Bruxelles sotto assedio nel giorno del Mercosur. Italia pronta al "sì" nel giro di un mese
I veti nazionali bloccano il patto con il Sudamerica. Meloni ago della bilancia. Trattori e scontri nel cuore dell’Ue contro l'intesa
Protesta dei trattori davanti alle Istituzioni europee (immagine di repertorio)
Lanci di patate e letame contro le auto della polizia, intenta ad arginare la carica dei trattori in Place de Luxembourg. Oggi Bruxelles si è risvegliata così, con il quartier generale dell’Unione europea tenuto sotto scacco dalla protesta degli agricoltori arrivati da tutto il Continente per dire «no» all’accordo con il Mercosur. Una manifestazione attesa da tempo, proprio nel giorno in cui i capi di Stato e di governo europei si sono ritrovati nella capitale belga per l’ultimo Consiglio Ue dell’anno. Fra tanti dossier scottanti, il patto agricolo è forse il più delicato: un accordo atteso da oltre venticinque anni, ripetutamente rallentato nel tentativo di una difficile mediazione con i produttori d’Europa, preoccupati da una concorrenza squilibrata che potrebbe prendere il via con l’intesa. La nascita di un mercato comune nel Sud del mondo creerebbe infatti un’area di libero scambio di quasi 300 milioni di consumatori tra l’Ue e Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. I termini concordati a dicembre 2024 prevedono un graduale abbattimento delle barriere tariffarie nel giro di quindici anni, con il Mercosur che taglierà i dazi sul 91 per cento delle esportazioni verso l’Ue (oggi al 35 per cento) e Bruxelles pronta a replicare in un decennio.

Francia e Italia
guidano i critici
assieme a Polonia
Ungheria e Austria:
sono il 40% dell'Ue.
Belgio e Irlanda
possibili astensioni
Sui binari dello scambio, l’Europa – secondo partner commerciale dopo la Cina, con una quota pari al 16,9 per cento degli scambi totali – intende aumentare l’export di automobili, macchinari, olio d’oliva, vino, formaggi e cioccolato, mentre dal Sudamerica partirebbero soprattutto carne, zucchero, riso, miele, soia e mais. Tempi e dettagli che preoccupano gli agricoltori europei, tornati a protestare davanti alle istituzioni Ue invocando un rinvio che, a ben guardare, rischierebbe di trasformarsi nella proverbiale pietra tombale su un patto che dal Sudamerica ritengono ormai improrogabile. «Se non si firma adesso, il Brasile non firmerà l’accordo mentre io sarò presidente»: è il monito lanciato dal presidente Lula, che sabato 20 dicembre dovrebbe incontrare Ursula von der Leyen per formalizzare l’intesa. Condizionale quanto mai doveroso, considerato che la presidente dell’esecutivo Ue dovrà necessariamente ottenere il mandato dal Consiglio. Dopo un quarto di secolo, il futuro del Mercosur si determinerà proprio in queste ore tra le mura dello Europe Building. Nei giorni scorsi il Parlamento ha approvato a Strasburgo una serie di clausole che rafforzano le tutele sull’accordo commerciale con il Mercosur, introducendo nuove misure di salvaguardia per proteggere gli agricoltori europei da possibili squilibri di mercato causati da importazioni agricole a basso costo. Novità che la presidente del Parlamento, Roberta Metsola, confida possano rivelarsi «sufficienti» a ottenere il voto a maggioranza qualificata in sede di Consiglio.
Ed è qui che la storia si complica. Le sorti del Mercosur sono aggrappate alle scelte di Francia e Italia, capofila degli scettici assieme a Polonia, Ungheria e Austria, che insieme rappresentano oltre il 40 per cento della popolazione Ue. Sullo sfondo, le possibili astensioni di Belgio e Irlanda. «I conti non tornano e questo accordo non può andare avanti così com’è: è una questione di coerenza per un’Europa che protegge la propria agricoltura e i propri produttori», ha dichiarato dal Consiglio il presidente francese Emmanuel Macron. Tutti gli occhi, però, sono puntati su Palazzo Chigi. «La lealtà di Meloni messa alla prova in un vertice Ue cruciale», titolava questa mattina l’edizione europea del Financial Times, sostenendo la tesi secondo cui il «voto decisivo su due questioni critiche» – asset russi congelati e Mercosur – sia proprio nelle mani della «enigmatica leader italiana». Parlando alle Camere prima di volare a Bruxelles, la premier aveva mantenuto una linea attendista sul Mercosur, ritenendo «prematura» una firma allo stato attuale dell’intesa. Più morbida la linea del ministro degli Esteri Antonio Tajani: «Ci sono dei problemi che riguardano il mondo agricolo che non sono stati ancora completamente risolti. Risolti quelli, l’Italia è pronta a sostenere il Mercosur, che in linea di massima è una scelta che noi condividiamo al 100 per cento».

Lula sente Meloni
"Confusione politica
per gli agricoltori,
ma per convincerli
può bastare un mese".
E adesso la firma
può slittare al '26
Per Giorgia Meloni, così come per l’Italia, il voto di oggi rappresenta una scelta di campo politicamente molto rilevante. «Nonostante il suo storico euroscetticismo – le vecchie amicizie con Viktor Orbán e i partiti filo-russi della sua coalizione –, Meloni è sempre tornata a una linea filoeuropea nei momenti critici», sottolinea ancora il Financial Times. Resta dunque aperto l’interrogativo se anche stavolta andrà in scena un copione cerchiobottista o, piuttosto, una presa di posizione che potrebbe «ridefinire le sue future relazioni con gli alleati europei». Se a Bruxelles dovesse passare la linea del «no», il requiem sul patto Ue-Mercosur potrebbe comunque non suonare ancora. «Oggi ho telefonato a Meloni: non è contraria all’accordo, ma mi ha spiegato che c’è confusione politica per via della posizione degli agricoltori», ha dichiarato il presidente brasiliano Lula. «È in imbarazzo, ma dice di essere capace di convincerli in dieci giorni, al massimo un mese. Parlerò con il Mercosur e decideremo cosa fare». Uno spiraglio di possibilità, in attesa del voto in Consiglio.
La voce degli agricoltori
La protesta degli agricoltori a Bruxelles unisce Italia e Spagna su una linea di netta contrarietà sia ai tagli di bilancio proposti dalla Commissione europea sia all’accordo commerciale con il Mercosur. Per Coldiretti, il nodo centrale è il piano finanziario Ue: «Tagliare 90 miliardi a innovazione e ricambio generazionale significa condannare l’agricoltura europea a perdere competitività», ha avvertito il presidente Ettore Prandini. Secondo l’organizzazione, l’Europa mostra una visione miope proprio mentre il resto del mondo investe sul settore. Un errore strategico, se si considera che in Italia l’intera filiera agroalimentare vale 707 miliardi e occupa quattro milioni di persone. Ancora più duro il giudizio delle associazioni spagnole sul Mercosur. La Coag, insieme ad Asaja e Upa, denuncia un accordo «dalle conseguenze inaccettabili» per agricoltori, allevatori e consumatori europei. Per il responsabile Andoni García, il patto favorisce un modello industriale basato su economia di scala, fondi speculativi e standard ambientali più bassi, penalizzando sia i piccoli produttori europei sia quelli sudamericani, mettendo a rischio sicurezza alimentare e tracciabilità, in particolare sulle carni.

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