L’Unione europea ha raggiunto un accordo politico di portata storica per vietare gradualmente tutte le importazioni di gas dalla Russia, ponendo fine a una dipendenza energetica che per decenni ha condizionato scelte economiche e geopolitiche del continente. Il divieto, che diventerà giuridicamente vincolante dopo la ratifica formale, prevede lo stop completo al Gnl entro la fine del 2026 e la cessazione del gas via gasdotto dall’autunno 2027. L’intesa, frutto di un complesso trilogo tra Consiglio, Parlamento e Commissione, rappresenta uno degli ultimi tasselli del più ampio ridisegno del sistema energetico europeo dopo l’invasione dell’Ucraina. Come ha dichiarato il commissario all’Energia, Dan Jørgensen, «finalmente, e per sempre, stiamo chiudendo il rubinetto del gas russo». La misura si colloca nel quadro di REPowerEU, il programma per rafforzare sicurezza energetica, diversificazione delle fonti e investimenti nelle rinnovabili.
La reazione del Cremlino è stata immediata e, come previsto, duramente critica. Il portavoce Dmitry Peskov, fedele collaboratore del presidente Putin, ha avvertito che la scelta europea «accelererà il processo di perdita del potenziale di leadership dell’economia europea». Per Mosca, la transizione verso fornitori alternativi significherà «dipendere da un gas più costoso», con ripercussioni negative sulla competitività industriale e sui prezzi dell’energia nell’Ue. Una lettura diametralmente opposta rispetto alla posizione della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che ha salutato l’accordo come l’ingresso nell’«era della piena indipendenza energetica dell’Europa dalla Russia». A suo avviso, REPowerEU «ha protetto l’Unione dalla peggiore crisi energetica degli ultimi decenni» e il blocco delle importazioni «toglierà risorse al tesoro di Putin», rafforzando al contempo la solidarietà con Kiev.
Nonostante il consenso politico raggiunto, il dossier continua a dividere alcuni Stati membri. In particolare, l’Ungheria — che negli ultimi anni ha siglato accordi energetici preferenziali con Mosca e mantiene una forte dipendenza dal gas russo — ha annunciato una battaglia legale contro il nuovo regolamento. Il ministro degli Esteri Peter Szijjártó ha scritto che «non appena il piano sarà adottato lo contesteremo alla Corte di giustizia dell’Ue», perché un divieto totale metterebbe a rischio la sicurezza energetica nazionale.
L’accordo rappresenta comunque un cambio strutturale nella politica energetica europea e richiederà investimenti significativi in infrastrutture, capacità di stoccaggio e nuovi contratti di lungo periodo con partner esterni, dal Mediterraneo orientale al Nord America passando per l’Africa. Gli analisti avvertono che la transizione non sarà immediata: l’evoluzione del mercato globale del gas, la concorrenza asiatica e l’incertezza sui prezzi renderanno cruciale la capacità dell’Europa di negoziare approvvigionamenti stabili e di sviluppare alternative sostenibili, evitando squilibri interni e garantendo coesione tra Stati.

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