Meccanica ancora in calo (-1,4%), tra pressioni globali ed export debole
La produzione scende a 59,1 mld, soffrono gli impianti per l’edilizia (-2,4%). Export giù a 32,9 mld (-1,7%), frenato da dazi e incertezza sui mercati. E anche l’occupazione cala. Almici: «Serve un intervento Ue coordinato»
Fabbrica di produzione automobili
La meccanica italiana, «cuore pulsante dell’economia», prosegue il suo rallentamento. Le previsioni 2025 dell’Ufficio studi Anima Confindustria parlano chiaro: le tensioni geopolitiche, l’introduzione di nuovi dazi e la crescente volatilità dei mercati internazionali continuano a pesare su produzione, export e occupazione, portando al secondo anno consecutivo di flessione.
La produzione complessiva è stimata a 59,1 miliardi di euro, con un calo dell’1,4% rispetto al 2024. Un risultato che arriva dopo il -1,3% registrato l’anno precedente e che coinvolge in modo uniforme tutti i sei macrosettori rappresentati da Anima. Tra i comparti più esposti emerge quello degli impianti, macchine e prodotti per l’edilizia, che da solo vale oltre 20 miliardi di euro e che registra un arretramento del 2,4%, con l’export in calo dell’1,9%. Le tecnologie e le attrezzature per l’industria alimentare segnano -0,7%, mentre logistica e movimentazione merci si fermano a -0,8%. Le tecnologie e i prodotti per l’industria registrano un -1,0%. All’interno di quest’area, le macchine e gli impianti per la produzione di energia e per l’industria chimica e petrolifera toccano 16,5 miliardi di euro, con una flessione dell’1,0% e un export in diminuzione dell’1,7%, pari a 9,6 miliardi di euro.
L’unico comparto che mostra una tenuta relativa è quello delle macchine e degli impianti per la sicurezza dell’uomo e dell’ambiente, con una produzione stimata a 5,1 miliardi di euro e una lieve contrazione dello 0,05%. L’export, tuttavia, flette del 2,0%, attenuando la stabilità apparente e confermando che anche i segmenti meno ciclici non sono immuni dalle oscillazioni globali. Sul piano occupazionale, la meccanica italiana dovrebbe contare nel 2025 oltre 224 mila addetti, con una riduzione dello 0,1%. Un numero che, per quanto contenuto, indica una difficoltà crescente nel mantenere intatto il tessuto produttivo.
Nemmeno le esportazioni, tradizionale punto di forza del comparto, offrono una controtendenza. Per il 2025 sono attesi 32,9 miliardi di euro, in diminuzione dell’1,7%. Appena un anno fa si era registrato un incremento, seppur contenuto, pari allo 0,7%. La riduzione prevista assume un peso rilevante in un settore che destina ai mercati internazionali oltre il 55% del proprio fatturato e che dipende in larga misura dalla capacità di mantenere posizioni competitive all’estero.
A fotografare la situazione interviene il presidente di Anima Confindustria, Pietro Almici, che richiama «la necessità di un intervento deciso e coordinato da parte delle istituzioni italiane ed europee». Sottolinea inoltre che il comparto «fornisce lavoro a più di 224.000 addetti, generando un fatturato che sfiora i 60 miliardi di euro all’anno» e che la perdita di competitività rischierebbe di alimentare «una potenziale deriva che minaccerebbe la prosperità economica del Paese». Pur in una fase complessa, la federazione rivendica la capacità del settore di adattarsi alle crisi. «Il comparto ha dimostrato nel corso dei decenni una capacità di adattamento e innovazione», osserva Almici, aggiungendo che la chiusura anticipata del piano transizione 5.0 ha aumentato l’incertezza, rendendo più difficile per le imprese programmare investimenti e strategie di medio periodo.

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