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09 Gennaio 2026, 19:03

L'inverno delle crisi industriali. Le Regioni scendono in campo

Snaidero, Natuzzi, Woolrich, Bayer, e Konecta. Si moltiplicano manifestazioni e tavoli tecnici. E ora intervengono le istituzioni locali

L'inverno delle crisi industriali. Le Regioni scendono in campo

Il presidente Regione Puglia Antonio Decaro incontra Pasquale Natuzzi, presidente Gruppo Natuzzi (Saverio De Giglio, Imagoeconomica)

Le cronache industriali di oggi, lette assieme, raccontano un gennaio gelido sul fronte delle ormai troppe crisi industriali aperte nel Paese. Un mosaico di vertenze che si inserisce in un contesto di mancata crescita, che rende più fragili settori già provati da anni di transizioni incompiute. Molte delle crisi esplose oggi hanno radici lontane, ma come spesso accade, situazioni covate a lungo finiscono per emergere tutte insieme: un «effetto valanga» fatto di trasferimenti, procedure di licenziamento, stop produttivi e gare d’appalto contestate.

A Bologna i lavoratori di Woolrich hanno scioperato sotto la sede della Regione, mentre all’interno era in corso un tavolo di confronto tra azienda e sindacati. La protesta nasce dalla decisione del gruppo BasicNet, che ha acquisito lo storico marchio statunitense, di trasferire da Bologna a Torino 139 dipendenti. «Oggi siamo in sciopero qui e a Milano, e non sarà l’ultimo giorno di lotta», spiegano dal presidio.

In Puglia, la giornata è stata segnata dal confronto sulla vertenza Natuzzi, dopo l’annuncio di 500 esuberi e dello stop produttivo negli stabilimenti di Altamura e Santeramo in Colle. Le segreterie nazionali di FenealUil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil parlano di una «positiva apertura al dialogo» da parte dell’azienda, ma chiedono risposte rapide: «Ci sono migliaia di lavoratori in apprensione». I sindacati attendono il nuovo progetto industriale e chiedono di saturare la capacità produttiva degli stabilimenti italiani, incentivare il reshoring e scongiurare le chiusure, valutando piuttosto un percorso di incentivazione all’esodo su base volontaria per chi è vicino alla pensione e una revisione della linea sugli esuberi. Il confronto al Mimit è stato anticipato al 4 febbraio.

Il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro ha definito «positivo» l’esito del tavolo. La Regione ha annunciato l’avvio di tavoli tecnici già dalla prossima settimana per entrare nel merito delle caratteristiche degli investimenti, con l’obiettivo di arrivare a un piano definitivo e condiviso prima dell’incontro ministeriale.

A Udine, al centro del confronto istituzionale c’è la crisi di Snaidero. La Regione Friuli Venezia Giulia ha chiesto all’azienda di sospendere la chiusura del reparto verniciatura, prevista a fine gennaio e che coinvolge 27 lavoratori, e di presentare un piano industriale da sottoporre al tavolo. Gli assessori regionali Sergio Emidio Bini e Alessia Rosolen hanno sottolineato che la Regione è pronta a intervenire con politiche del lavoro e con il supporto di Friulia, ma hanno anche rimarcato che ogni sostegno deve poggiare su un progetto condiviso e su un dialogo reale, «capace di tenere insieme sviluppo e tutela del lavoro». La richiesta è quella di riconvocare il tavolo con due condizioni essenziali: sospensione immediata della chiusura e chiarezza sulle prospettive produttive del sito.

A Milano, davanti alla sede di Assolombarda, si è svolto il presidio dei lavoratori Bayer Pharma contro la procedura di licenziamento collettivo che riguarda 49 addetti. «No licenziamenti Bayer» sui cartelli, mentre i lavoratori – sostenuti da Rsu e Filctem Cgil – chiedono di ridurre i numeri e accompagnare le uscite «nel migliore dei modi», tenendo conto anche di anzianità e ricollocabilità. La protesta coincide con l’incontro previsto nell’ambito della procedura: dai sindacati viene indicata come la prima di tre giornate di sciopero, con altre mobilitazioni programmate per 14 e 21 gennaio, da definire anche in base all’andamento delle trattative. Alla protesta ha partecipato anche il capogruppo Pd in Regione Lombardia Pierfrancesco Majorino, che ha sollecitato un intervento regionale davanti a una gestione giudicata durissima per i lavoratori coinvolti.

Sul fronte dei servizi, la giornata è stata segnata dallo sciopero nazionale dei call center in outsourcing che lavorano per Enel, accompagnato da presìdi e mobilitazioni territoriali. A Bari, davanti alla sede dell’azienda, decine di lavoratori hanno contestato un bando ritenuto penalizzante: secondo le sigle, non rispetterebbe la territorialità e introdurrebbe obblighi di automazione e intelligenza artificiale. I sindacati parlano della «prima vertenza legata all’impatto dell’IA», chiedendo che la trasformazione venga governata. Sul piano dell’adesione, Slc Cgil segnala percentuali «molto alte», con punte del 100% a Pistoia, 85% a Taranto, 75% a Matera e Casarano, e riferisce che il numero verde di assistenza clienti è rimasto bloccato per ore. In Puglia si stimano circa 2.500 lavoratori a rischio, mentre a livello nazionale Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil indicano circa 7.000 addetti potenzialmente coinvolti, in gran parte donne, e denunciano il rischio di trasferimenti forzati a centinaia di chilometri come condizione per mantenere l’occupazione. L’appello è al governo e al Mimit per fermare le gare e aprire un tavolo che affronti il settore nella transizione digitale.

Sempre nel mondo dei call center, in Piemonte è stato proclamato per martedì 13 gennaio lo sciopero dei lavoratori Konecta, con presidio sotto la Regione a Torino, contro la chiusura delle sedi di Asti e Ivrea. I sindacati parlano di un possibile disimpegno dall’area piemontese e sottolineano che in regione lavorano 1.600 addetti (circa 400 ad Asti, 700 a Ivrea, 500 a Torino), dentro un gruppo che conta circa 10 mila dipendenti in Italia. Anche qui, viene rimarcato, la platea è composta in larga parte da donne con contratti part time.

Infine, in Lombardia, resta aperta la crisi della So.G.I.S. di Sospiro, storica realtà chimica con 51 lavoratori coinvolti. Il quadro descritto dai sindacati è quello di una produzione ferma da mesi, stipendi arretrati, conti pignorati e impianti inattivi. La società ha depositato un’istanza di concordato, ma – viene denunciato – senza un percorso chiaro di rilancio e senza risorse visibili per garantire continuità e tutele; da qui la richiesta di un tavolo di crisi e di un intervento istituzionale per evitare che l’attesa si trasformi in chiusura definitiva e in dispersione delle competenze.

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