Qualità della vita 2025, per il Sole svetta Trento. Bergamo cede il primato
Trento è la provincia italiana in cui si vive meglio secondo l’indagine 2025 sulla qualità della vita elaborata dal Sole 24 Ore. La rilevazione, giunta alla sua 36ª edizione, mette in evidenza un quadro stabile rispetto agli anni precedenti, con un forte squilibrio territoriale tra Nord e Sud. Le ventidue province in coda alla classifica appartengono infatti tutte al Mezzogiorno, segno di un divario che non si è ancora attenuato nonostante le risorse economiche stanziate negli ultimi anni, inclusi i fondi del Pnrr.

Nella classifica 2025
elaborata dal Sole
svetta la città del Festival dell’economia,
poi Bolzano e Udine.
Bergamo scivola quinta.
Bene Bologna e Milano. Ultima Reggio Calabria.
L’indagine annuale del Sole 24 Ore fotografa il benessere nelle province italiane: al vertice Trento, seguita da Bolzano e Udine. Milano si conferma leader economica, mentre Reggio Calabria chiude la graduatoria.
L’analisi prende in considerazione 90 indicatori suddivisi in sei aree tematiche: ricchezza e consumi, affari e lavoro, ambiente e servizi, demografia e salute, giustizia e sicurezza, cultura e tempo libero. Milano si conferma in testa nelle categorie economiche, vincendo in “Ricchezza e consumi” e mantenendo la leadership in “Affari e lavoro”. Brescia primeggia in “Ambiente e servizi”, Bologna in “Demografia, salute e società”. Oristano conquista la prima posizione per “Giustizia e sicurezza”, mentre Trieste guida la classifica relativa alla cultura.
Il quotidiano economico milanese segnala inoltre un risultato specifico per la “Qualità della vita delle donne”, giunta alla quinta edizione. A prevalere in questo segmento è Siena, che ottiene punteggi elevati per tasso di occupazione femminile, presenza di imprenditrici e amministratrici locali, livello di istruzione e ridotto gap retributivo di genere. L’indicatore dedicato alle donne contribuisce anche al punteggio complessivo della categoria “Demografia, salute e società”.
La ricerca del Sole si conferma così un termometro del benessere territoriale in Italia, capace di offrire uno sguardo comparativo sui progressi economici e sociali delle province e sul persistere delle disuguaglianze regionali.

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