Editoria
Le avventure del giovane Del Vecchio. Dopo il Twiga Il Giornale e La Nazione
Dopo il no per Gedi (Exor), l’erede di Del Vecchio punta ad un polo dell’informazione
Il quartogenito del fondatore di Luxottica Leonardo Maria Del Vecchio
Dopo il no per i Gedi, Leonardo Maria Del Vecchio si rifà con Il Giornale e QN. L’ingresso dell’imprenditore milanese, quartogenito del fondatore di Luxottica, nel capitale de Il Giornale segna un nuovo passaggio nella crescente presenza dell’imprenditore nel settore dei media, ma solleva anche interrogativi sulla reale coerenza del disegno industriale che LMDV Capital sembra voler costruire. La holding di famiglia ha infatti sottoscritto un accordo per l’acquisizione del 30% del quotidiano fondato da Indro Montanelli, rilevando una parte della quota detenuta da Tosinvest, la finanziaria della famiglia Angelucci che dal 2023 controlla il giornale. A valle dell’operazione, l’assetto azionario vede dunque Tosinvest mantenere la maggioranza, la famiglia Berlusconi – attraverso Paolo Berlusconi – confermare una partecipazione intorno al 30%, mentre Del Vecchio entra come socio di minoranza qualificato, senza ruoli gestionali diretti ma con un peso rilevante negli equilibri proprietari e strategici della testata.
L’operazione viene descritta come il primo tassello di un più ampio “polo editoriale italiano”, che dovrebbe prendere forma attraverso ulteriori acquisizioni nel comparto dell’informazione. Nella stessa nota, LMDV Capital ha infatti confermato di aver ottenuto un’esclusiva per l’acquisto della maggioranza di un altro gruppo editoriale nazionale e locale, identificato dagli operatori di mercato nel gruppo QN della famiglia Riffeser Monti, che riunisce Il Giorno, La Nazione e Il Resto del Carlino. Se confermata, la doppia mossa delineerebbe una piattaforma editoriale trasversale per diffusione geografica, pubblico e posizionamento politico-culturale, nella quale Il Giornale rappresenterebbe il perno milanese e nazionale di un progetto ancora in fase di definizione.

140 milioni - l'offerta rifiutata per Gedi
21.724 - copie vendute da Il Giornale a settembre
141,2 milioni -fatturato Gruppo Monrif (controllante QN)
26.598 - copie vendute da QN-La Nazione
Eppure, al di là delle dichiarazioni di principio sulla difesa dell’informazione “libera” dagli algoritmi e dalle grandi piattaforme digitali, il percorso di Del Vecchio nel settore dei media appare tutt’altro che lineare. Solo poche settimane fa, infatti, l’imprenditore aveva tentato di inserirsi nella partita per l’acquisizione di Gedi, il gruppo che controlla la Repubblica e La Stampa, avanzando – secondo indiscrezioni – un’offerta da circa 140 milioni di euro. Un’iniziativa rimasta senza seguito, dopo che Exor ha rinnovato l’esclusiva negoziale con l’armatore greco Theodore Kyriakou e Antenna Group almeno fino al febbraio 2026.
Il fatto che Del Vecchio abbia guardato, nel giro di pochi mesi, a Il Giornale, a QN e a Gedi – realtà profondamente diverse per storia, linea editoriale e pubblico di riferimento – rafforza l’impressione di un interesse diffuso verso l’editoria più che di una strategia industriale chiaramente definita. Un’impressione che non riguarda solo i media, ma che si inserisce in un quadro più ampio di investimenti realizzati da LMDV Capital in settori eterogenei e spesso scollegati tra loro.
Negli ultimi anni, la holding ha infatti operato in ambiti che spaziano dal real estate alla ristorazione, dalla tecnologia ai servizi finanziari, passando per partecipazioni in startup e progetti ad alto profilo mediatico ma a incerta sostenibilità industriale. Un’attività intensa, che segnala una forte disponibilità di capitale e una spiccata propensione all’intervento diretto, ma che fatica a restituire una visione unitaria di lungo periodo, soprattutto se confrontata con modelli più strutturati di capitalismo editoriale e industriale.
Nel caso specifico dell’editoria, la mancanza di una linea coerente emerge anche dalla natura delle partecipazioni: una quota di minoranza ne Il Giornale, una possibile acquisizione di controllo in QN, un tentativo – fallito – di rilevare un grande gruppo come Gedi. Operazioni diverse per scala, governance e impatto, che sembrano rispondere più alle opportunità contingenti del mercato che a un disegno organico di integrazione e sviluppo.
Non va sottovalutato, inoltre, il profilo politico-culturale delle testate coinvolte. Il Giornale rappresenta storicamente una voce dell’area conservatrice, QN si colloca su un asse più centrista e territoriale, mentre la Repubblica e La Stampa incarnano una tradizione progressista e liberal. L’assenza di una chiara omogeneità editoriale alimenta il dubbio che l’obiettivo non sia tanto la costruzione di un’identità editoriale riconoscibile, quanto l’acquisizione di posizioni di influenza nel sistema dell’informazione.
Del Vecchio rivendica un approccio “paziente e industriale”, ma il mercato attende di capire se a questa affermazione seguirà un piano credibile in termini di investimenti tecnologici, sostenibilità economica e valorizzazione delle redazioni. In un settore strutturalmente fragile come quello dei quotidiani, segnato dal calo delle vendite e dalla crisi della pubblicità tradizionale, il capitale da solo non basta.
La nascita di un nuovo polo editoriale potrebbe rappresentare un’opportunità per il pluralismo e la tenuta del sistema informativo italiano. Ma senza una strategia chiara, coerente e trasparente, il rischio è che l’ennesima operazione finanziaria si aggiunga a una costellazione di investimenti disomogenei, più legati alla visibilità e al posizionamento che a una reale visione industriale di lungo periodo.

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