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A.C.

05 Dicembre 2025, 17:26

I sette anni di fusioni e acquisizioni che hanno riscritto l’Entertainment Tv

Dall’affare Disney-21st Century Fox a quello Paramount-Skydance. Per i colossi la sfida non è più crescere, ma restare sostenibili

Tv Streaming

Negli ultimi dieci anni, l’industria dell’entertainment statunitense ha vissuto una trasformazione profonda, scandita da una sequenza di fusioni e acquisizioni che hanno ridefinito le dinamiche di potere legate al piccolo e al grande schermo. L’operazione Netflix–Warner, ufficializzata oggi, rappresenta l’esito naturale di un ciclo di concentrazione iniziato nel decennio precedente: un tentativo di dare stabilità a un mercato in cui i confini tra cinema, televisione e streaming si sono ormai dissolti.

La prima tessera del puzzle risale al 2019, con l’acquisizione di 21st Century Fox da parte di Disney per 71 miliardi di dollari, in quella che resta forse la più grande operazione della storia dell’intrattenimento moderno. Con quell’acquisto, Disney ha incorporato un patrimonio di franchise – da Avatar a X-Men, da Alien a National Geographic – che ha reso Disney+ una piattaforma globale, ma anche un colosso fortemente indebitato. La pandemia, pochi mesi dopo, ha aggravato la pressione finanziaria, costringendo il gruppo a ristrutturare e razionalizzare l’offerta.

Un anno prima, AT&T aveva scommesso su Time Warner per 85 miliardi di dollari, immaginando una convergenza tra connettività e contenuti. Fu un disastro: i debiti esplosero, le sinergie rimasero sulla carta e l’azienda dovette tornare sui propri passi. Dallo spin-off di quella avventura è nata Warner Bros. Discovery, il gigante sorto nel 2022 dalla fusione con Discovery, che però non è mai riuscito a trovare un equilibrio tra peso finanziario e capacità di produrre valore. Dopo anni di tagli e cancellazioni, Wbd si è preparata nuovamente a separarsi.

Amazon ha scelto invece la via selettiva, acquistando Mgm nel 2022 per 8,45 miliardi. Fu una mossa più strategica che espansiva: rafforzare Prime Video con marchi consolidati come James Bond e Rocky, evitando gli eccessi di scala che avevano affondato altri gruppi. Diverso il caso di Paramount, che dopo anni di crisi ha trovato in Skydance Media un alleato capace di rilanciarla, completando nel 2025 una fusione da 28 miliardi di dollari e annunciando un piano di riduzione dei costi da due miliardi.

Tutte queste operazioni condividevano lo stesso Dna: l’integrazione verticale tra produzione e distribuzione, l’aumento del debito e la corsa a sinergie di costo spesso illusorie. La realtà si è rivelata più complessa delle strategie di M&A: i margini si sono assottigliati, i costi sono esplosi e il pubblico è diventato sempre più volatile. Persino Netflix, che è rimasta leader con oltre 310 milioni di abbonati, ha introdotto la pubblicità per sostenere la redditività.

Con la fusione tra Netflix e Warner, l’industria torna a chiudere il cerchio. Dopo dieci anni di accorpamenti, Hollywood scopre che la vera sfida non è più crescere, ma rendere il mercato sostenibile.

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