Lavoro, nel 2024 l'Italia sopra i livelli pre-pandemici
Secondo l'Osservatorio Inps, sono 27 mln gli occupati (+362 mila). Permangono profonde differenze contrattuali e di reddito
Inps
Secondo l’Osservatorio sui lavoratori dipendenti e indipendenti dell’Inps, nel 2024 il mercato del lavoro italiano ha superato in modo strutturale i livelli pre-pandemici, raggiungendo quasi i 27 milioni di occupati. Si tratta di 362 mila lavoratori in più rispetto al 2023 e di circa 1,4 milioni in più rispetto al 2019, l’ultimo anno prima della crisi Covid. Un aumento pari a +1,4% su base annua e a +5,7% nel confronto di medio periodo, che restituisce l’immagine di un sistema occupazionale più ampio, ma attraversato da profonde differenze per tipologia contrattuale, stabilità e redditi.
La crescita complessiva è infatti il risultato di dinamiche molto eterogenee. Nel 2024 i lavoratori dipendenti, considerando insieme settore privato, pubblico, domestico e agricolo, aumentano dell’1,8% rispetto all’anno precedente e del 7,7% rispetto al 2019. Il contributo principale arriva dalle imprese, che in un solo anno registrano un incremento di 338 mila dipendenti (+2%) e che, nel confronto con il 2019, contano oltre 1,56 milioni di addetti in più (+10,2%). Positivo anche l’andamento del pubblico impiego, cresciuto di 130 mila unità in cinque anni (+3,7%), mentre prosegue il calo del lavoro domestico, con circa 55 mila addetti in meno rispetto al periodo pre-pandemico.
All’estremo opposto si collocano i lavoratori indipendenti “classici”. Artigiani, commercianti e autonomi agricoli continuano a ridursi: complessivamente segnano un calo del 2,7% rispetto al 2023 e del 10,2% sul 2019. In termini assoluti la contrazione è particolarmente marcata per gli artigiani, che in cinque anni hanno perso circa 223 mila unità, pari a quasi il 15% della platea, seguiti dai commercianti (-138 mila) e dagli autonomi agricoli (-36 mila).
A sostenere la crescita dell’occupazione sono invece i parasubordinati, che aumentano del 6,4% su base annua e addirittura del 26,4% rispetto al 2019. L’Inps evidenzia come l’espansione sia trainata soprattutto dai professionisti senza cassa previdenziale e dalle posizioni post-laurea, mentre risultano in contrazione i collaboratori tradizionali. Il lavoro occasionale resta numericamente contenuto – poco più di 34 mila addetti – ma nel 2024 mostra un lieve recupero.
Il numero medio di settimane lavorate nel 2024 si attesta a 43,2, sostanzialmente in linea con il 2023. Le posizioni autonome tradizionali e il lavoro pubblico presentano livelli di continuità elevati, spesso oltre le 48-50 settimane annue, mentre rimangono caratterizzati da forte discontinuità gli impieghi agricoli e occasionali. Il reddito medio annuo da lavoro sale a 26 mila euro, con un incremento del 2,2% sul 2023. Al netto dell’inflazione, stimata all’1%, la crescita reale è pari all’1,1%.
Dentro questo quadro di miglioramento medio, l’Inps segnala però la persistenza di un forte divario di genere. Nel 2024 gli uomini rappresentano il 56,2% dei lavoratori e registrano un reddito medio annuo di 29.236 euro, contro i 22.023 euro delle donne. Il differenziale, pari a circa il 24,7%, resta quindi molto ampio. «Permane un forte gender gap occupazionale e salariale», sottolinea l’Inps, ricordando che le donne lavorano in media meno settimane all’anno (42,6 contro 43,7) e sono più concentrate nei settori a minore remunerazione. L’unico segnale positivo è che nel 2024 il reddito medio femminile cresce più di quello maschile (+2,8% contro +1,8%), senza tuttavia ridurre in modo significativo la distanza.
Il divario tende ad ampliarsi con l’età: nelle classi oltre i 45 anni la differenza di reddito supera stabilmente i 9-10 mila euro annui, con un picco tra i 50 e i 54 anni. Una dinamica che riflette carriere più discontinue, maggiore ricorso al part-time e minori opportunità di avanzamento professionale per le donne.
Dal punto di vista demografico crescono sia i giovani sotto i 30 anni sia i lavoratori senior oltre i 50, mentre si assottigliano le classi centrali. Sul piano territoriale il Nord Ovest resta l’area con la maggiore concentrazione di occupati (29,1%), seguito da Nord Est e Centro. Infine, quasi 780 mila persone risultano contemporaneamente lavoratori e pensionati, pari al 2,9% del totale, mentre gli occupati di cittadinanza extra Ue rappresentano l’11,9% della forza lavoro, con forti concentrazioni nel lavoro domestico e agricolo.

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