Putin e Modi blindano l'asse. Petrolio e difesa i protagonisti
Continuerà la fornitura energetica «senza interruzioni». Mosca ipotizza produzione di caccia in India
Vladimir Putin viene accolto da Narendra Modi a Nuova Delhi
I dazi Usa spalancano le porte dell’India a Vladimir Putin. Per la prima volta in quattro anni, il presidente russo è tornato a Nuova Delhi, dove Modi lo ha ricevuto con un tappeto rosso che riporta alla mente, per contrasto, il ricordo di un’altra sua tappa recente, tutt'altro che gloriosa. Paradossalmente, il presupposto è lo stesso: la guerra in Ucraina. Ma l’obiettivo è capovolto: se ad Anchorage si cercava un varco per la pace, a Delhi si blindano affari e legami economici pensati per garantire a Mosca — e a un’India appesantita dalle tariffe e dalle minacce americane — un futuro più tranquillo.
Al centro dei colloqui di oggi, due concetti chiave: sicurezza energetica ed equilibrio commerciale. Per Mosca, negli ultimi anni l’India è diventata l’acquirente ideale del petrolio venduto a prezzi stracciati, dopo che le sanzioni occidentali hanno chiuso i rubinetti europei. Proprio questi rapporti — che hanno visto lievitare la quota di greggio russo importato da Nuova Delhi dal 2,5% pre-invasione a picchi del 30% — avevano acceso l’ira dell’amministrazione Trump, che lo scorso agosto, accusando l’India di alimentare lo sforzo bellico russo, aveva avviato una serie di dazi «punitivi» via via crescenti, giunti oggi al 50%.
Non sorprende, quindi, che Putin si sia presentato come fornitore stabile di petrolio, gas e carbone, rilanciando la promessa di «consegne ininterrotte» per sostenere un’economia indiana in piena corsa — ormai terzo consumatore mondiale di greggio. Ma proprio questa dipendenza energetica mette in luce l’altro grande nodo: una bilancia commerciale nettamente inclinata verso Mosca. Da qui l’impegno di Putin ad alzare il valore del commercio bilaterale dagli attuali 60 a 100 miliardi di dollari entro il 2030, anche in un'ottica di difesa dalla cosiddetta 'trappola della rupia'. Perché lo squilibrio commerciale fa male anche alla Russia, portando a un accumulo massiccio di rupie sui conti russi in India e rendendo difficile la loro conversione o il loro utilizzo.
Ma mentre alcuni rapporti si stringono, altri diventano sempre più fragili. E da Nuova Delhi sono partite anche accuse rivolte alla presidenza a stelle e strisce. In un’intervista rilasciata a India Today, Putin ha sfruttato l’occasione per lanciare una stoccata ben calibrata: «Gli Stati Uniti continuano ad acquistare da noi combustibile nucleare per le loro centrali. Se loro possono farlo, perché l’India non dovrebbe avere lo stesso diritto?». Ed è notizia nota dallo scorso settembre: nel 2024, la Russia è rimasta il principale fornitore globale degli Usa per questo tipo di prodotto.
Le tensioni globali salgono, e basta una frase — «cooperazione sulla costruzione navale e piattaforme avanzate» — per capire che il vecchio asse militare continua a consolidarsi con decisione, con la Russia che dai tempi sovietici rimane il principale fornitore di Nuova Delhi per navi, sottomarini, sistemi missilistici. Un’eredità pesante, che continua a occupare una fetta decisiva dell’inventario indiano, nonostante acquisti crescenti — e per Mosca senz'altro preoccupanti — da Francia, Usa e Israele. Oggi, però, nessun maxi–contratto è stato annunciato. Segno che si è entrati in un’altra fase: meno compravendita, più industria. Cantieri, produzione congiunta, trasferimento tecnologico. Una logica di consolidamento, non di vetrina.
Non si tratta di un salto nel vuoto. La linea è tracciata da decenni di cooperazione: modernizzazione delle flotte, programmi comuni per missili e difese aeree. Ora, però, la bussola punta con sempre più decisione su ricerca e sviluppo condivisi. E su quelle «piattaforme avanzate» di cui hanno parlato entrambi i capi di stato, con Mosca che ha messo sul tavolo la possibilità di produrre in India il caccia di quinta generazione Su-57.
È proprio in questo quadro che si innesta il dossier più silenzioso ma forse più strategico: minerali critici e terre rare. Un’estensione naturale della stessa ambizione industriale che anima la cooperazione militare. Il vertice di Nuova Delhi segna infatti l’avvio di una partita ben più ampia. Da mesi un’India ancora dipendente per oltre il 65% dalla Cina sta sondando intese con colossi russi come Nornickel e Rosatom per estrazione, processamento e produzione di magneti avanzati per auto, energia ed elettronica. Un terreno dove Mosca può offrire molto — e ottenere altrettanto. Perché se Nuova Delhi cerca di ridurre la propria vulnerabilità costruendo una filiera domestica, incentivando la produzione e creando scorte strategiche, Mosca vede nella partnership con l’India l’occasione di valorizzare tecnologie di trattamento oggi ancora in fase pilota. L’obiettivo comune? Rosicchiare spazio al monopolio cinese.

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