Scende l'inflazione, a novembre -0,2%. E tocca i minimi da inizio anno (+1,1%)
L’indice flette dello 0,2% su ottobre. Il carrello della spesa frena (+1,5%) con il calo di frutta e verdura
L’inflazione rallenta e, per il mese di novembre, va persino all’indietro. I dati definitivi Istat sui prezzi al consumo mostrano che l’indice Nic, al netto dei tabacchi, cala dello 0,2% rispetto a ottobre, mentre su base annua scende all’1,1% dal precedente 1,2%. È il livello più basso registrato da gennaio 2025 e arriva dopo una revisione al ribasso della stima preliminare, che indicava ancora +1,2%.
Il segno meno sul dato congiunturale non è una novità assoluta nel 2025, ma resta un segnale da leggere con attenzione: già a maggio, settembre e ottobre l’indice generale aveva registrato una variazione mensile negativa, e l’ultimo calo prima di quest’anno risaliva a novembre 2024. In termini pratici, significa che in media un paniere ampio di beni e servizi è costato meno del mese precedente. Non significa però “deflazione” in senso stretto, perché il confronto su dodici mesi resta positivo: i prezzi, rispetto a novembre 2024, sono comunque più alti dell’1,1%.
La frenata tendenziale dipende soprattutto dal rallentamento di alcune voci di spesa e dall’ampliarsi delle riduzioni su energia e comunicazioni. I servizi legati ai trasporti passano da +2,0% a +0,9%, gli alimentari non lavorati da +1,9% a +1,1% e quelli lavorati da +2,5% a +2,1%. I servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona scendono dal +3,3% al +3,0%. Si accentua inoltre la flessione degli energetici regolamentati, da -0,5% a -3,2%, e peggiorano le comunicazioni, da -0,3% a -0,8%, mentre la componente energetica non regolamentata attenua appena la discesa, da -4,9% a -4,3%.
Sul fronte mensile, il -0,2% riflette soprattutto il calo dei servizi: quelli ricreativi e per la cura della persona scendono dell’1,6% e i servizi relativi ai trasporti dell’1,3%, anche per effetti stagionali, solo in parte compensati dal rialzo degli energetici non regolamentati (+0,7%) e dagli alimentari non lavorati (+0,4%). Il risultato è una dinamica dei prezzi dei beni quasi ferma (+0,1% su base annua) e servizi ancora più vivaci ma in decelerazione (+2,3%), con una riduzione del differenziale inflazionistico fra i due comparti.
Per famiglie e imprese, il messaggio è doppio. Da un lato, l’attenuazione della pressione sui prezzi può sostenere il potere d’acquisto in una fase in cui i consumi restano prudenti; dall’altro, la diminuzione congiunturale segnala che una parte del rientro dipende da fattori non strutturali, come stagionalità ed energia. Non a caso l’inflazione di fondo, al netto di energetici e alimentari freschi, rallenta ma resta al +1,7% (da +1,9%), indicando che la componente più “vischiosa” del carovita si sta raffreddando, senza però spegnersi.
Anche il “carrello della spesa” perde slancio: i beni alimentari, per la cura della casa e della persona, rallentano al +1,5% dal +2,1%, mentre i prodotti ad alta frequenza d’acquisto scendono al +2,0% dal +2,1%. A fine anno l’inflazione acquisita per il 2025 è pari a +1,5% per l’indice generale e a +1,8% per la componente di fondo, fotografia di un anno più vicino alla normalità dei prezzi rispetto alle fiammate del passato, ma ancora segnato da forti differenze tra capitoli di spesa.
Secondo il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, il dato di novembre conferma che “l’inflazione è ai minimi, in calo strutturale e continuativo”, un andamento che “dà conforto innanzitutto ai consumatori”, consentendo di affrontare con maggiore fiducia la fine dell’anno e l’avvio del 2026. Una lettura condivisa anche da Confcommercio, che parla di “segnali confortanti” potenzialmente in grado di sostenere la fiducia delle famiglie e contribuire alla tenuta dei consumi.
Di segno più prudente il giudizio delle associazioni dei consumatori. Il Codacons sottolinea che “in alcuni comparti i prezzi al dettaglio continuano a registrare sensibili rincari”, in particolare per alimentari, servizi ricettivi e ristorazione. Secondo l’associazione, la maggiore spesa annua per una famiglia tipo resta pari a circa 364 euro, che salgono oltre i 500 euro per un nucleo con due figli. Anche l’Unione nazionale consumatori invita a non confondere il calo mensile con una riduzione del costo della vita.
Il quadro è confermato anche dagli altri indicatori: l’Ipca, usato per i confronti europei, registra anch’esso -0,2% sul mese e +1,1% sull’anno, mentre il Foi, riferimento per molti adeguamenti contrattuali, segna -0,1% con un +1,0% tendenziale. Sotto la superficie del dato medio restano però scostamenti territoriali: a novembre l’inflazione è più alta nel Sud (+1,4%) e più bassa nel Nord-Ovest (+0,8%).

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