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Camilla Consonni

16 Dicembre 2025, 18:19

L'Eurozona cresce a passo lento. Deraglia la locomotiva Germania

A dicembre nella Ue leggera contrazione della produzione. Trainano i servizi. Ma è allarme Germania: «La peggior crisi dal 1949»

L’eurozona cresce, ma a dicembre rallenta. E la manifattura tedesca inchioda

Parco industriale di Francoforte

L’eurozona si prepara a chiudere il 2025 con una crescita inferiore alle attese. Secondo la lettura flash dell’indice Pmi composito Hcob di dicembre, l’attività economica dell’eurozona scende a 51,9 punti dai 52,8 di novembre, un dato al di sotto delle previsioni degli analisti (52,7). Nonostante questo calo, per la prima volta dal 2019 l’indicatore rimane sopra la soglia critica di 50 per l’intero anno solare, confermando una crescita continua, anche se moderata, dopo il lungo periodo post-pandemico. Mentre il settore dei servizi si espande, seppur a un ritmo più lento, la produzione manifatturiera registra una lieve contrazione a dicembre, interrompendo una serie positiva che durava da nove mesi. E se i nuovi ordini aumentano per il quinto mese consecutivo, il rallentamento delle commesse estere continua a penalizzare l’industria, più che i servizi.

Tuttavia, è la Germania - la storica locomotiva dell'eurozona - a pagare il prezzo più alto, con una contrazione preoccupante del settore manifatturiero che rischia di intaccare economia dell’intera area. Il Pmi composito tedesco scende infatti a 51,5 punti, ai minimi da quattro mesi, con il comparto manifatturiero che torna sotto i 50 punti (49,4). La manifattura tedesca ha interrotto una serie di nove mesi di crescita, mentre i servizi rallentano a 52,6, il livello più basso da settembre. Cyrus de la Rubia, capo economista di Hamburg Commercial Bank, definisce la situazione della Germania come un «disastro», sottolineando come il settore manifatturiero tedesco sia ormai in territorio di contrazione. Gli ordini, già rallentati a novembre, non lasciano presagire miglioramenti per l’inizio del prossimo anno. E il presidente della Confindustria tedesca Leibinger denuncia: «Il Paese rischia una deindustrializzazione irreversibile. Si tratta della crisi peggiore dal 1949».

In Francia, la situazione è più stabile, ma anche qui il quadro rimane fragile. Il Pmi manifatturiero risale a 50,6 punti da 47,8 di novembre, il livello più alto dal 2022, ma i servizi rallentano a 50,2, portando l’indice composito a fermarsi a 50,1, segnalando una sostanziale stagnazione.

Sul fronte della fiducia, l’indice Zew tedesco ha sorpreso positivamente, salendo a 45,8 punti dai 38,5 di novembre, indicando un miglioramento del sentiment dopo anni di stagnazione. Tuttavia, Achim Wambach, presidente dello Zew, avverte che la situazione rimane fragile a causa di tensioni geopolitiche, conflitti commerciali e la carenza di investimenti. Le aspettative migliorano soprattutto nei settori dell’automotive, bancario e assicurativo, mentre la chimica fatica sotto i dazi. A livello di eurozona, invece, l’indice di fiducia economica sale a 33,7 punti, oltre le stime, con un calo atteso dell’inflazione e una crescita della fiducia anche su scala globale.

Il mercato del lavoro, però, mostra segni di raffreddamento, con i posti vacanti nel terzo trimestre scesi al 2,1% dal 2,3%. L’occupazione privata cresce per il terzo mese consecutivo, seppur lentamente, frenata dai tagli nel manifatturiero. In Germania il calo è lieve (anche se i disoccupati sono ormai oltre 3 milioni), mentre in Francia e nel resto dell’area si registrano incrementi modesti, con le imprese che smaltiscono arretrati e riducono le scorte. L’inflazione si mantiene su ritmi moderati, con i costi di input che segnano il maggior aumento in nove mesi e i prezzi di vendita che accelerano lievemente, soprattutto nei servizi. In Germania, i costi raggiungono il massimo da un anno, mentre l’eurozona rimane vicina al target Bce del 2%. Nonostante la crescente pressione salariale, Cyrus de la Rubia prevede tassi invariati nella riunione della Bce del 18 dicembre.

Il commercio estero, comunque, offre una nota positiva: a ottobre 2025, l’eurozona ha registrato un surplus commerciale di 18,4 miliardi, più che raddoppiato rispetto all’anno precedente, grazie all’aumento delle esportazioni e alla riduzione delle importazioni, con un contributo decisivo dalla riduzione del deficit energetico. Nei primi dieci mesi dell’anno, l’avanzo cumulato ha raggiunto i 144,6 miliardi, sostenuto anche dal commercio intra-area (+1,6%). L’Unione europea ha mantenuto un surplus stabile di 116,7 miliardi.

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