Italiani disillusi e preoccupati per un 2026 a crescita zero
L’indagine Coop per il 2026. Crescita + 0,2%, consumi allo 0,3%. Il 59% non vuole avere figli
Preoccupati e disillusi, costretti a rinunciare (per il momento) a progetti di vita importanti e acquisti costosi. Di certo non intenzionati a risvegliare il Paese dall’inverno demografico. Gli italiani si preparano ad affrontare con scarso entusiasmo un 2026 a crescita zero.
Secondo due sondaggi condotti da Coop in collaborazione con Nomisma, i timori principali per l’anno che verrà riguardano il lavoro, la tenuta del sistema sanitario, la crescita economica e l’impatto dei cambiamenti climatici. E in un mondo in cui guerre e attacchi militari sono cronaca corrente, le parole più comuni per descrivere lo scenario del 2026 sono preoccupazione, insicurezza, turbolenza e instabilità.
In questo contesto, imprenditori, manager ed esponenti delle istituzioni pubbliche intervistati da Coop ritengono che la crescita italiana nel 2026 si fermerà allo 0,2%, ben al di sotto della previsione Istat di un +0,8%. Con i consumi in contrazione, fermi al +0,3%, a fronte di una stima Istat più ottimistica del +0,9%.
La fotografia che viene fuori dalle indagini Coop è quella di una «Little Italy» poco dinamica, che torna a essere fanalino di coda dell’Europa, in balìa di una sorta di «frullatore globale». La presidente del Consiglio Giorgia Meloni raccoglie il 44% delle opinioni negative e solo il 28% di quelle positive. Oltre la metà degli intervistati è convinta che l’efficacia delle politiche industriali ed economiche sarà destinata a peggiorare rispetto al 2025. Così come l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che terminerà nel 2026, con ricadute su rallentamento della crescita, attrattività per gli investitori esteri e competitività internazionale.
Più del 70% dei manager intervistati intravede il rischio di un peggioramento delle condizioni economiche delle famiglie e prevede un aumento di tensioni e conflitti sociali. E oltre il 60% prospetta un peggioramento del clima di fiducia di cittadini e imprese.
Nel rapporto di Coop l’Italia viene descritta come «un Paese seduto su sé stesso, raggomitolato nella dimensione familiare dove qualsiasi spinta a un maggiore dinamismo tende presto ad annullarsi». Un Paese dove, nonostante l’aumento degli stipendi, i salari reali del 2026 restano ancora oltre otto punti più bassi rispetto a cinque anni fa. Gli italiani sono quindi ancora molto attenti al portafoglio, nonostante siano consapevoli che saranno costretti a pagare di più per bollette, salute, cibo e carburante.
La lista dei desideri per il nuovo anno è ancora poco ambiziosa, popolata solo da acquisti economici, come piccoli elettrodomestici e semplici mobili per la casa. Ma le spese più importanti saranno rinviate di almeno un anno: il 41% rinuncerà per il 2026 all’acquisto dell’auto nuova, il 37% alla ristrutturazione della casa e il 30% all’acquisto di smartphone e pc nuovi.
E in questa «Little Italy» andare fuori a pranzo o a cena diventa un lusso da concedersi solo ogni tanto, con una previsione di riduzione del 30% dei pasti fuori casa, soprattutto tra i redditi medio-bassi e gli over 50. Solo chi ha redditi più elevati e gli under 30 prevede di frequentare di più i ristoranti nel 2026. In parallelo cresce l’attenzione sui prezzi di quello che si mette nel carrello, ma senza rinunciare troppo alla qualità. Sette italiani su dieci non prevedono cambiamenti nella spesa alimentare per il consumo domestico e solo il 20% ipotizza un aumento, magari per invitare amici o parenti a casa senza andare fuori al ristorante.
Manager e imprenditori della grande distribuzione ritengono che aumenteranno ancora, seppur meno rispetto al passato, gli acquisti nei discount e di prodotti a marca del distributore. Ma cresceranno anche gli acquisti online, magari nell’ottica di risparmiare un po’.
In un clima generale di incertezza e instabilità economica, le rinunce non riguarderanno solo il carrello della spesa, ma abbracceranno anche e soprattutto le scelte nella sfera della vita privata. I «vorrei ma non posso» vanno dal desiderio di imparare una nuova lingua al sogno di trasferirsi all’estero e cambiare lavoro, fino alla scelta di sposarsi e mettere su famiglia. Il 17% rinvierà di qualche anno le nozze per ragioni economiche. E in questo scenario è inutile pensare che possa per miracolo riprendere la natalità. Solo il 12% dei 18-44enni italiani pensa di avere un figlio nei prossimi dodici mesi, a fronte del 29% che lo vorrebbe ma non pensa accadrà e del 59% che non è interessato affatto ad averne.
Eppure, nella piccola Italia a crescita zero, le emozioni positive sono ancora fortemente connesse alla sfera personale e familiare. Più gli italiani guardano allo scenario nazionale e internazionale, più la tensione sale e cresce la negatività nelle aspettative. Oltre l’80% ha giudizi fortemente negativi su Benjamin Netanyahu, Vladimir Putin e Donald Trump. Scende anche la popolarità del leader ucraino Volodymyr Zelensky, con il 48% che ne ha un’opinione negativa e solo il 29% positiva. Sul podio dei leader esteri preferiti dagli italiani ci sono invece lo spagnolo Pedro Sánchez e il britannico Keir Starmer. Mentre al terzo posto, a sorpresa, compare il cinese Xi Jinping, con il 43% di valutazioni positive.

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