I dati
Unioncamere, a gennaio 527mila contratti. Cala l’industria
Tengono i servizi, la manifattura arretra dello 0,6% mentre crescono crisi e incertezze. Stabilità solo apparente
Lavoratore del settore metallurgico (Shutterstock)
I dati diffusi oggi da Unioncamere sul mercato del lavoro si inseriscono nel quadro più ampio di un gennaio segnato da tensioni e crisi aziendali che attraversano industria e servizi. Per il primo mese del 2026 le imprese prevedono l’attivazione di circa 527 mila contratti di lavoro, un dato sostanzialmente stabile rispetto a un anno fa ma in lieve calo (-0,6%), che sale a oltre 1,4 milioni se si considera l’intero primo trimestre. Numeri che, letti insieme alle vertenze di queste settimane, restituiscono l’immagine di una domanda di lavoro che tiene solo in parte.
Secondo il bollettino Excelsior, la tenuta complessiva è il risultato di andamenti divergenti: crescono le previsioni nel settore primario (+6,5%), restano stabili i servizi (+0,1%), mentre l’industria segna una flessione più netta (-3,5%). Proprio quest’ultimo dato dialoga con le cronache delle crisi che coinvolgono manifattura, arredo e chimica, e con i tavoli aperti su marchi storici del made in Italy.
Nel dettaglio, nell’industria sono programmate 155 mila entrate, di cui 104 mila nel manifatturiero e 51 mila nelle costruzioni, mentre il terziario concentra 337 mila contratti, soprattutto in turismo, servizi alla persona e commercio. Resta elevato lo squilibrio tra domanda e offerta: il 45,8% delle posizioni è difficile da coprire, per mancanza di candidati o competenze adeguate. Un segnale che, insieme alla prevalenza di contratti a tempo determinato, conferma un mercato del lavoro ancora fragile, che fatica a tradurre i numeri delle previsioni in stabilità e prospettive durature. In questo contesto, le stime di Unioncamere fotografano un equilibrio precario.


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di Filiberto Zovico
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