I dati
Inflazione nell’Eurozona al 2%. Raggiunto a dicembre il target della Bce
Il calo dei prezzi energetici frena la crescita dei prezzi ma Italia in controtendenza con un lieve aumento
In base alle stime preliminari di Eurostat pubblicate mercoledì, a dicembre l’inflazione nella zona euro è scesa al 2%, raggiungendo in anticipo l’obiettivo fissato per inizio 2026 dalla Banca Centrale Europea. Nei prossimi mesi è previsto che scenderà ulteriormente, poiché il calo dei costi energetici ha compensato la pressione degli altri fattori che influiscono sui prezzi. L’Italia è l’unica tra le grandi economie dell’Eurozona a registrare un dato aumento, se pur lievemente. Nel nostro caso l’Indice Armonizzato dei Prezzi al Consumo (HICP) rileva infatti un incremento all’1,2% dall’1,1% di novembre, mentre la Germania ha invece registrato una netta riduzione al 2% (rispetto al 2,6% di novembre), la Francia allo 0,7% (dallo 0,8%) e la Spagna al 3% (dal 3,2%).
Secondo le stime preliminari dell’Istat, nel mese di dicembre in Italia l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,2% su base mensile e dell’1,2% su base annua. In media, nel corso del 2025 i prezzi hanno registrato una crescita dell’1,5%. Sull’aggravarsi del caro vita pesa la dinamica dei beni energetici regolamentati (+16,2% da -0,2% del 2024) e quella dei beni alimentari non lavorati (+3,4% da +2,3%). L’aumento del costo del carrello della spesa un fenomeno diffuso in tutte le principali economie europee, ma in Italia è comunque superiore alla media. Ciò conferma gli allarmi del Codacons, che paventava il rischio di rincari di Natale.Tra gli incrementi maggiori rilevati dalla nota associazione dei consumatori c’è la carne bovina, rincarata su base annua del +8,2%, e il pesce del +4%. A dicembre segnano un +6% i prezzi di formaggi e latticini, +8,5% le uova, +5,1% il cioccolato, +18% il caffè, +20,3% il cacao in polvere. Quanto ai beni energetici, la discesa delle quotazioni di gas e petrolio nell’ultima parte dell’anno — sia a livello globale che nelle negoziazioni sul mercato europeo — ha favorito il contenimento delle quotazioni, anche se permane il rischio volatilità.
A dicembre la BCE, aspettandosi il raggiungimento del target del 2% in anticipo rispetto all’inizio del 2025, aveva già segnalato di non aver fretta di correggere la politica monetaria, confermando le aspettative degli operatori di mercato sulla volontà dell’istituto di Francoforte di lasciare i tassi invariati. Da una parte il calo dei costi energetici, la forza dell’euro, l’aumento delle importazioni cinesi (di merci a basso costo), nonché la moderazione delle richieste salariali dovrebbero contribuire a tenere bassi i prezzi. Ma l’aumento delle spese per la difesa, le politiche espansive della Germania e la generale stabilità della domanda interna nella zona euro potrebbero alimentare la crescita dell’inflazione. Il contrasto tra questi fattori rende le proiezioni incerte, suggerendo che per ora non ci sarà un allentamento delle politiche monetarie. La prossima riunione della BCE è fissata al 5 febbraio.

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