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05 Gennaio 2026, 20:00

Il blitz Usa spinge le Borse globali. Nuovo record per Wall Street. A trainare sono petrolio e difesa

L’intervento americano in Venezuela non ha zavorrato i mercati. Anzi, le Borse mondiali sono ripartite con slancio, sostenute dall’interesse verso energia e difesa. In Asia, Seul ha chiuso stamattina con un brillante +3,4%. Molto bene anche Tokyo (+2,97%), Shanghai (+1,3%) e Shenzhen (+1,9%). Wall Street, dal canto suo, ha aperto con il Dow Jones per la prima volta sopra i 49 mila punti (+1,37%), il Nasdaq su dello 0,98% e lo S&P 500 a +0,80%. In Europa, i listini hanno chiuso la giornata in terreno positivo. Francoforte ha guadagnato l’1,29%, mentre Milano è avanzata dell’1,04%. Piatte Londra e Parigi (rispettivamente +0,49% e +0,20%). A trainare Piazza Affari sono stati soprattutto i titoli della difesa: Leonardo è avanzata del 6,25%, Fincantieri del 4,5%. 

Sul fronte delle materie prime, oro e argento hanno continuato a correre, mentre il petrolio rimane sotto stretta osservazione. Dopo i cali iniziali, infatti, il greggio si è rafforzato, con Wti in rialzo a 58 dollari e Brent a 61,36 dollari. Ricardo Evangelista, Senior Analyst di ActivTrades, ha commentato: «La reazione iniziale dei mercati finanziari riflette le aspettative che la destituzione del presidente venezuelano possa portare a un riallineamento politico verso la sfera di influenza degli Stati Uniti. Nel breve termine, in particolare per quanto riguarda le esportazioni di petrolio, le prospettive sembrano essere sostanzialmente quelle di un andamento normale».

Le grandi compagnie petrolifere americane, a ogni modo, hanno accelerato, complice l’annuncio di Washington di voler sfruttare le riserve venezuelane: Chevron è salita del 5,5%, ConocoPhillips del 7,7%, Exxon Mobil dell’1,29%. Con 303 miliardi di barili di riserve accertate, pari al 19% del totale mondiale, il Paese rappresenta un vero tesoro. Trump lo ha dichiarato esplicitamente: le aziende americane «spenderanno miliardi di dollari, ripareranno le infrastrutture gravemente danneggiate e inizieranno a fare soldi per il Paese». Ma l’operazione non sarà una passeggiata. Secondo la società di consulenza Rystad Energy, tra oggi e il 2040 serviranno circa 65 miliardi di dollari solo per mantenere la produzione attuale, pari a circa un milione di barili al giorno. Per aumentare la produzione fino a 2 milioni di barili giornalieri, invece, l’investimento necessario supererebbe i 100 miliardi di dollari.

Ma la finanza americana non si è fatta intimidire e comincia già a pianificare: Charles Myers, a capo della società di consulenza Signum Global Advisors, starebbe organizzando per marzo un viaggio in Venezuela con una ventina di investitori, tra hedge fund e gestori, e potenziali d'investimento molto elevati per i prossimi cinque anni.

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