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Simone Matteis

15 Ottobre 2025, 12:42

La crisi in Francia

La mossa Lecornu per un governo stabile. Stop pensioni al 2027, appoggio dai socialisti

Il premier congela la riforma delle pensioni fino al 2027, con un costo di 1,8 miliardi nel 2027. Lo stop mira a ottenere il sostegno parlamentare per la legge di bilancio: giovedì il voto di fiducia. L’obiettivo resta la riduzione del deficit dal 5,4% al 4,7% entro il ‘26, con tagli alla spesa e nuove tasse

La mossa Lecornu per un governo stabile. Stop pensioni al 2027, appoggio dai socialisti

Il premier francese Sébastien Lecornu a margine del discorso al Parlamento

Si gioca il tutto per tutto Sébastien Lecornu, nell’estremo tentativo di conquistare il sostegno parlamentare alla legge di bilancio 2026 e garantire alla Francia un governo finalmente stabile. In vista del voto di fiducia previsto per giovedì mattina, il premier transalpino ha annunciato lo stop alla riforma delle pensioni avanzata nel 2023 dal presidente Emmanuel Macron, congelata fino alle elezioni del 2027 da cui emergerà il nome del nuovo inquilino dell’Eliseo. Una mossa a tratti disperata per Lecornu, con le spalle al muro dopo la bocciatura della prima squadra di governo presentata nei giorni scorsi, ma soprattutto un netto dietrofront rispetto alle politiche economiche di stampo macroniano che tende la mano alle istanze dei Socialisti. La sospensione della riforma delle pensioni, con tetto congelato a 64 anni da qui ai prossimi 24 mesi, costerà 400 milioni nel 2026 e fino a 1,8 miliardi nel 2027, andando a beneficio di quasi 3,5 milioni di francesi. «Dovrà quindi essere compensata finanziariamente, anche attraverso misure di risparmio» ha dichiarato Lecornu, avanzando la proposta di «organizzare una conferenza e lavorare in accordo con le parti sociali».

Un semplice calcolo costi-benefici mostra come lo stop alla riforma peserà sui conti già esangui della Francia e avrà bisogno di essere «compensata», ma potrebbe risultare l’unica chiave per sbloccare una lunga impasse interna all’Assemblea Nazionale, dove l’assenza di una chiara maggioranza continua a gravare sulla stabilità del sistema Paese. Risanare le finanze statali e abbattere il deficit continua a rappresentare un ostacolo insormontabile a meno di una svolta interna al parlamento: nel suo discorso Lecornu ha esplicitato l’urgenza di concordare ulteriori misure di risparmio per mantenere il debito pubblico del prossimo anno al di sotto sotto del 5% del Pil, ‘promettendo’ anche nuove tasse «mirate ed eccezionali» su holding e grandi imprese. La vera sfida della Francia resta dunque individuare un difficile accordo tra i partiti per giungere a un’estensione della legge di bilancio di quest’anno al 2026, mentre le tensioni interne che hanno portato già alla caduta di tre governi da inizio anno e l’assenza di una svolta apparente continuano a turbare i mercati.

Eppure, la mossa di Lecornu sulla riforma delle pensioni – punta dell’iceberg di un pacchetto fiscale da 30 miliardi, fra tagli alla spesa pubblica e incremento della fiscalità – potrebbe rivelarsi l’escamotage perfetto per strappare un’intesa. Il disegno del premier è di riuscire a portare il deficit dall’attuale 5,4 per cento del prodotto interno al 4,7 entro il 2026. Il leader dei conservatori, il repubblicano Laurent Wauquiez, ha affermato che il Paese «ha bisogno di un minimo di stabilità, di un governo e di un bilancio», auspicando un compromesso «piuttosto che scommettere su un’altra elezione per default». Uno spiraglio di luce nel buio pesto che arriva dai due rami estremi dell’Assemblea, schierati contro il Lecornu-bis e firmatari di due mozioni di sfiducia nei suoi confronti. Secondo il leader di La France Insoumise (Lfi), Jean-Melenchon, «la sospensione della riforma ha un limite temporale stabilito dopodiché riprenderà il suo corso, quindi solo la generazione del 1964 guadagna tre mesi». Netto anche il commento Jordan Bardella, ai vertici del Rassemblement National (Rn): «L’unico denominatore comune di questa maggioranza assurda, pronta a qualsiasi tipo di contrattazione, è la paura delle urne».

Giovedì il voto in aula.
Socialisti verso il sì,
Lfi chiede più coraggio.
La destra vuole le urne
E Rn boccia ogni intesa.
Macron: «Rischi alti,
se passano le mozioni
scioglierò l’Assemblea»

Assi nella manica finiti anche per monsieur Le Président: se le due mozioni di censura presentate da Lfi e Rn contro Lecornu dovessero venire approvate, Emmanuel Macron si è detto pronto a sciogliere l’Assemblea Nazionale. Si tratta di «mozioni di scioglimento e devono essere considerate come tali» avrebbe detto il capo dell’Eliseo ai ministri secondo quanto affermato dalla portavoce del governo, Maud Bregeon. Pur insistendo sull’importanza di dare alla Francia una stabilità istituzionale, il presidente sembra essere giunto a una presa di coscienza dopo mesi di forti tensioni, col Paese stremato dal «tumulto politico». Una posizione condivisa, nonostante tutto, anche dallo stesso Lecornu che non più tardi di questa mattina ha affermato di non essere disposto, lui e il suo governo, a fare «qualsiasi cosa» dal momento che, sostiene, «fare politica significa difendere le proprie opinioni ed esserne orgogliosi, ma anche saper intraprendere la strada giusta per agire».

Sui mercati, nel frattempo, le acque si mantengono piuttosto ferme. Secondo Tobias Adrian, direttore del dipartimento sui mercati monetari del Fondo monetario internazionali, l’incertezza politica in Francia non si sta ripercuotendo sul resto dell’eurozona così come accaduto, invece, in occasione della crisi dei debiti pubblici degli Anni Dieci. Contestualmente l’Agenzia del Tesoro francese ha annunciato il piano per prendere in prestito sui mercati finanziari 310 miliardi nel 2026, una cifra record in termini assoluti ma che, rapportata alla ricchezza prodotta dal Paese durante l’anno, rappresenta circa il 10 per cento del Pil nel 2026, una proporzione simile a quella del 2025 e che si mantiene inferiore al picco dell’11,2 per cento registrato nel 2020, sulla scia della crisi sanitaria innescata dalla pandemia.

Il voto di giovedì in Assemblea Nazionale rappresenterà, in un modo o nell’altro, una svolta per la Francia e per gli equilibri internazionali. Un ‘sì’ alla mozione di sfiducia riporterebbe il Paese alle urne, uno scenario da cui potrebbe beneficiare il fronte conservatore con in prima linea lo schieramento del tandem Le Pen – Bardella. Nel caso in cui, invece, a prevalere dovesse essere il ‘no’, il governo di Sébastien Lecornu si incamminerebbe verso la strada della stabilità politica nel tentativo – certo non facile – di tagliare il debito pubblico di uno dei più grandi Paesi d’Europa.

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