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Simone Matteis

08 Gennaio 2026, 17:37

Commercio internazionale

Mercosur, i trattori tornano in strada prima del voto sul patto commerciale

Via libera atteso per venerdì. Destra francese contro Macron: «Meloni si impone, Parigi no»

Mercosur, i trattori tornano in strada prima del voto sul patto commerciale

Proteste degli agricoltori a Bruxelles (Lukasz Jobus, Imagoeconomica)

Alla vigilia del voto che può sancire il via libera all’accordo commerciale con il Mercosur, atteso da oltre un quarto di secolo, i trattori sono tornati a macinare chilometri tra Parigi e le Fiandre, bloccando le strade e aumentando la pressione sui governi. Fin dalle prime ore del mattino, decine di agricoltori hanno raggiunto la capitale francese, eludendo divieti e «zone rosse», mobilitandosi ai piedi dell’Arco di Trionfo e della Tour Eiffel. Dai luoghi simbolo del Paese, i lavoratori del settore continuano nella battaglia contro il trattato per la creazione di un’area di libero scambio tra l’Unione europea e i Paesi del Mercosur, che, temono, porterebbe concorrenza sleale nel settore della carne e dei cereali. E mentre il governo francese si affrettava a bollare l’azione come «illegale», alcuni manifestanti hanno cercato di scavalcare i cancelli dell’Assemblea chiedendo un confronto con le istituzioni. Scene simili in Belgio, dove più di cento trattori hanno rallentato l’accesso ai porti, con le organizzazioni agricole sul piede di guerra contro una possibile «invasione» di prodotti sudamericani che – sostengono – non rispettano gli stessi standard europei su pesticidi, benessere animale e condizioni di lavoro, con rischi per l’agricoltura locale e la sicurezza alimentare.

A poco sono servite le rassicurazioni arrivate mercoledì sera dal commissario Ue al Commercio sulla sospensione temporanea dell’applicazione del Cbam sui fertilizzanti. Lo stesso dicasi per lo sblocco di 45 miliardi che l’esecutivo Ue intende mettere sul piatto per i governi già nel 2028, anticipando la disponibilità di risorse che, in condizioni standard, sarebbero state impiegate per la revisione degli obiettivi di bilancio a metà del periodo di riferimento (non prima del 2031). Ma se la mossa di Bruxelles ha spianato la strada per il definitivo «sì» dell’Italia, le divergenze interne agli Stati membri ricalcano solchi oramai consolidati. Con un annuncio su X, il ministro degli Esteri di Budapest, Peter Szijjártó, ha confermato il voto contrario da parte dell’Ungheria, seguita da Polonia e Irlanda. Sistemati gli ultimi cavilli burocratici e incassato il benestare italiano, la dura legge dei numeri lascerà ben poche speranze ai fautori del «no». Il premier spagnolo Sánchez parla di intesa «alle porte», definendo quella con il Mercosur un’alleanza strategica per rafforzare i legami con l’America Latina in un contesto geopolitico ed economico instabile.

Il principale oppositore rimane la Francia. Il ministro dei Rapporti con il Parlamento ha confermato stamattina la contrarietà del voto, pur riconoscendo il rischio isolamento. Toni più cauti invece dall’Eliseo, tornato a sottolineare come «clausole specchio» e controlli rafforzati alle frontiere siano fattori imprescindibili. Intanto, ad aumentare la pressione nel dibattito interno ci ha pensato il leader dei repubblicani, Bruno Retailleau, che ha apertamente accusato Parigi di aver perso peso in Europa usando come termine di paragone l’attivismo della premier italiana Giorgia Meloni, più incisiva e concreta nei rapporti con Bruxelles secondo la sua visione. Se l’intesa passerà, col voto di venerdì 9 gennaio e la firma definitiva prevista per lunedì 12, i sindacati agricoli francesi hanno già minacciato una nuova manifestazione a Strasburgo per il prossimo 20 gennaio, valutando un ricorso alla Corte di giustizia. Dal quartier generale di Bruxelles, la Commissione Ue difende il trattato di libero scambio, con il portavoce Olof Gill che ha rimarcato «le ulteriori garanzie e protezioni messe in atto negli ultimi 12 mesi, in particolare per rassicurare i nostri settori agroalimentari» ed un surplus agricolo europeo da 60 miliardi annui.

Ultimo giro di dichiarazioni prima del voto di domani al Comitato dei rappresentanti permanenti presso l’Ue. Come ha spiegato il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, il parere positivo dei diplomatici italiani dipenderà dal riconoscimento delle clausole di salvaguardia, con la soglia di squilibrio tra prezzi e importazioni attualmente fissata all’8% ma con l’Italia che spinge per portarla al 5%. Sul fronte sociale, però, la contestazione resta forte. Coldiretti e Filiera Italia ribadiscono il «no» a un accordo senza piena reciprocità, giudicando insufficiente l’aumento dei controlli alle frontiere (dal 3 al 4%) e chiedendo verifiche al 100% su tutte le merci provenienti da aree a rischio, oltre all’obbligo di indicare chiaramente il Paese d’origine in etichetta. Critiche anche dal Coordinamento agricoltori e pescatori italiani (Coapi), che ha indetto per domani nuove proteste a Milano per scongiurare una firma che «equivarrebbe ad una condanna a morte». Così, mentre Bruxelles promette agli agricoltori di tutta Europa quasi 100 miliardi aggiuntivi tra anticipi, sviluppo rurale e alleggerimento dei costi di produzione – inclusa la possibile deroga al Cbam per i fertilizzanti – la partita politica sul Mercosur resta apertissima. Come pure le rivendicazioni dei trattori in tutto il Vecchio Continente.


  • 22% – Taglio Pac inizialmente proposto

  • 90 mld – Risorse Pac complessive recuperate

  • 1 mld – Risorse extra per l'Italia

  • 8% – Soglia salvaguardia oggi prevista

  • 5% – Soglia salvaguardia chiesta dall'Italia

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