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06 Gennaio 2026, 16:15

Commercio internazionale

Ripresa industriale negli Stati Uniti soffocata dai dazi

L’indice Pmi ai minimi a dicembre. Bilancia commerciale sempre in rosso

Ripresa industriale negli Stati Uniti soffocata dai dazi

A dicembre 2025 l’attività manifatturiera degli Stati Uniti si è contratta per il decimo mese consecutivo, toccando il minimo da ottobre 2024. Ad alimentare il crollo è stata l’ulteriore riduzione degli ordini e l’aumento dei costi di input, con l’intero comparto penalizzato dai dazi imposti da Donald Trump. Secondo l’Institute for Supply Management (ISM), a dicembre il PMI manifatturiero degli Stati Uniti è sceso a 47,9 punti dai 48,2 di novembre: il livello più basso da 14 mesi. Nell’indice PMI, emesso sulla base dei risultati dei sondaggi compilati dai responsabili degli acquisti delle aziende manifatturiere, una lettura inferiore a 50 punti indica una contrazione dell’attività del comparto. Quanto al settore servizi l'indice relativo è calato, a dicembre, più delle attese degli analisti. La lettura finale dell'indice servizi Pmi, redatto da Markit, è scesa dai 54,1 punti di novembre a 52,5 punti, mentre le stime erano per un dato a 53 punti.

In base a quanto emerso dalle rilevazioni dell’ISM, le imprese continuano a individuare nei dazi il problema maggiore, mentre Trump e il Dipartimento del Tesoro sottolineano che i miliardi di dollari in entrate tariffarie migliorano la “sicurezza economica” degli Stati Uniti. Ma in realtà, al di là della crescita del PIL trainata da settori legati ai colossali investimenti nell’AI, i dazi stanno minando il rilancio della manifattura americana tanto promesso da questa amministrazione. L’opinione condivisa dagli economisti è che non si può riportare l’industria statunitense all’antico splendore senza risolvere alla radice alcuni problemi strutturali, tra i quali la carenza marcata di forza lavoro. Tutto ciò comporta anche che la bilancia commerciale a stelle e strisce continui a registrare un deficit strutturale.

Secondo i dati del Bureau of Economic Analysis (BEA), a settembre 2025 il deficit di beni e servizi si è ridotto a 52,8 miliardi di dollari rispetto ai 59,3 miliardi di agosto (-10,9%). Tuttavia, al netto dei servizi, il deficit nell’interscambio commerciale diventa cronico e sale a 79 miliardi (al contrario, nei soli servizi si registra un surplus di 26 miliardi, trainato dai viaggi e dai servizi informatici). Dal canto suo, l’Italia mantiene il saldo positivo verso gli Stati Uniti, con un export che nel 2025 è aumentato nonostante i dazi (+9,5% nel periodo gennaio-settembre 2025), posizionando il mercato statunitense come il secondo di sbocco per le merci italiane. Il trend al rialzo dei primi sei mesi dell’anno si spiega in parte con la corsa delle imprese americane a fare scorte prima dell’introduzione dei dazi. Anche dopo però non c’è stato alcun crollo.

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