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S.M.

19 Dicembre 2025, 19:11

Scambi commerciali

Mercosur, accordo rinviato per i veti degli Stati membri

Nessun mandato a von der Leyen, firma slitta di tre settimane. Francia inamovibile, tutti i riflettori puntati sull'Italia

Mercosur, accordo rinviato per i veti degli Stati membri

Consiglio Ue - Bruxelles

Alla fine sul Mercosur ha prevalso la linea attendista. O il buon senso, così come sbandierato dalla premier italiana Meloni. Questione di punti di vista strategici e di opportunità politiche, fattori venutisi naturalmente a scontrarsi nel corso del Consiglio europeo andato in scena fino all’alba di venerdì 19 dicembre. I ventisette capi di Stato e di governo riuniti a Bruxelles non hanno dato alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, il mandato di siglare l’accordo con i Paesi del Mercosur previsto per sabato 20: secondo fonti diplomatiche la firma potrebbe slittare di tre settimane, non prima del 12 gennaio. Dall’esecutivo ribadiscono la disponibilità a «sostenere gli Stati membri affinché firmino l’accordo con il Mercosur il più rapidamente possibile», riconoscendo poi «l’intenzione del Consiglio di adottare una decisione all’inizio del prossimo anno». A rimanere dunque sul tavolo delle trattative, un’intesa che coinvolgerà all’incirca 300 milioni di consumatori tra l’Ue e quattro Paesi del Sudamerica: Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. «L’accordo aumenterà la nostra competitività globale e rafforzerà la nostra resilienza, aprendo opportunità di esportazione per miliardi di euro e sostenendo centinaia di migliaia di posti di lavoro in Europa», aggiungono dalla Commissione.

Le proteste che ieri hanno tenuto sotto scacco il quartiere europeo a Bruxelles non sono che l’ultima espressione di una tensione serpeggiante tra gli Stati. Francia, Italia e Polonia, ma anche Belgio, Irlanda, Austria e Ungheria hanno espresso il proprio dissenso verso la creazione dell’area di libero scambio con il Mercosur, paventando una serie di rischi per i rispettivi comparti agricoli. «Così com’è, il testo non è accettabile» ha tuonato il presidente francese Emmanuel Macron, ribadendo l’intenzione di continuare a spingere per ottenere «tutele robuste, reciprocità, controlli e reddito agli agricoltori». Chi si sforza di non vedere il tonfo della mancata intesa su un accordo vecchio già un quarto di secolo è il presidente del Consiglio europeo: «Abbiamo concordato di firmare non sabato, ma tre settimane dopo – dichiara Antonio Costa – Penso che il mondo non abbia perso molto con queste tre settimane dopo 26 anni, quindi apprezzo il fatto che siamo uniti pur nella nostra diversità».

Una ventina di giorni o poco più in cui riuscire ad appianare gli spigoli rimasti sporgenti. Ma soprattutto, l’ultima chance per consentire ai governi scettici di agire sulle perplessità dei propri agricoltori. Vista l’inamovibilità mostrata dalla Francia, i riflettori continuano a essere puntati verso l’Italia. Secondo il quotidiano spagnolo El País, la premier Giorgia Meloni è «la stella emergente» a Bruxelles, dove «ha giocato un ruolo decisivo» in questi giorni. Un’investitura che conferma il ruolo di arbiter che, prima del vertice, le aveva affibbiato il francese Les Echos e che oggi, a giochi fatti, sembra rappresentare bene anche la posizione di Palazzo Chigi tanto sul Mercosur quanto sull’uso degli asset russi congelati per finanziare i prestiti per l’Ucraina.

A sorridere per il rinvio è Coldiretti, che in una nota pone l’accento sui prossimi passi. «L’obiettivo è ora quello di correggere le evidenti storture dell’intesa, affermando con forza il principio di reciprocità e rafforzando i controlli, senza i quali si apre la porta alla concorrenza sleale ai danni degli agricoltori europei, sacrificati sull’altare di altri interessi commerciali, senza dimenticare i pericoli per la salute dei consumatori». Di segno opposto il parere della Confindustria tedesca (Bdi), che definisce il rinvio dell’intesa «una battuta d’arresto per la credibilità dell’Europa come attore geostrategico», auspicando che l’area di libero scambio con i Paesi sudamericani possa diventare realtà entro gennaio. Non farlo, commentano da Berlino, significherebbe «lasciare ai concorrenti asiatici e nordamericani l’accesso a un mercato dinamico con quasi trecento milioni di consumatori», con il presidente della Federazione delle industrie automobilistiche tedesche, Hildegard Mueller, che stigmatizza: «Il mondo non aspetta l’Europa». Dopo 26 anni, basteranno davvero tre settimane per siglare l’intesa? Non resta che aspettare.

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