Industria lombarda a +0,7% nei tre mesi. Produzione a +0,7%, ordini esteri a +4,1%
Sull’anno produzione a + 2,2% e il fatturato corre a +4,4%. Gli ordini esteri su del 4,1%. Ricorso alla Cig contenuto. Meccanica leader tra i settori, in calo solo tessile e chimica
Impresa manifatturiera
Nel terzo trimestre 2025 la Lombardia conferma il proprio ruolo di leader nella manifattura europea. La produzione industriale cresce dello 0,7% rispetto al trimestre precedente e registra un aumento del 2,2% su base annua, con fatturato in progresso dell’1,6% sullo scorso trimestre e del 4,4% sull’anno. È la quarta variazione positiva consecutiva: “I dati di questo trimestre confermano la straordinaria capacità di adattamento e reazione del nostro sistema produttivo”, afferma Gian Domenico Auricchio, presidente Unioncamere Lombardia. “La manifattura lombarda – insieme all’artigianato – dimostra ancora di saper cogliere le opportunità dei mercati, interni ed esteri, mantenendo una traiettoria di crescita solida e costante”.
Il quadro della domanda vede gli ordini esteri in accelerazione del 4,1% annuo e dell’1,3% sul trimestre; segno positivo anche dagli ordini interni (+0,8% congiunturale e +2,5% tendenziale). “L’export continua a essere un elemento cruciale, ma il contributo della domanda interna torna significativo, sostenendo le imprese in uno scenario internazionale complesso”, sottolinea ancora Auricchio.
L'artigianato lombardo, dopo un biennio difficile, mostra segnali incoraggianti: produzione +0,6% sul trimestre (+1,6% su base annua), fatturato +0,9%. Il comparto si distingue per una migliore performance in segmenti come il tessile e l’alimentare. “Le imprese artigiane vedono opportunità nelle flessioni dei costi delle materie prime e nella riduzione delle tensioni geopolitiche”, osserva Mauro Sangalli, presidente Casartigiani Lombardia, aggiungendo che il tessuto regionale sta gradualmente attenuando il pessimismo delle precedenti indagini.
L’occupazione industriale si mantiene stabile, saldo ingressi-uscite -0,1%. Il ricorso alla CIG resta contenuto: 1,4% sul monte ore lavorate; tra i settori la carta-stampa soffre di più, segue trasporti, siderurgia e tessile. L’occupazione artigiana non prende direzioni significative nel trimestre. La “meccanica” rimane trainante: impiega il 46% degli addetti industriali, seguita da chimica (10%), gomma-plastica (8%), alimentare (7%) e siderurgia (6%). Da segnalare la resilienza in comparti come le pelli-calzature e un buon recupero nell’abbigliamento; persistono difficoltà nella chimica e nel tessile, segnalati come in stagnazione. L’abbigliamento, in ripresa, si confronta però tuttora con costi delle materie prime elevati.
A livello territoriale, Milano guida con una crescita della produzione dell’1,3% annuo e un fatturato locale in aumento del 6,1%. Gli ordini esteri segnano +2,9%, e quelli interni +1,4%. Monza e Brianza presentano una flessione produttiva (-5,7%), ma recuperano ordini (+3,9%). Spicca Lodi, che cresce dell’8,6% nella produzione e del 6,7% nel fatturato su base annua, con ordini in progresso del 5,3%. In termini di utilizzo impianti, si attesta al 72,3% nella media regionale. Il fatturato delle imprese industriali mantiene una quota export vicina al 39% sul totale.

Produzione Industria +0,7%
Fatturato Industria +1,6%
Ordini esteri +4,1%
Occupazione saldo -0,1%
Artigianato: produzione +0,6%
Meccanica: 46% addetti industria
Guido Guidesi, assessore allo Sviluppo economico, valuta i numeri come “ottimi e rappresentativi di una ripresa concreta, ma occorre un intervento strutturale sui costi energetici e una svolta nelle politiche europee, che restano troppo penalizzanti per la competitività della manifattura italiana”. Giuseppe Pasini (Confindustria Lombardia) sottolinea come “la capacità delle imprese lombarde di aprirsi a nuovi mercati e il rallentamento dei costi delle materie prime abbiano permesso di sostenere la crescita. Il punto di forza resta l’elevata qualità dei prodotti offerti e la competitività dei prezzi, in un contesto però segnato da bollette energetiche tra le più alte d’Europa”.
Il settore produttivo lombardo si conferma policentrico, popolato da oltre 14.000 unità industriali con più di 10 addetti, di cui circa un quarto occupate in strutture medio-grandi. Fra le artigiane, sono oltre 17.700 unità, più di 125mila addetti: la meccanica raccoglie il 50% degli operatori, seguita da legno-mobilio (11%), alimentare (10%) e abbigliamento (7%). Le esportazioni delle imprese artigiane si fermano al 7% del totale, segno della prevalenza del mercato domestico, anche se la crescita degli ordinativi esteri (+1,9%) indica un maggiore dinamismo e integrazione nei mercati globali.
Le principali opportunità percepite dal sistema produttivo sono il calo dei prezzi delle materie prime, una maggiore stabilità geopolitica e, per oltre un quarto delle imprese intervistate, la possibilità di una riduzione dei tassi d’interesse e dell’accesso a credito più favorevole. Emergono però forti criticità: oltre alle tensioni geopolitiche e all’inasprimento dei dazi, i costi energetici e delle materie prime rimangono i principali fattori di rischio, seguiti dalla debolezza della domanda interna e dal potere d’acquisto delle famiglie. Nel settore artigiano si segnala anche la necessità di un rafforzamento della fiducia e un sostegno ai consumi.
Sul fronte prospettive, la maggioranza delle imprese industriali lombarde, secondo i dati Unioncamere, prevede una fase di relativa stabilità su produzione, fatturato e livelli occupazionali. Le previsioni per il 2025 migliorano, con un tasso di crescita acquisito che potrebbe assestarsi allo 0,5-0,9% anche in caso di decelerazione nell’ultimo trimestre, consolidando una chiusura d’anno positiva sia rispetto alla media nazionale che a quella dell’area euro. Il clima di fiducia, misurato da ISTAT, migliora e si riflette anche sull’81% delle imprese che indicano aspettative di stabilità. Il saldo positivo tra chi prevede crescita occupazionale sale all’11%, segno di una diffusa ma cauta fiducia.
I dati positivi confermano la solidità lombarda: la regione mantiene competitività e attrattività, con una crescita equilibrata nella manifattura e segnali di rilancio nell’artigianato. Gli indicatori congiunturali e strutturali, inclusa la crescita media annua prevista, testimoniano un tessuto imprenditoriale in evoluzione, capace di adattamento e innovazione.

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