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Simone Matteis

01 Dicembre 2025, 16:30

Draghi al Polimi: «Avanzare sull'IA. Può portare produttività record»

L'ex capo della Bce all'inaugurazione dell'anno accademico suona l'allarme. «Acceleriamo o sarà stagnazione»

Mario Draghi

Mario Draghi all'inaugurazione dell'Anno Accademico del Politecnico di Milano

All’inaugurazione dell’anno accademico del Politecnico di Milano, Mario Draghi ha scelto di parlare con un’urgenza insolita, quasi volesse scuotere un continente che da troppo tempo osserva i cambiamenti tecnologici invece di guidarli. Sin dall’inizio ha ricordato come la prosperità dell’Occidente sia sempre stata un fenomeno trainato dall’innovazione. «Per oltre due secoli il miglioramento del tenore di vita è stato alimentato da progressive ondate di progresso tecnologico, oggi le tecnologie rimangono il principale motore della prosperità». Queste parole hanno introdotto un discorso che, più che analitico, è apparso come un invito esplicito a riconoscere la centralità di ciò che sta accadendo nell’intelligenza artificiale. «Le economie avanzate non possono basarsi solo sul lavoro e il capitale per la prosperità, rendendo le tecnologie ancora più centrali», ha insistito, collegando il destino economico dell’Europa alla sua capacità di non restare indietro in una corsa che altri Paesi considerano prioritaria.

Draghi ha parlato di un continente che, dopo essere stato a lungo una piattaforma accogliente per l’innovazione, si è trasformato in un sistema prudente fino alla rigidità. Una prudenza che, sostiene, sta diventando un freno strutturale. Il ritardo nell’Ai fotografa un problema più vasto: decisioni lente, investimenti insufficienti, scarsa fiducia nella possibilità di scalare rapidamente idee e tecnologie. Da qui l’avvertimento più netto: «Se non colmiamo questo divario e non adotteremo queste tecnologie su larga scala l’Europa rischia un futuro di stagnazione, con tutte le sue conseguenze». In altre parole: o l’Europa accelera ora o perderà la possibilità di competere nella fase in cui l’intelligenza artificiale sta ridefinendo produttività, servizi e modelli di business.

La riflessione si lega al tema, per Draghi decisivo, della crescita economica. Ha definito un’“illusione” quella secondo cui società mature possano prosperare anche con economie ferme. Al contrario, ha spiegato che la sostenibilità dei debiti pubblici e dei sistemi sociali dipende dalla capacità di espandere la dimensione dell’economia, soprattutto in Paesi che hanno popolazioni che invecchiano e infrastrutture che mostrano i segni del tempo. È in questo quadro che l’Ai, secondo Draghi, potrebbe rappresentare la più grande occasione da decenni. Se adottata con lo stesso ritmo della rivoluzione digitale statunitense, genererebbe una crescita aggiuntiva vicina allo 0,8% annuo; se invece seguisse la curva dell’elettrificazione degli anni Venti del Novecento, il beneficio potrebbe superare l’1%. «Si tratterebbe dell’accelerazione più significativa che l’Europa ha visto da decenni», ha affermato.

Il discorso non si è limitato ai numeri. Draghi ha voluto mostrare come l’intelligenza artificiale possa incidere sulle disuguaglianze concrete, quelle che pesano sulla vita quotidiana. Ha citato gli esempi degli ospedali americani dove sistemi di triage basati su algoritmi «hanno ridotto i tempi di attesa in pronto soccorso di circa il 50%». Per Draghi, dunque, l’Ai non è solo una leva per la competitività, ma anche uno strumento di equità se usato con criterio e accompagnato da politiche pubbliche lungimiranti.

La parte più critica del discorso è stata però riservata al sistema normativo europeo. Draghi ha spiegato che di fronte a tecnologie che evolvono rapidamente, l’UE ha reagito trasformando valutazioni preliminari in regole rigide. «Una politica efficace in condizioni di incertezza richiede adattabilità», ha detto, denunciando la difficoltà europea nel rivedere tempestivamente norme e procedure alla luce delle nuove evidenze. È un punto che molti innovatori conoscono bene e che Draghi ha voluto rendere esplicito: senza una regolazione più agile, l’Europa rischia di ritrovarsi con un arsenale tecnologico potenzialmente ricco ma impossibile da dispiegare per mancanza di flessibilità.

La conclusione è stata quasi un passaggio di testimone alle nuove generazioni. Draghi si è rivolto agli studenti ricordando che il futuro dell’innovazione europea, e in parte la sua capacità di non perdere il treno dell’Ai, dipende da loro. «Devono pretendere di avere le stesse condizioni che permettono ai loro coetanei di aver successo in altre parti del mondo e combattere gli interessi costituiti che si oppongono. I loro successi cambieranno la politica più di qualunque discorso o rapporto e costringeranno regole e istituzioni a cambiare». È un invito a non subire lo scenario, ma a diventare protagonisti della sua trasformazione, dentro e fuori i confini del continente.

BOX DATI:

  • 0,8% → crescita AI con modello USA

  • +1% → crescita AI con modello anni ’20

  • 50% → tempi sanità ridotti con AI

  • 20 anni → ritardo Ue sul tech

  • 2 secoli → ondate tech storiche

BOX 1:

L’Europa rischia di
restare indietro se
non accelera ora lo
sviluppo dell’Ai e
non abbandona le sue
rigidità che oggi la
frenano davvero

BOX 2:

«Le tecnologie sono
il motore della
prosperità», dice
Draghi. L’Ai può
spingere la crescita
oltre l’1% annuo
se ben adottata

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