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09 Gennaio 2026, 19:27

Da Berlino

Infrastrutture critiche, sistema fragile. La Germania si riscopre vulnerabile

Il blackout nella capitale mette in luce tutte le criticità della rete di impianti tedesca

Infrastrutture critiche, sistema fragile. La Germania si riscopre vulnerabile

Berlino durante il blackout (Getty Images)

Non basta un gioco di parole per sintetizzare un argomento con cui la Repubblica federale è costretta a confrontarsi, ancora una volta, in questi giorni: la vulnerabilità delle sue strutture chiave. Il blackout doloso che ha lasciato senza corrente elettrica lo scorso fine settimana centomila persone, 45 mila famiglie e 2.200 imprese nella zona sud-ovest di Berlino non è il primo episodio. Qualche mese fa, a inizio settembre, ne era accaduto uno simile, con l’incendio di una centralina elettrica che ha tagliato fuori la zona sud-est della capitale. In quel periodo il termometro non destava allarme e la notizia è rimasta circoscritta alle pagine locali. Ma c’è un elemento ulteriore: tra settembre e i primi dell’anno la Germania è stata oggetto di una serie di episodi che hanno mostrato la sua fragilità, dai droni che hanno paralizzato più di una volta il traffico aereo negli hub di Monaco e Amburgo agli attacchi cyber al Bundestag.

100.000 persone coinvolte

2.200 imprese interessate

+274mln a BBK nel 2026

16.000 ponti problematici

Questa volta l’incendio è stato appiccato sotto uno dei ponti «tecnici» che attraversano il canale di Teltow, uno di quelli costruiti ad hoc per far passare tubazioni, cavi elettrici e cavi di telecomunicazioni. «La traccia percorreva la parte inferiore della campata del ponte ed era facilmente accessibile. I cavi sono stati fatti passare per via aerea per evitare i costi di una traccia interrata sotto il letto del fiume», spiega al Vap, la stampa estera in Germania, Manuel Atug, ingegnere ed esperto di infrastrutture critiche. A questa scelta dettata da esigenze di risparmio si aggiunge un altro elemento. «La città di Berlino è nota in Germania per non avere una ridondanza sufficiente della propria fornitura elettrica», prosegue l’esperto. In altre parole, l’utenza non viene alimentata da più fonti indipendenti, come si usa fare. Al contrario, i colli di bottiglia sono la normalità perché «sono mancati negli anni gli investimenti necessari». «Il problema non è il sabotaggio — sottolinea Atug —: un’alluvione o una catastrofe naturale avrebbero prodotto lo stesso effetto». «Le mancanze di Berlino erano note da anni. Sono le decisioni politiche a essere state rimandate. Del resto si sa: con la prevenzione non si vincono le elezioni», aggiunge. È vero, non si vincono, ma si possono perdere. È questo il rischio che corre al momento il sindaco cristiano-democratico in carica a Berlino, Kai Wegner, che il prossimo settembre sarà sottoposto al giudizio delle urne. Sabato mattina, dopo aver saputo del blackout, Wegner è andato a giocare a tennis, rendendosi irreperibile per diverse ore. Una colpa grave a queste latitudini. Basta ricordare che per molto meno — un risolino durante una visita ufficiale dopo la catastrofica alluvione del 2021 nella valle dell’Ahr — il candidato della Cdu Armin Laschet crollò nei sondaggi a poche settimane dalle elezioni.

L’altro tema messo in luce dal blackout è quello della poca resilienza e della scarsa capacità di reazione. Tollerare l’assenza di corrente elettrica per 24 ore è normale, ma 96? E prevederne 120? Per attutire i danni servirebbe almeno allertare in modo efficace la protezione civile, ma «sono decenni che non ci sono investimenti per potenziarne il lavoro», spiega Atug. In Germania il soccorso ai cittadini in caso di emergenza è competenza del Bbk (Bundesamt für Bevölkerung), ufficio federale che si occupa di coordinare gli interventi, e del Thw (Technische Hilfswerk), che invece opera sul campo con una rete di ottantamila volontari. Quest’anno il governo ha deciso — nell’ambito di un potenziamento delle risorse del ministero degli Interni sul tema sicurezza — di aumentare le risorse di entrambe le agenzie, stanziando per ognuna oltre 600 milioni (+274 milioni rispetto al 2025 per la prima, +196 milioni rispetto all’anno precedente per la seconda). Moltiplicare gli importi: un modo molto tedesco di affrontare i problemi.

Il recente disegno di legge sul futuro delle infrastrutture in effetti tenta un’altra strada. Non stanzia importi, ma modifica il quadro normativo per alleggerire, digitalizzare e accelerare i progetti di pianificazione e autorizzazione dei grandi progetti. In particolare, i piani infrastrutturali di interesse pubblico potranno essere trattati con procedure più snelle. La proposta non fissa un tetto di spesa, ma è connessa al fondo speciale per le infrastrutture e la neutralità climatica, che prevede 58,9 miliardi per il 2026, a cui si sommano 80,41 miliardi vincolati negli anni successivi tramite impegni di spesa.

In Germania gli indiziati numero uno quando si parla di infrastrutture fragili sono i ponti. Tutti i tedeschi hanno in memoria ciò che è accaduto la notte dell’11 settembre 2024, quando il Carola Brücke, uno dei ponti sull’Elba di Dresda, è crollato senza fare vittime. Ricostruiti dopo la guerra, i ponti tedeschi hanno in media tra i 55 e i 70 anni. Secondo uno studio del think tank europeo T&E sono circa 16.000 i ponti «problematici» in Germania; di questi, 4.000 sono già inclusi in una lista di priorità del ministero dei Trasporti. Decenni di pareggio di bilancio in Costituzione e mancati investimenti nelle infrastrutture — durante i quattro governi Merkel — lasciano oggi un Paese sempre più esposto al ripetersi di attacchi ibridi.

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