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01 Dicembre 2025, 18:31

Agroalimentare, export a 70 mld (+5,7%). Servono strategie per le economie emergenti

L’Europa traina la crescita, +9% grazie a Polonia e Spagna. Usa a -1,1% nei nove mesi. Emerge dal rapporto Nomisma presentato al Forum Agrifood realizzato in collaborazione di Crif e Crédit Agricole. Denis Pantini (Nomisma): «Sono necessarie strategie per le nuove economie e ammortizzare i dazi Usa»

Agroalimentare, export a 70 mld (+5,7%). Servono strategie per le economie emergenti

Produzione di pasta

L’export agroalimentare italiano avvia il 2025 con una crescita sostenuta del 5,7% nei primi nove mesi dell’anno, indicando la concreta possibilità di superare la soglia storica dei 70 miliardi di euro entro fine anno e un tasso di default vicino al 3%, appena sopra la media a fine ’24. Si tratta di una crescita diffusa, ma che riflette forti differenze tra le aree geografiche e la necessità di maggiore diversificazione. Il dato emerge dall’analisi di Nomisma, società bolognese attiva nella consulenza per business, presentata a Bologna, nel corso della IX edizione del Forum Agrifood Monitor, realizzato in collaborazione con CRIF e con il supporto di Crédit Agricole Italia. L’export verso l’Unione Europea, cresciuto del 9% grazie a risultati particolarmente brillanti in Polonia, Romania, Repubblica Ceca e Spagna, traina la crescita. Al contrario, il comparto extra-UE appare rallentato da una flessione negli Stati Uniti, in Russia e in Giappone.​

L’export agroalimentare conferma così il proprio ruolo di volano competitivo per il Made in Italy, in un contesto globale reso instabile da tensioni geopolitiche e politiche daziarie restrittive, in particolare sugli USA. Gli Stati Uniti, nonostante segnino una contrazione dell’1,1% nei primi nove mesi del 2025, restano il terzo mercato di sbocco per l’Italia, con un peso cruciale soprattutto per le categorie come derivati della carne, cioccolata, olio d’oliva, vini, liquori e aceti. Nomisma evidenzia che proprio su questi prodotti il mercato americano garantisce un differenziale di prezzo fino al 40% superiore rispetto alla media mondiale. Tuttavia, il calo è dovuto principalmente alla svalutazione del dollaro e all’introduzione di nuovi dazi, con riduzioni anche del 22% ad agosto.​

Una priorità riguarda la necessità di diversificazione geografica. Secondo Denis Pantini di Nomisma, nonostante l’insostituibilità del mercato statunitense, esistono economie emergenti come Messico, Australia e Brasile che offrono dinamiche di crescita a doppia cifra per i prodotti italiani rafforzata dalla presenza di comunità italiane.

Le società del settore mantengono una buona sostenibilità del debito e una discreta capacità di adattamento, nonostante l’aumento dei tassi e la pressione sui margini dovuta ai costi energetici e alle materie prime.​

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