Le previsioni Unrae
Italia in folle: immatricolazioni a -2%. Pre-Covid lontano e parco vecchio. «Più sgravi per le flotte verdi»
Il mercato dell’auto italiano resta inchiodato sotto i livelli pre-Covid e fatica a intravedere una vera inversione di rotta. A certificarlo è l’Unrae, associazione delle case estere degli autoveicoli, nei primi undici mesi del 2025 le immatricolazioni si sono fermate a 1,4 milioni: –2,4% sullo stesso periodo 2024 e –20,2% rispetto al gennaio-novembre 2019, quando il mercato superava quota 1,9 milioni. Da qui la stima di chiusura: circa 1,52 milioni di nuove vetture nel 2025, in flessione tra il 2,2% e il 2,4% sul 2024. Per il 2026 è attesa invece una lieve ripresa a 1,54 milioni (+1-1,3%), ma su livelli ancora «lontani da quelli pre-pandemici», ha sintetizzato il direttore generale Andrea Cardinali.
La conseguenza più visibile è l’invecchiamento del parco circolante: l’età media si avvicina ai 13,6 anni. L’usato regge (+2,5% sul 2024 e +3,1% sul 2019 nei primi nove mesi del 2025), ma ancora, non basta per riportare i volumi complessivi su ritmi precedenti alla pandemia. Sul fronte delle alimentazioni, il diesel scende al minimo tra i privati (5,6% di quota, 9,4% sul totale), mentre le ibride si confermano leader.
In questo quadro l’Unrae prova a spostare il baricentro della politica industriale dalla logica degli incentivi spot a quella della leva fiscale, puntando sulle auto aziendali. «Se l’Italia avesse una fiscalità per le auto allineata alle best practice europee il mercato delle auto aziendali green crescerebbe», ha detto il presidente Roberto Pietrantonio, rivendicando un effetto a catena: più veicoli virtuosi, parco più giovane, maggior sicurezza e maggiore efficienza per le imprese. Il confronto numerico è il cuore della proposta: nel biennio 2024-2025, gli incentivi stanziati (923,4 milioni) hanno sostenuto 94mila veicoli green; intervenendo sulla fiscalità, sostiene l’associazione, basterebbe un esborso netto di 85 milioni per ottenere risultati migliori, a partire da 100mila nuove immatricolazioni ‘verdi’ e da un ricambio più rapido anche nel mercato dell’usato.

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