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Simone Matteis

16 Dicembre 2025, 18:18

L'Ue frena ancora sugli obiettivi green. Motori a combustione anche dopo il 2035

Le emissioni saranno ridotte al 90% Urso: «Breccia nel muro ideologico» Partono i negoziati con i Ventisette

Motore automotive

Neutralità tecnologica, più flessibilità sugli obiettivi e una corsia preferenziale per la produzione europea. Con il nuovo pacchetto automotive, la Commissione europea rivede l’impianto della transizione dell’auto, confermando la rotta verso la neutralità climatica ma correggendo tempi e strumenti per rispondere alle difficoltà dell’industria. Una mossa annunciata, che recepisce le richieste del settore e segna un cambio di passo rispetto alla linea «green» degli ultimi anni. Il punto centrale è la rimodulazione del target al 2035: non più azzeramento totale delle emissioni allo scarico, ma una riduzione del 90 per cento. Il restante 10 per cento potrà essere compensato attraverso l’uso di acciaio a basse emissioni prodotto nell’Unione europea oppure ricorrendo a e-fuels e biocarburanti. Una scelta che fa slittare l’addio ai motori a combustione entro il 2035 così come precedentemente ipotizzato, aprendo lo spazio a soluzioni ibride – plug-in, mild hybrid ed estensori di autonomia – accanto ai veicoli full electric e a idrogeno. «Mentre la tecnologia trasforma rapidamente la mobilità e la geopolitica ridisegna la competizione globale, l'Europa rimane in prima linea nella transizione pulita mondiale», ha detto la presidente Ursula von der Leyen. La Commissione parla di un approccio «ambizioso ma pragmatico», pensato per garantire prevedibilità agli investimenti e allo stesso tempo salvaguardare competitività e occupazione. Il settore automobilistico, che vale circa il 7 per cento del Pil europeo e sostiene oltre 14 milioni di posti di lavoro, viene considerato un pilastro industriale da accompagnare nella trasformazione, non da mettere sotto pressione. Per il target 2030 sulle auto e sui furgoni, i nuovi meccanismi di «banking and borrowing» previsti in arrivo tra il ‘30 e il ’32 permetteranno ai costruttori di compensare eventuali scostamenti temporali. Per i veicoli commerciali leggeri, dove l’elettrificazione procede più lentamente, l’obiettivo di riduzione delle emissioni al 2030 viene invece ridotto dal 50 al 40 per cento. A sostegno della domanda, il pacchetto prevede anche «supercrediti» per le piccole auto elettriche accessibili prodotte nell’Unione europea, con l’obiettivo di favorire l’arrivo sul mercato di modelli compatti e a prezzi più contenuti. Introdotta poi una nuova categoria di veicoli elettrici lunghi fino a 4,2 metri, che consentirà a Stati membri ed enti locali di costruire incentivi mirati per le city car elettriche made in Ue. Un altro pilastro del pacchetto riguarda le flotte aziendali. La Commissione propone obiettivi vincolanti a livello nazionale per l’adozione di veicoli a zero e basse emissioni da parte delle grandi imprese: secondo la proposta – che dovrà essere negoziata da Parlamento e Consiglio – gli obiettivi si applicheranno solo alle grandi imprese con più di 250 dipendenti e un fatturato di oltre 50 milioni, esentando dunque piccole e medie imprese. I veicoli che beneficeranno di sostegno pubblico dovranno inoltre essere a basse emissioni e prodotti in Europa, rafforzando il legame tra transizione verde e strategia industriale. Sul versante industriale, il nuovo Battery Booster stanzia 1,5 miliardi in prestiti a interessi zero per i produttori europei di batterie, con l’esecutivo che punta a costruire una catena del valore interamente made in Eu, riducendo così le dipendenze esterne e sostenendo la cooperazione tra Stati. Importante infine il capitolo semplificazione: il pacchetto punta a tagliare oneri amministrativi e costi per i costruttori equiparando furgoni elettrici e termici in termini di tempi di guida e riposo, con risparmi per le imprese stimati in circa 706 milioni l'anno. Infine, il pacchetto introduce una nuova categoria di «piccole auto accessibili» elettriche lunghe fino a 4,2 metri, per consentire a Stati membri e autorità locali di disegnare incentivi mirati alla produzione e alla domanda di veicoli elettrici «made in Ue». Per il vicepresidente esecutivo Stéphane Séjourné, il pacchetto rappresenta «una linea di salvataggio per l’industria automobilistica europea», fondata su semplificazione, flessibilità e preferenza per la produzione made in Ue. Il commissario all’Economia, Valdis Dombrovskis, parla invece di un bivio decisivo: «Dobbiamo agire ora per assicurarci che il settore resti parte integrante del futuro industriale europeo». Secondo il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, «È una breccia nel muro dell’ideologia anche a tutela delle imprese della componentistica, e ora quel muro va abbattuto». Per il ministro dell'Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, «Le soluzioni tecnologiche diverse dall’elettrico puro, come ibridi avanzati, idrogeno ed e-fuel, possono contribuire a sostenere la competitività dell’industria europea e accompagnare una transizione equilibrata, anche sotto il profilo economico e sociale». Soddisfazione anche dalla Germania, con Friedrich Merz che applaude alla decisione di riaprire la regolamentazione europea nel settore automobilistico: «Maggiore apertura tecnologica e più flessibilità sono passi nella giusta direzione per conciliare obiettivi climatici, realtà del mercato, imprese e posti di lavoro», ha detto il cancelliere tedesco. Che sulla tutela climatica chiosa: «Servono innovazione e flessibilità, non divieti».

Obiettivo neutralità
invariato al 2050
Promossi i consumi
di e-fuels e acciaio green
Erogati supercrediti
per piccole auto elettriche
made in Europe

DATI

90%
Taglio emissioni al 2035

706 mln €:
Risparmio annuale previsto

1,5 mld €:
Investimenti in batterie

4,2 metri:
Lunghezza max. piccole EV

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