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S.M.

18 Dicembre 2025, 18:47

Asset russi congelati al Consiglio Ue. Lagarde: «Importante sbloccarli». La Banca russa minaccia ritorsioni

Christine Lagarde

Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea

Lo stallo sul finanziamento europeo all’Ucraina non è una disputa tecnica, ma un cortocircuito politico e giuridico che emerge con forza nel Consiglio europeo in corso a Bruxelles. I 90 miliardi destinati a Kiev sono formalmente all’ordine del giorno e il voto sull’uso degli asset russi congelati è previsto proprio in questo contesto. Quello che doveva essere un passaggio di unità si è trasformato in un negoziato teso, fatto di cavilli dei Trattati, maggioranze qualificate e linee rosse nazionali.

La Commissione ha messo sul tavolo l’utilizzo dei 185 miliardi di euro di beni russi custoditi da Euroclear, presentando la scelta come una soluzione rapida che evita di gravare sui bilanci degli Stati membri. La narrazione è semplice: «Far pagare a Mosca la guerra che ha iniziato». Ma per portare la proposta al voto già in questo Consiglio, Bruxelles ha scelto di ricorrere all’articolo 122 del Trattato, che consente decisioni a maggioranza qualificata in caso di emergenza. Una mossa legittima sul piano formale, ma che a Bruxelles viene letta come politicamente esplosiva, perché consente di superare l’unanimità su una decisione ad alto rischio.

Il Belgio è il Paese che più apertamente frena. Gli asset congelati valgono quasi un terzo del suo Pil e, se i ricorsi russi avessero successo, il conto potrebbe essere salatissimo. Non è un’ipotesi astratta: la Banca centrale russa ha già avviato azioni legali contro Euroclear. Ma lo scetticismo non è isolato. Italia, Bulgaria e Malta hanno chiesto di esplorare alternative, mentre nei corridoi del Consiglio si allarga la frattura tra chi rifiuta qualsiasi forma di debito comune europeo e chi considera inevitabile un salto di qualità fiscale.

Belgio scettico
senza garanzie.
Mosca fa causa
contro Euroclear.
Netto Zelensky:
"Ue sia solidale"

Germania, Paesi Bassi e Stati “frugali” spingono sugli asset russi proprio per evitare nuovo debito comunitario, interpretando l’operazione più come una sanzione che come un prestito. A complicare ulteriormente il quadro è intervenuta Christine Lagarde. La presidente della Bce ha messo in guardia dal rischio di violare l’articolo 123 sul divieto di finanziamento monetario e ha fatto notare che, se l’emergenza giustifica l’uso dell’articolo 122 per gli asset russi, allora potrebbe giustificare anche un rafforzamento del bilancio comune. Un messaggio che a Bruxelles viene letto come una critica indiretta alla linea della Commissione.

Sul fronte opposto, Mosca ha già chiarito la strategia: una battaglia legale lunga, per recuperare le perdite subite e scaricarle sul sistema finanziario europeo. Non una ritorsione immediata, ma una pressione costante. In questo clima, il voto previsto nel Consiglio europeo diventa un passaggio ad altissima tensione: una decisione presa per sbloccare lo stallo rischia di aprire nuove faglie politiche e giuridiche destinate a pesare ben oltre questo vertice. È questo il retroscena che accompagna le ore del vertice: nessuno vuole assumersi la responsabilità di fermare gli aiuti a Kiev, ma tutti temono che una scelta affrettata produca effetti collaterali difficili da controllare nei mesi a venire.

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