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Alberto Cantoni

16 Dicembre 2025, 17:10

Moda, accessori a -3,2% nel ‘25. Ma resiste la filiera della pelle

Da Confindustria timidi segnali di ripresa nel terzo trimestre Export a 16 mld nei primi 8 mesi (-4,1% rispetto al '24) Occupazione in calo (-2,6%), resiste la filiera della pelle

Lavorazione pelle

Dopo due anni di flessione, la filiera italiana della pelle mostra segnali di ripresa. Secondo l’indagine del Centro Studi di Confindustria Accessori Moda, il 2025 dovrebbe chiudersi con un calo del fatturato del 3,2%, per un valore complessivo di poco superiore ai 29 miliardi di euro. Una contrazione ancora significativa, ma che segna un rallentamento rispetto all’8,6% del 2024 e al -6,4% registrato nella prima parte dell’anno. Il terzo trimestre, con un arretramento limitato all’1,4%, suggerisce un progressivo recupero per i comparti calzaturiero, pelletteria, pellicceria e concia, pilastri del made in Italy manifatturiero. La ripresa è però fragile, frenata da un quadro geopolitico instabile e dalle difficoltà di accesso al credito. Il 50% delle imprese segnala ancora un calo dei volumi produttivi, ma la percentuale era del 64% a inizio anno. Anche i dati Istat confermano un miglioramento: nei primi nove mesi del 2025 la produzione industriale del settore è diminuita dell’11,8%, un dato meno pesante rispetto ai trimestri precedenti, segno che la fase più acuta della crisi potrebbe essere alle spalle. L’export rimane il principale sostegno della filiera: 16 miliardi di euro nei primi otto mesi, appena lo 0,9% sotto i livelli del 2019 e il 4,1% in meno rispetto al 2024. La pellicceria cresce del 9%, mentre calzature e pelletteria risentono del calo asiatico, con la Cina a -25,1%, Corea del Sud a -13,4% e Giappone a -10%. Tengono gli Stati Uniti (+2,6%) e crescono Emirati Arabi (+21,3%) e Turchia (+15,7%), confermando la capacità del made in Italy di adattarsi ai mutamenti dei mercati globali. In Europa l’export sale dello 0,4%, con la Germania in forte rialzo (+9,5%) e la Francia in lieve calo (-2,7%). Dopo oltre tre anni di guerra, gli scambi con la Russia restano deboli (-17,6%), mentre l’Ucraina mostra un timido rimbalzo (+1,8%). Tra le prospettive, l’accordo commerciale Ue-Mercosur potrebbe aprire nuovi spazi per un comparto che nel 2024 ha esportato in quell’area 73,6 milioni di euro. Sul fronte interno si riduce il ricorso alla cassa integrazione (-20,5% nel terzo trimestre), anche se il totale dei primi nove mesi resta superiore al 2024 (+2,5%). Peggiora invece l’occupazione: 280 aziende in meno (-2,8%) e 3.690 addetti persi (-2,6%) rispetto a fine 2024. Il calo pesa soprattutto sulle realtà distrettuali più piccole, dove i margini di investimento si sono ridotti e la concorrenza resta elevata. Le priorità per il rilancio riguardano sostenibilità e competenze. L’adeguamento alle direttive europee sull’economia circolare è indispensabile ma oneroso, mentre la formazione di nuove figure tecniche e digitali è essenziale per coniugare innovazione e tradizione. La presidente Giovanna Ceolini parla di «momento di sollievo», ma sollecita interventi governativi per sostenere il settore e annuncia la collaborazione con Confindustria Moda per un piano industriale condiviso. Decisivo, secondo Ceolini, sarà anche il ritorno delle grandi fiere internazionali, che a febbraio offriranno alle imprese italiane un’importante vetrina di business e innovazione.

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