Crescita economica
Il Pil '25 sale più delle stime del governo. Per Bankitalia e Confcommercio +0,6%. Consumi deboli ma in ripresa sul terziario
Il presidente di Banca d'Italia Fabio Panetta
La crescita dell’economia italiana nel 2025 si muoverà su un sentiero di moderata espansione, con un prodotto interno lordo stimato in aumento dello 0,6%, 0,1 punti percentuali in più rispetto alle stime del governo. È questa la previsione comune che emerge dalle ultime analisi di Bankitalia e Confcommercio, entrambe concordi nel descrivere un quadro di uscita graduale dalla fase più critica, pur in un contesto che resta fragile e inferiore ai ritmi medi dell’area euro.
Secondo la Banca d’Italia, che nelle sue proiezioni macroeconomiche guarda con maggiore dettaglio al medio periodo, il Pil crescerà dello 0,6% sia nel 2025 sia nel 2026, per poi accelerare allo 0,8 nel 2027 e allo 0,9 nel 2028. Via Nazionale sottolinea come la revisione al rialzo per il 2027 sia legata soprattutto a “una crescita dei consumi lievemente maggiore e a un’inflazione contenuta”, confermando al tempo stesso che le stime restano prudenti nel confronto europeo. I consumi delle famiglie sono attesi in graduale rafforzamento, sostenuti dall’aumento del potere d’acquisto e da una progressiva riduzione dell’incertezza, mentre gli investimenti continuano a espandersi, seppure a ritmi più moderati, beneficiando ancora delle misure del Pnrr.

Pil 2025 a +0,6%
Sul '26 Bankitalia cauta,
per Confcommercio +1%
Consumi in recupero,
Pnrr ancora decisivo.
Inflazione sotto controllo,
occupazione in aumento
Più articolato il quadro sul fronte estero. Bankitalia avverte che nel biennio 2025-2026 le esportazioni cresceranno meno della domanda mondiale, risentendo dell’inasprimento delle politiche commerciali e dell’apprezzamento dell’euro. La domanda estera netta darà quindi un contributo negativo alla crescita nel breve periodo, per poi tornare neutrale tra il 2027 e il 2028, quando è attesa una ripresa più marcata dell’export. Anche l’occupazione resta su un sentiero di aumento, pur a ritmi inferiori rispetto agli ultimi anni, con il tasso di disoccupazione visto in lieve calo intorno al 6 per cento.
Le valutazioni di Confcommercio si collocano nello stesso solco. L’associazione conferma per il 2025 una crescita del Pil dello 0,6 per cento e individua “ampi spazi” per avvicinarsi all’1 per cento nel 2026. Il quadro congiunturale di fine anno, secondo l’analisi, sembra indicare che l’economia abbia superato la fase più critica: “si vanno consolidando le attese favorevoli delle imprese e si concretizzano tangibili, ancorché fragili, segni di ripresa dei consumi”. Restano tuttavia incertezze sull’intensità della ripresa, soprattutto perché la produzione industriale continua a muoversi senza un trend chiaramente favorevole.
Sul fronte della domanda interna, Confcommercio rileva consumi ancora deboli, ma con segnali di miglioramento nei servizi e nel turismo. La variazione tendenziale appare contenuta, ma la dinamica congiunturale più recente autorizza un cauto ottimismo per la fine dell’anno e per l’avvio del 2026, anche grazie a un’inflazione sotto controllo. In questo contesto, la convergenza delle stime tra Bankitalia e Confcommercio rafforza l’idea di un 2025 di transizione, caratterizzato da crescita lenta ma stabile, con prospettive di graduale rafforzamento negli anni successivi.

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