Bruxelles ha un piano per sganciarsi dalle materie prime cinesi. Presentato ResourceEU
La proposta nell’Industrial Accelerator Act della Commissione: produzione al 70% e autonomia dei beni critici
Miniera e mezzi estrattivi
L’Ue prepara un intervento industriale senza precedenti per ridurre la dipendenza dalla Cina, introducendo soglie obbligatorie di contenuto «made in Europe» fino al 70% per una serie di prodotti considerati strategici: auto, batterie, tecnologie pulite e acciaio. La misura, al centro dell’Industrial Accelerator Act, punta a rafforzare la sicurezza economica del continente in un momento di forte incertezza geopolitica e di crescente tensione commerciale, come anticipato dal Financial Times citando fonti interne alla Commissione. L’obiettivo è chiaro: garantire maggiore autonomia industriale, anche se ciò comporterà costi aggiuntivi stimati oltre i 10 miliardi di euro l’anno per le imprese, chiamate a sostituire forniture cinesi con componenti europei più costosi. Il testo dovrebbe arrivare il 10 dicembre, salvo ritardi dovuti a contrasti interni.
Il disegno ricalca, almeno in parte, la logica delle grandi strategie industriali cinesi – da «Made in China 2025» a «China Standards 2035» – che legano l’accesso al mercato alla produzione locale. «Cerchiamo un equilibrio tra la necessaria protezione e la nostra tradizionale apertura», spiega un funzionario coinvolto nella stesura.
Le soglie del 70% verrebbero applicate solo ai comparti più critici per la sicurezza economica. Nel settore automobilistico, ad esempio, solo i veicoli conformi agli standard europei potrebbero beneficiare di incentivi pubblici; lo stesso meccanismo riguarderebbe le batterie. Per dispositivi particolarmente sensibili, come gli inverter dei pannelli solari dotati di sistemi di sicurezza, Bruxelles valuta percentuali ancora più severe. Le nuove regole inciderebbero esclusivamente sull’utilizzo di fondi pubblici – appalti, sovvenzioni, prestiti – e sarebbero accompagnate da un’analisi della capacità produttiva interna per ogni filiera.
Ma la proposta incontra resistenze significative. Diversi servizi della Commissione vedono il rischio di conflitto con le norme del WTO, che vietano discriminazioni a favore dei produttori nazionali, salvo eccezioni motivate da sicurezza o emergenze. Un funzionario avverte che «la soglia del 70% sarà quasi certamente rivista», anticipando negoziati complessi tra i commissari. Anche gli impatti economici preoccupano: una produzione europea più cara potrebbe far lievitare i prezzi, penalizzare settori già sotto pressione e restringere ulteriormente l’offerta sul mercato interno, oggi profondamente integrato con catene globali di fornitura.
La vulnerabilità industriale europea è accentuata dai costi energetici elevati e dalla concorrenza asiatica. Nel 2024 la Cina è diventata il principale esportatore verso l’Ue di pannelli solari e biocarburanti e il secondo fornitore di turbine eoliche. Anche la siderurgia europea continua a perdere competitività di fronte alle importazioni a basso costo.
Per questo l’Industrial Accelerator Act includerà misure specifiche per l’acciaio: le amministrazioni pubbliche potrebbero essere obbligate ad acquistare prodotti europei e verranno creati strumenti di supporto alle tecnologie pulite. Tra le idee allo studio c’è un’etichetta volontaria di «acciaio verde», pensata per valorizzare materiali a basse emissioni, nonostante i costi superiori. «La percentuale del 70% probabilmente scenderà», ammette un funzionario, ricordando la complessità delle catene di fornitura.
Sul piano politico, la posizione dei Ventisette sta convergendo verso un atteggiamento più interventista. La Germania, tradizionalmente cauta, appare ora più aperta a una strategia industriale comune per proteggere le filiere critiche. L’Italia spinge con forza: il ministro Adolfo Urso ha ricordato che Bruxelles presenterà la strategia sulle materie prime critiche e ha annunciato, «su nostra sollecitazione», un dimezzamento delle quote e un raddoppio dei dazi sull’acciaio cinese.
Parallelamente, la Commissione sta preparando il pacchetto “Omnibus” sulla semplificazione ambientale. La commissaria all’Ambiente, Jessika Roswall, ha confermato che arriveranno nuove linee guida per alleggerire l’attuazione del regolamento imballaggi e per snellire le autorizzazioni dei progetti strategici: dalle reti ai centri dati, fino all’economia circolare. Un tassello complementare alla nuova strategia industriale che Bruxelles vuole mettere in campo per rafforzare la competitività europea nei prossimi anni.
BOX 1:
Soglie fino al 70% per prodotti strategici Ue: auto, batterie, acciaio e clean tech. Focus su sicurezza e produzione interna
BOX 2:
Dubbi costi e WTO Possibile una revisione delle quote totali Roma e Berlino verso una linea comune interventista

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