Francia, niente accordo per la manovra 2026. Lecornu propone legge speciale
Dopo mezz’ora di confronto, la commissione mista ha dato forfait. Parigi non è più in grado di garantire all’Ue il rientro del deficit
Il primo ministro francese, Sébastien Lecornu
Ormai é ufficiale: la Francia chiuderà l’anno senza una vera legge di bilancio per il 2026. E mentre il governo Lecornu si trova obbligato a ripiegare su una legge finanziaria speciale per garantire la continuità dello Stato, sullo sfondo crescono i dubbi sulla solidità dei conti pubblici e sulla credibilità di Parigi di fronte al resto d’Europa.
Il negoziato tra Assemblea nazionale e Senato si è infranto in tempi record. Dopo appena mezz’ora di confronto, la commissione mista paritaria – sette deputati e sette senatori incaricati di trovare un compromesso sulla manovra – ha preso atto dell’impossibilità di raggiungere un’intesa. Un esito previsto, per quanto insperato, che rende «impossibile l’adozione di un budget per lo Stato entro fine anno» e spinge l’esecutivo verso una gestione d’emergenza.
«Servirebbe un miracolo», scriveva Le Monde all’alba della giornata decisiva. Libération parlava di «fatalismo, stanchezza e una punta di rabbia». Ora, il primo ministro Sébastien Lecornu affiderà al Consiglio di Stato un progetto di legge speciale: un testo tecnico, assimilabile a un esercizio provvisorio, con cui il bilancio 2025 verrà esteso anche al 2026 consentendo allo Stato di continuare a incassare le imposte, pagare gli stipendi e onorare i propri impegni. Una soluzione tampone, in attesa che il Parlamento riapra il dossier a gennaio.
Sul fronte della finanza pubblica, tuttavia, ormai da tempo arrivano importanti segnali di sofferenza. Secondo l’Insee, il debito ha raggiunto i 3.482,2 miliardi di euro, pari al 117% del Pil, con un incremento di quasi 66 miliardi in soli tre mesi. Le proiezioni indicano un ulteriore peggioramento in arrivo, che dovrebbe portare il rapporto debito/Pil al 120% nel 2027.
Uno scenario che rende sempre più arduo rispettare gli impegni presi con l’Unione europea sul rientro del deficit. In questo contesto, infatti, Parigi non è in grado di garantire né il ritorno del disavanzo sotto il 5% del Pil né l’aumento di oltre 6 miliardi del budget della Difesa promesso a Bruxelles e ai partner. Lecornu ha escluso il ricorso all’articolo 49.3 della Costituzione, che consentirebbe di forzare l’approvazione della manovra senza voto parlamentare, e ha annunciato consultazioni con i leader dei partiti per tentare di costruire una nuova base di maggioranza.
«Il governo prende atto del fallimento della Commissione parlamentare», ha scritto il premier su X, ringraziando chi ha cercato «un compromesso ragionevole» e denunciando la «mancanza di volontà di raggiungere un risultato» da parte di alcuni gruppi. Alla vigilia, l’esecutivo aveva messo in guardia dal «confondere la manovra 2026 con le presidenziali del 2027», esercitando pressioni sull’ala più rigida dei Républicains perché non facesse saltare l’intesa per calcoli politici.

Dopo mezz’ora di confronto, la commissione mista ha dato forfait. Parigi non è più in grado di garantire all’Ue il rientro del deficit
Nelle settimane precedenti, il Parlamento era riuscito a chiudere, tra forti tensioni, il capitolo del bilancio della Sicurezza sociale, includendo la sospensione della riforma delle pensioni richiesta dai socialisti. Ora, però, il conto rischia di essere pesante. Lo scorso anno il governo aveva stimato in 12 miliardi di euro il costo di alcune settimane senza una legge di bilancio pienamente operativa. La ministra dei Conti pubblici, Amélie de Montchalin, ha definito l’incertezza «il primo costo» di questa situazione: «Saranno i nostri figli a pagare». Anche la Banca di Francia ha lanciato l’allarme. Un ricorso prolungato a una legge speciale, priva di misure di risparmio o fiscali, espone il Paese a un disavanzo «ben oltre quanto auspicabile».

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