12 Gennaio 2026 | 03:37

Cerca

07 Gennaio 2026, 17:21

La produzione di auto Stellantis in Italia è la più bassa da settant’anni

Nel 2025 si registra un -24,5% con pesanti cali in quasi tutti i siti. Mirafiori unica in crescita

La produzione di auto Stellantis in Italia è la più bassa da settant’anni

Produzione di veicoli commerciali Stellantis ad Atessa, in Abruzzo (Ansa/US Stellantis)

Bisogna tornare al 1955 per avere un dato così basso per la produzione di auto in Italia, come quello registrato nel 2025. Settanta anni fa, nei primi anni del miracolo economico, le fabbriche italiane dell’allora Fiat erano arrivate a produrre 230.988 vetture. Alla fine dello scorso dicembre, i volumi produttivi di Stellantis si sono fermati a 213.706 auto, con un calo di quasi un quarto (-24,5%) rispetto al 2024. Solo se si sommano anche i 166mila i veicoli commerciali, il dato sale a 379.706 unità prodotte, che comunque è il 20,1% in meno rispetto al 2024.
I numeri, illustrati a Torino dal segretario nazionale della Fim Cisl Ferdinando Uliano, evidenziano ancora una volta come la produzione italiana di Stellantis sia in netta discesa. «Abbiamo toccato il fondo», ha detto Uliano, «ora bisogna risalire la china con nuove produzioni, con nuove assegnazioni, con nuovi investimenti».
Uliano ha fatto tre richieste: a Stellantis di «anticipare il nuovo piano industriale con nuove allocazioni produttive per gli stabilimenti italiani», all’Europa «un nuovo Fondo europeo con risorse paragonabili al Next Generation Eu» e al governo italiano «la riconvocazione del tavolo nazionale del settore automotive».
In meno di due anni, le produzioni di Stellantis si sono dimezzate rispetto al 2023, quando si attestavano a 751.384 veicoli, «nonostante nei tavoli ministeriali fosse stato indicato l’obiettivo di 1 milione di unità», ha sottolineato il segretario Fim.
Quanto ai singoli stabilimenti, si differenzia solo il polo produttivo di Torino, unico sito italiano in crescita rispetto al 2024, con un +16,5% (30.202 unità prodotte). Tutti gli altri siti mostrano invece perdite a doppia cifra, da quelle più basse di Atessa, con un -13,5%, al quasi dimezzamento (-47,2%) di Melfi. 
Nell’ultimo trimestre dell’anno, a Melfi è partita la produzione della Nuova Jeep Compass, che ha determinato una ripresa dei volumi verso fine anno e che rappresenterà il principale contributo produttivo nel 2026. Ad Atessa, invece, dove si producono i veicoli commerciali di Stellantis, la produzione ha registrato un calo del 13,5%. «Si registrano tuttavia segnali positivi», ha detto Uliano, «in particolare a partire dai cabinati, che se confermati, potrebbero consentire allo stabilimento, nei primi mesi dell’anno, una parziale riattivazione del terzo turno».
Per quanto riguarda Mirafiori, invece, «l’avvio della produzione della 500 ibrida costituisce un elemento fondamentale per il mantenimento della missione produttiva del sito. In poco più di un mese sono state prodotte 4.580 unità, un volume pressoché in linea con quanto dichiarato da Stellantis», ha sottolineato Uliano. E se la crescita dei volumi venisse confermata, questo avrebbe impatto anche dal punto di vista occupazionale: il gruppo ha già annunciato per febbraio l’avvio di 400 assunzioni, al momento con contratti a termine, e l’attivazione di un secondo turno da marzo 2026. 
E sempre per lo stabilimento torinese, rimane aperta la questione relativa all’area Maserati, la cui produzione è stata ora spostata a Modena. «Un’area che deve essere saturata con nuovi modelli. L’Europa ha fatto un’apertura sulle minicar elettriche. Per noi diventa importante non fermarsi alla 500 ibrida, non fermarsi alla 500 elettrica, non fermarsi alle 400 assunzioni che vengono fatte a febbraio, ma continuare dando una prospettiva di missione produttiva allo stabilimento di Mirafiori».
Ma anche negli altri siti produttivi, molte questioni restano ancora aperte. A Modena nel 2025 la Maserati ha prodotto circa 200 unità, meno 23,1%, con un utilizzo medio del contratto di solidarietà intorno al 50%. A Cassino lo scorso anno si è registrato il dato peggiore nella storia del sito, con un pesante -27,9% di auto prodotte. Si tratta, inoltre, ha sottolineato il segretario nazionale Fim-Cisl, dell’unica realtà in cui il piano annunciato nel 2024 non è stato attuato.
Flessione significativa anche a Pomigliano: -21,9% con una produzione complessiva di 131.180 vetture. Nello stabilimento campano si produce la Fiat Panda che, con 112.690 unità, resta il modello Stellantis con i volumi più elevati, coprendo da sola il 53% della produzione automobilistica nazionale. Ma anche questo modello lo scorso anno è calato del 14 per cento.
Se questi sono i dati della produzione auto in Italia, è l’intero settore europeo da tempo a soffrire. «La riscrittura del regolamento sulle emissioni», ha osservato Ferdinando Uliano, «rappresenta un primo passo, ma non ancora sufficiente, rispetto all’obiettivo della neutralità tecnologica, che continuiamo a rivendicare come essenziale per il rilancio del settore. Non bastano però solo gli interventi in termini regolatori: servono fondi da destinare all’auto. Bisogna investire non solo nel settore militare, ma anche nel civile e l’auto nell’industria pesa enormemente. Temi che ci vedono impegnati con gli altri sindacati europei con i quali organizzeremo una nuova iniziativa il prossimo 5 febbraio, dopo quella del 5 febbraio 2025, a sostegno del settore industriale e, in particolare, dell’automotive». Un appello, infine, al governo italiano che «deve fare la propria parte, individuando risorse per sostenere e rilanciare il settore».

Oggi su ItalyPost

logo USPI