tenendo conto dei dati dell’ultimo censimento, che risale al 2021, in seguito alla revisione degli esperti di Istat in collaborazione con la Commissione Ue. In pratica, l’elenco potrebbe cambiare in corso d’opera, sempre che i fondi per gli incentivi non vadano esauriti in poche ore, come accaduto l’anno scorso. E sempre che il click day, a un certo punto, si faccia.

Turchia sempre più forte
I tre pilastri dell’avanzata
di Alessandro Arduino
Mentre l’Europa resta assorbita dall’ansia per l’invasione russa dell’Ucraina e dall’ipotesi, fino a poco tempo fa impensabile, di una ...