Le anticipazioni di Ucimu
Macchine utensili, 2025 fiacco. Crolla l’export, tiene l'Italia
La produzione torna a salire (+1,5%), export in netta frenata (-13%). Previsto un 2026 senza slanci (+2,6%) ma ancora sotto il ’23-‘24
Una macchina utensile
L’industria italiana della macchina utensile chiude il 2025 con un passo corto e guarda al 2026 con aspettative di recupero solo graduale. I dati di preconsuntivo e le previsioni diffuse dal Centro Studi & Cultura di Impresa di Ucimu-Sistemi per produrre descrivono un quadro in chiaroscuro, nel quale la tenuta della produzione è compensata dalla debolezza dell’export fattore che ha inciso sul risultato complessivo. Nel 2025 la produzione si è attestata a 6,4 miliardi di euro (+1,5%), segnando il ritorno al segno più dopo un 2024 difficile (a 6,3 miliardi), ma restando su livelli ancora lontani dai picchi di 2022 (7,3 miliardi) e 2023 (7,6 miliardi).
Il vero elemento di freno è stato il commercio estero, sceso a 3,7 miliardi con una contrazione del 13,2% rispetto al 2024 (4,3 miliardi). Secondo l’elaborazione Ucimu su dati Istat, nei primi nove mesi dell’anno gli Stati Uniti si sono confermati primo mercato di sbocco con 423 milioni di euro, ma in calo dell’8,1% complici le difficoltà legate ai dazi, mentre la Germania ha registrato una flessione molto più marcata, pari al 29,7%, a 196 milioni, in seguito alla crisi dell’automotive. Francia (145 milioni) e India (135 milioni) hanno mostrato variazioni contenute, rispettivamente -0,5% e -4,2%, mentre la Polonia ha fatto segnare un incremento a doppia cifra, +13,3% a 135 milioni, segnale di una domanda europea non uniforme.
A sostenere il settore è stato invece il mercato interno. Il consumo apparente è cresciuto del 20,5% a 4,46 miliardi e le consegne dei costruttori italiani sul mercato domestico hanno raggiunto i 2,7 miliardi, in aumento del 32% rispetto all’anno precedente. Una dinamica positiva che, tuttavia, recupera solo in parte il terreno perso nel biennio precedente (3,4 miliardi nel 2023 e 2 miliardi nel 2024, dopo un 2022 da 3,8 miliardi). «Risultati poco soddisfacenti perché restano ancora molto inferiori ai valori ottenuti negli anni precedenti», ha osservato il presidente di Ucimu, Riccardo Rosa.
Guardando al 2026, le stime indicano una crescita moderata dei principali indicatori, con la produzione attesa a ridosso dei 6,6 miliardi di euro, pari a un +2,6%. «Dopo un 2024 davvero complicato, il 2025 si è confermato l’anno di inversione di tendenza con il passaggio dal segno meno alla crescita, seppur timidissima. In realtà non ci aspettavamo fosse l’export a zavorrare il risultato finale», ha aggiunto Rosa.
Sul fronte domestico, il presidente ha richiamato le criticità legate a Transizione 5.0, partita con forte ritardo e divenuta pienamente operativa solo negli ultimi mesi del 2025, prima della chiusura anticipata. Per il 2026, l’auspicio è che i nuovi incentivi siano caratterizzati da chiarezza, immediatezza e scarsa burocrazia, così da sostenere gli investimenti.

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