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Simone Matteis

05 Dicembre 2025, 17:20

Germania, al via la riforma pensioni. Merz ringrazia il centrosinistra

Via libera del Parlamento con 318 sì e 53 astenuti e revisione «radicale» nel ’26. Respira anche l’industria: a ottobre crescita al +1,5% oltre il +0,3% preventivato

Friedrich Merz

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz

Un raggio di sole tra le nubi che avvolgono il governo del cancelliere tedesco Friedrich Merz, sostenuto da una maggioranza risicata e attraversata di recente da scontri generazionali che avevano costretto il titolare del Bundestag a una prova di forza. Al centro della disputa, la contestata riforma del sistema pensionistico sul quale il fronte della Cdu si era spaccato: per settimane un gruppo di 18 giovani deputati del blocco conservatore aveva protestato contro una disposizione che affermava che dopo il 2031, il livello pensionistico sarebbe leggermente superiore a quello che sarebbe sotto la legge attuale, con un’impennata dei costi fino a 15 miliardi l’anno che sarebbero inevitabilmente ricaduti sulle spalle delle generazioni più giovani. Costretto all’angolo per mano della sua stessa maggioranza, che lo ha accusato di tendere eccessivamente la mano alle richieste dei socialdemocratici, Merz ha scelto di giocarsi il tutto per tutto con al consapevolezza che, se la misura non fosse passata, si sarebbe immediatamente aperta una crisi di governo. Prova superata e rischio scongiurato, almeno per adesso: venerdì pomeriggio il parlamento tedesco si è espresso con 318 voti a favore e 224 contrari sulla riforma delle pensioni, che rimarranno dunque al 48% dei salari medi fino al 2031.

A restituire il peso politico del voto odierno, l’astensione di 53 deputati dell’opposizione di centro-sinistra, che tiene fede alla promessa di astenersi pur di garantire un passaggio politico ritenuto decisivo per la tenuta del Paese. Una mossa rivelatasi decisiva per l’esito finale della disputa sul pacchetto pensioni, visto che – senza l’astensione dell’ala sinistra –la scelta di Merz di richiedere la maggioranza assoluta ai 630 componenti della camera avrebbe finito per innescare una grave crisi di governo. «Questa non è la fine della nostra politica pensionistica, ma solo l'inizio», ha dichiarato Merz dopo il voto, annunciando comunque l’intenzione di avanzare una serie di proposte per una riforma più radicale del sistema pensionistico entro la metà del 2026, mentre la Germania – così come molti altri Paesi europei – è chiamata a fare i conti con l'invecchiamento della popolazione. Sfide complesse che il governo spera di riuscire a posticipare a un momento contrassegnato da condizioni politiche e economiche più favorevoli, senza contare le pressioni squisitamente politiche che premono sulla maggioranza: nel suo intervento di oggi, infatti, il cancelliere ha anche strigliato la sua coalizione per le «troppe discussioni pubbliche» condotte da quando è entrata in carica, intese come un segno di debolezza davanti all’avanzata di Afd, il fronte di estrema destra.

Nel frattempo, un altro segnale di distensione per Berlino arriva dal report di ottobre sull’andamento della manifattura, con gli ordinativi industriali cresciuti dell’1,5% su base mensile, nettamente al di sopra del +0,3% atteso degli analisti. Il dato, diffuso da Destatis, suggerisce che la principale economia industriale d’Europa potrebbe aver trovato un nuovo equilibrio dopo mesi di oscillazioni: a rafforzare ulteriormente il quadro anche la revisione al rialzo di settembre, passata da +1,1% a +2,0%, che rende il terzo trimestre del 2025 migliore del previsto. Ancora negativo, invece, il confronto su base annua: rispetto a ottobre 2024 gli ordini sono scesi dello 0,7%, un calo certo più contenuto rispetto al -3,4% di settembre ma che conferma le difficoltà strutturali dell’industria tedesca. A trainare il risultato mensile è soprattutto il settore dei mezzi di trasporto complessi, che segna un balzo del +87,1% grazie a un singolo ordine nel comparto aeronavale. Un incremento episodico, tipico di un settore caratterizzato da commesse irregolari, che pur sostenendo il dato complessivo non indica necessariamente una ripresa strutturale.

Più concreto invece il miglioramento dei metalli di base, in crescita dell’11,9%: sintomo di una domanda più solida trainata da costruzioni, automotive e manifattura. Ancora in affanno la produzione di apparecchi elettrici (-16,2%), penalizzata dal rallentamento dell’elettronica industriale, così come beni intermedi (-3,4%) e di consumo (-2,2%), che riflettono debolezza sia lungo la catena di fornitura che nella domanda finale. Sul fronte geografico, ottobre premia sorprendentemente la domanda interna, che cresce del 9,9%. Una dinamica che suggerisce un tessuto domestico più vivace del previsto, forse sostenuto da investimenti pubblici e stimoli fiscali. Gli ordini esteri, al contrario, calano del 4,0%: stagnante l’area euro (+0,1%), mentre segnali positivi arrivano dai Paesi terzi (+6,5%), su tutti Asia e Stati Uniti. Il quadro che emerge è quello di un’industria tedesca che resiste senza però riuscire a decollare: l’aumento mensile offre un segnale di vitalità, ma il confronto annuale ricorda quanto sia lunga la strada verso un recupero pieno ai livelli pre-crisi, utile tanto al comparto tedesco quanto all’economia comunitaria.

DATI:

  • 318 - "Sì" alla riforma pensioni
  • 15 mld – Extra-costo annuo previsto dal '31
  • +1,5% – Crescita ordini industria (ottobre)
  • –0,7% – Variazione annua (ottobre)
  • -3,4% - Variazione annuoa (settembre)

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