Mercosur, l’Italia è pronta a dire sì
La Francia rimane isolata
Per gli agricoltori maggiori garanzie e più fondi nel Bilancio Ue. La firma prevista entro il 12 gennaio
Paula Pinho, portavoce della Commissione Europea (© Ansa)
Dopo il rinvio di fine dicembre, l’ennesimo dopo un tira e molla lungo 25 anni, le trattative fra l’Unione europea e i Paesi del Mercosur sembrano poter essere giunte alle battute conclusive, con l’Italia pronta a uscire dall’impasse e abbracciare convintamente la linea del “sì” caldeggiata anche da Spagna e Germania. In occasione dell’ultimo Consiglio Ue era stato il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva a confermare di aver ricevuto direttamente dalla premier Giorgia Meloni la garanzia di riuscire ad appianare le posizioni degli agricoltori «nel giro di una decina di giorni». Detto fatto, secondo le indiscrezioni diffuse ieri mattina dall’agenzia internazionale Bloomberg. A sbloccare le posizioni di Palazzo Chigi ci sarebbero una serie di garanzie – adesso ottenute – per il settore agricolo e alcune possibili risorse integrative previste nel prossimo bilancio europeo per il periodo 2027-2034. L’Italia, dunque, si prepara a sostenere l’accordo di libero scambio che, secondo le stime, creerà un mercato integrato di oltre 750 milioni di consumatori tra Ue, Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, con risparmi per gli esportatori europei stimati in circa 4 miliardi l’anno.
«L’intesa aumenterà la nostra competitività globale e rafforzerà la nostra resilienza, aprendo opportunità di esportazione per miliardi di euro e sostenendo centinaia di migliaia di posti di lavoro in Europa», commentava a dicembre la Commissione europea. La stessa che oggi, per mezzo della portavoce Paula Pinho, ha espresso ottimismo per una rapida chiusura del dossier: «Ci sono state discussioni, lavori e progressi nelle ultime due settimane. Siamo sulla strada giusta per valutare la firma, speriamo al più presto». Il via libera al patto Ue-Mercosur dovrebbe arrivare in occasione del voto degli ambasciatori Ue previsto per venerdì 9 gennaio, ultimo ostacolo alla firma del trattato. Pur senza confermare i termini esatti, da Bruxelles assicurano che è «solo questione di tempo» prima che la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, prenda quel volo per il Sudamerica pronto a decollare già a dicembre, quando a stopparlo furono i tentennamenti dell’Italia e, soprattutto, l’intransigenza della Francia.
Ma se i primi sembrano essersi appianati, con Roma adesso allineata a Berlino e Madrid, sul fronte transalpino la tensione non accenna a placarsi. «Nei termini attuali, l’accordo col Mercosur non è accettabile» ha ribadito lunedì mattina il portavoce del governo, Maud Bregeon, definendolo «né equo né giusto». Una posizione che ricalca quella già espressa a dicembre dal presidente Emmanuel Macron e dal primo ministro Sébastien Lecornu, tornato a rimarcare la volontà della Francia di bandire le importazioni di prodotti alimentari – dal Sud America ma non solo – che contengano pesticidi vietati all’interno dell’Ue.
L’ennesimo braccio di ferro tra Parigi e Bruxelles, nel solco delle pressioni esercitate dal comparto agricolo sull’Eliseo. Avocado, mango e agrumi adieu, nel caso in cui questi prodotti contengano residui di sostanze come mancozeb, glufosinato e carbendazim. A motivare la decisione, questioni di natura sanitaria a tutela dei consumatori, ma anche il contrasto a quella che la Francia non esita a definire «concorrenza sleale». Per rendere attuativo il provvedimento bisognerà ottenere il benestare proprio da parte della Commissione, la quale conferma – pur senza sbilanciarsi oltre – di aver ricevuto la bozza del dossier dalle autorità francesi ma non ancora la sua notifica formale.
Ad ogni modo, Parigi è certo ben consapevole che per raggiungere l’intesa sul patto Ue-Mercosur sarà sufficiente la maggioranza qualificata anziché l’unanimità, ossia il benestare del 55% degli Stati membri (15 su 27) o che rappresentino almeno il 65% della popolazione totale dell'UE. Tradotto: sciolte le riserve italiane, l’opposizione sine die della Francia rischia di risultare un puro esercizio retorico utile ad alimentare la retorica dell’Europa cattiva che non fa gli interessi agricoli della seconda economia Ue. Lo sa bene anche Ursula von der Leyen: se la riunione del Coreper di venerdì dovesse dare il via libera all’intesa, già il 12 gennaio la presidente dell’esecutivo potrebbe recarsi in Paraguay, ora alla testa del Mercosur al posto del Brasile. La firma del trattato avrebbe un peso enorme sotto il profilo storico ma anche sotto quello puramente economico. L’area di libero scambio consentirebbe, infatti, a Europa e Sudamerica di incrementare i reciproci flussi commerciali smarcandosi dalla dipendenza da Stati Uniti e Cina. Per l’Ue, il patto comporterebbe l’incremento delle esportazioni di automobili, macchinari, vini e alcolici, aprendo invece le porte del Vecchio Continente a carne, zucchero, riso, miele e soia provenienti dal blocco.

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