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08 Gennaio 2026, 18:59

Meno disoccupati, il governo festeggia ma “scorda” l’aumento della schiera degli inattivi

Secondo l’Istat a novembre 2025 34mila occupati in meno Gli inattivi sono 72mila in più

Il governo festeggia i meno disoccupati ma “scorda” l’aumento della schiera di inattivi

La presidente Giorgia Meloni e la ministra Marina Calderone (ANSA/FABIO CIMAGLIA)

A novembre 2025 i disoccupati erano trentamila in meno rispetto a ottobre. Su base annua il saldo resta positivo con 179mila posti di lavoro in più. E il numero totale resta vicino ai massimi storici a 24 milioni e 188mila.
Ma le buone notizie, nell’ultimo aggiornamento Istat sul mercato del lavoro, finiscono qui. Gli occupati in un mese sono diminuiti di 34mila unità, quasi tutte donne. Mentre si aggiungono 72mila inattivi al già grande bacino degli oltre 12 milioni di italiani che un lavoro non ce l’hanno e non lo cercano, cresciuti soprattutto tra la componente femminile e nella fascia tra 35 e 49 anni. Una popolazione di scoraggiati che è tornata ad aumentare, confermando la maglia nera dell’Italia con il più alto tasso di inattività in Europa al 33,5 per cento.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è precipitata a celebrare con un post sui social la riduzione del tasso di disoccupazione, sceso al 5,7% e al 18,8% sul fronte giovanile. «La disoccupazione scende ai livelli più bassi mai registrati dall’inizio delle rilevazioni e, su base annua, l’occupazione continua a crescere», ha scritto la premier. «Sono risultati che parlano del lavoro quotidiano di imprese, lavoratori e professionisti, e dello sforzo comune per rendere il sistema produttivo italiano più solido e competitivo, anche in un contesto complesso». Lo stesso ha fatto la ministra del Lavoro Marina Calderone, parlando di «un grande risultato del Paese».
Ma gli esperti invitano alla cautela e dalle opposizioni si parla di «propaganda», facendo notare che, se si guardassero bene i dati, non ci sarebbe nulla da festeggiare.
«Peccato che Meloni e Calderone tacciano sui 12,4 milioni di inattivi, di cui 7 milioni 841mila donne», dice il Movimento Cinque Stelle Dario Carotenuto. «Numeri che indicano il fallimento del governo sulle politiche attive. L’ultimo insuccesso è una fantomatica app, che nessuno utilizza malgrado i 250mila euro di soldi pubblici spesi dal ministero di Calderone per farla conoscere. Quando la finiranno con queste bufale?».
La riduzione dei disoccupati da sola dice poco. Se accompagnata dalla discesa degli occupati, significa che chi non ha un lavoro non ne ha trovato uno nuovo ma ha smesso di cercarlo. Uno schema che si è ripetuto più volte nel 2025. Febbraio, aprile, luglio, agosto, ora novembre: meno occupati, meno disoccupati, più inattivi.
La discesa della disoccupazione, spiega Francesco Seghezzi, presidente della Fondazione Adapt, «va quindi letta con cautela, senza enfatizzarla, per evitare abbagli: una parte rilevante è spiegata dallo smettere di cercare lavoro e quindi dall’aumento dell’inattività».
A novembre si contano 33mila inattivi in più tra i più giovani under 25 e 46mila in più tra i quarantenni. Su un incremento totale di 72mila unità, 49mila sono donne. Dato preoccupante per un Paese che ha già il tasso di occupazione femminile tra i più bassi d’Europa.
Il quadro generale resta ancora positivo, ma sempre più in frenata. I contratti a tempo indeterminato, che hanno guidato il rimbalzo post Covid, a novembre restano stabili, mentre diminuiscono sia gli autonomi sia i contratti a termine. Il mercato crea ancora più posti di quanti ne perda, ma il ritmo è inferiore rispetto agli anni precedenti.
A novembre il buco si vede tra le donne, con 30mila occupate in meno su 34mila, e nella fascia intermedia dei 35-49enni, che perdono 63mila occupati in un mese e quasi 200mila in un anno. La fascia 15-24 anni resta la più critica: gli occupati sono 13mila in meno a novembre e di 102mila in meno su base annua, mentre l’inattività cresce di 33mila unità nel mese e di 188mila nell’anno. Va meglio per i 25-34enni, che a novembre registrano un aumento degli occupati (+37mila) e un calo dell’inattività (-37mila), con un saldo positivo di 25mila unità in più su base annua. «La vera emergenza», secondo Seghezzi, «resta quella giovanile: meno occupazione e più inattività, un segnale che richiede interventi mirati e urgenti».
La crescita tendenziale continua invece a concentrarsi sui lavoratori anziani over 50, anche per effetto dell’aumento dell’età pensionabile: nella fascia d’età più alta gli occupati sono aumentati di 454mila unità in un anno, mentre tra gli under 35 diminuivano di 77mila unità. E anche se calcoliamo l’andamento al netto dell’inverno demografico italiano, gli occupati tra gli over 50 in un anno crescono comunque del 2,5%, mentre tra gli under 35 diminuiscono dell’1,6 per cento. Alla fine della fiera, insomma, se Meloni può fare i post celebrativi sulla crescita dei posti di lavoro, lo deve soprattutto alla legge Fornero.

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