Pac, sessant'anni e non sentirli. Da sostegno alla produzione a leva per reddito e territori
Da oltre sessant’anni la politica agricola comune (Pac) costituisce uno dei pilastri portanti del Vecchio Continente. Nata formalmente nel 1962 sulla base del Trattato di Roma, l’obiettivo della Pac è sempre stato quello di garantire sicurezza alimentare, stabilizzare i mercati e assicurare un reddito adeguato agli agricoltori in un’Europa ancora segnata dalle carenze del dopoguerra. I primi strumenti finanziari sono dedicati agli interventi sui mercati e allo sviluppo strutturale delle campagne, facendo crescere rapidamente la spesa così da rendere la Pac il capitolo dominante del bilancio comunitario a partire dagli anni Settanta. Il modello originario si fonda su prezzi garantiti superiori a quelli mondiali, sostenuti da dazi e acquisti pubblici. Il sistema assicura l’autosufficienza alimentare ma genera anche eccedenze strutturali – le celebri “montagne di burro” e “laghi di vino” – con costi elevati per lo stoccaggio e l’esportazione. Negli anni Ottanta la spesa agricola supera il 70% del bilancio Ue, arrivando in alcuni anni a sfiorare il record del 73%, con aiuti fortemente legati ai volumi prodotti e vantaggi per le aziende più grandi. La prima svolta nel 1992, anno del Trattato di Maastricht: la riforma MacSharry riduce i prezzi di intervento e introduce pagamenti diretti compensativi, favorendo per la prima volta lo spostamento del sostegno Ue dal prodotto al produttore. Alla fine degli anni Novanta, con il progetto Agenda 2000, la Pac si struttura definitivamente su due pilastri: pagamenti diretti e sviluppo rurale, includendo per la prima volta anche obiettivi ambientali e territoriali accanto a quelli produttivi. Un ulteriore cambio di paradigma avviene nel 2003 con il disaccoppiamento dei pagamenti dalla produzione e l’introduzione della condizionalità: gli aiuti diventano una forma di reddito di base, subordinata al rispetto di norme ambientali, sanitarie e di benessere animale. Nel periodo 2014-2020, il 30% dei pagamenti diretti viene legato al cosiddetto “greening”, rafforzando di conseguenza il legame tra sussidi e servizi ambientali. Infine, nell’epoca dominata dai target legati al Green Deal, con la Pac 2021-2027 gli Stati membri ottengono maggiore flessibilità attraverso i piani strategici nazionali. Oggi la Pac assorbe circa un quarto del bilancio UE, contro oltre il 70% degli anni Ottanta. Secondo le proposte avanzate dalla Commissione per il nuovo settennato dovrebbero mantenere la Pac attorno ai 300 miliardi, all’interno del Fondo Unico da 865 miliardi che comprende anche la Coesione. Una storia lunga e, per certi versi, ancora tutta da scrivere quella della Pac, al centro di un dibattito sempre più concentrato su come – e a chi – distribuire le risorse.

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