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05 Gennaio 2026, 19:30

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Lavoro, produttività e salario minimo. Cosa chiedono manager e imprenditori al governo Meloni per il 2026

Lavoro, produttività e salario minimo. Cosa chiedono manager e imprenditori al governo Meloni per il 2026

(© Shutterstock)

L’occupazione resta in cima alle preoccupazioni degli Italiani. Secondo i dati raccolti da Coop, il 43% vede nero per il mercato del lavoro nel territorio in cui vive e solo l’11% lo associa a prospettive positive. Mentre oltre un terzo vorrebbe, ma non riesce, cambiare lavoro, magari spostandosi all’estero o anche solo in un’altra città.

Il lavoro resta terreno di grande insoddisfazione nella «Little Italy» fotografata da Coop. Non è una sorpresa, quindi, che secondo quasi la metà dei manager e imprenditori intervistati le priorità del governo e delle istituzioni italiane dovrebbero ruotare proprio intorno alla sfera lavorativa. Il 54% chiede di incentivare la formazione continua dei dipendenti, il 41% di promuovere la conciliazione vita-lavoro, il 35% di introdurre anche in Italia il salario minimo.

Al secondo posto delle priorità, con il 44%, ci sono ancora le tasse. A lavoratori e imprese, evidentemente, non bastano le misure previste nella legge di bilancio. E cresce la richiesta di ridurre la pressione fiscale su famiglie e imprese.

L’accesso ai servizi sanitari, tra liste d’attesa infinite e carenza di medici, resta fonte di timori. Così come i servizi per l’infanzia e il supporto ai genitori lavoratori. Al terzo posto delle misure richieste al governo si colloca la necessità di potenziare la sanità territoriale, sostenere natalità e genitorialità e contrastare la povertà.

Oltre un terzo dei manager intervistati (37%) ritiene poi prioritario investire di più sulla scuola e la formazione professionale. E c’è poi un 34% che chiede misure per stimolare la crescita e la produttività delle imprese, sostenendo ricerca e innovazione, semplificando le norme e riducendo i costi energetici. Ma mentre per il 34% resta urgente puntare ancora su digitalizzazione e innovazione nei settori strategici dell’economia, solo un quarto punterebbe invece sul potenziamento della rete di infrastrutture italiane.

Agli ultimi posti delle priorità, al contrario di quanto potrebbe emergere dal dibattito politico, ci sono invece la sicurezza e la legalità sul territorio. Mentre all’ultimissimo posto si piazza il completamento delle opere del Pnrr. Come se gli imprenditori italiani avessero ormai smesso di credere nell’effetto rivoluzionario di Next Generation EU per il rilancio dell’economia italiana.

Restano fosche le previsioni sui fattori principali. Rispetto al 2025, per il 2026 gli imprenditori della filiera della grande distribuzione prevedono un peggioramento del costo delle materie prime e delle merci, tra dazi, guerre e tensioni commerciali, con conseguente peggioramento dei margini di profitto delle imprese. Ma oltre un terzo è pessimista anche sull’andamento del costo del lavoro, dei livelli occupazionali e degli investimenti strutturali.

Unica nota di ottimismo l'innovazione tecnologica e l’intelligenza artificiale. Resiste, tra i manager italiani, l’atteggiamento positivo con cui si guarda al contributo che l’IA e la robotica potranno dare alla produttività delle imprese nei prossimi tre-cinque anni: il 69% parla di incremento significativo o moderato, mentre il 37% è altrettanto convinto che possa portare beneficio anche ai tassi di occupazione.

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