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Giulia Betti

05 Gennaio 2026, 20:00

Starmer rilancia la Brexit elastica: un ritorno soft per salvare la leadership

Il premier parla di ‘riallineamento’ con l’Ue. Mentre il suo partito continua a guardarsi intorno

Starmer rilancia la Brexit elastica: un ritorno soft per salvare la leadership

Il primo ministro inglese Keri Starmer (© Ansa)

Dieci anni dopo il referendum che prometteva di «riprendere il controllo», Keir Starmer prova a riprendersi almeno quello del proprio partito. Nel fine settimana, in un’intervista alla BBC, il primo ministro laburista ha pronunciato una parola che a Westminster si pensava archiviata: «riallineamento». Non un ritorno nell’Unione europea né tantomeno una marcia indietro sulla Brexit — Starmer ha ribadito l’impegno elettorale a non rimetterla in discussione — ma la disponibilità ad allinearsi di nuovo a regole e standard europei nei settori in cui un riavvicinamento possa risultare vantaggioso per «l’interesse nazionale». Un’espressione che dice molto della priorità politica del momento: una economia britannica in affanno, in un contesto internazionale sempre più instabile.

Secondo The i, quotidiano di area eurofila, quelle parole evocano almeno l’orizzonte di una soft Brexit. Per il Daily Express, tabloid della destra brexiteer, potrebbero invece preludere al «tradimento» definitivo del verdetto referendario.

Una svolta — se così la si vuole chiamare — che arriva nel momento meno neutro possibile. Mentre Starmer rassicura imprese e partner europei promettendo meno attriti commerciali e maggiore cooperazione regolatoria, il fronte interno del Labour mostra segnali evidenti di insofferenza. Un sondaggio Survation, commissionato da LabourList e pubblicato alla vigilia della conferenza annuale del partito a Liverpool, fotografa una realtà scomoda: il 53 per cento degli iscritti vorrebbe un nuovo leader prima delle prossime elezioni generali; solo il 31 per cento sostiene la permanenza di Starmer fino al voto.

Il primo ministro, concentrando il discorso sul mercato unico, ha peraltro espresso scetticismo sull’ipotesi alternativa di un rientro del Regno Unito nell’unione doganale europea. Una proposta tornata in Parlamento per iniziativa di Liberaldemocratici e Verdi, e guardata con favore anche da settori del Labour — incluso il ministro della Sanità Wes Streeting — che, secondo la stampa, non nascondono ambizioni di leadership.

Intanto, i fantasmi politici si moltiplicano. Un altro rilevamento, circolato negli stessi giorni, accredita per la prima volta la possibilità che Nigel Farage possa ambire seriamente a Downing Street: Reform UK viene stimato al 29 per cento, contro un Labour fermo attorno al 16. Nei corridoi del partito prende così corpo l’ipotesi di una sfida interna guidata dal sindaco della Greater Manchester, Andy Burnham, nome caro a chi invoca un Labour più radicato territorialmente e più vicino alla sua tradizione operaia.

Non pochi analisti leggono il rilancio del dossier Brexit come una mossa difensiva, se non una vera arma della disperazione: un tentativo di Starmer di guadagnare tempo e legittimità fino alla fine della legislatura, fissata sulla carta nel 2029. Resta da capire se questa versione attenuata del divorzio europeo basterà a convincere gli elettori. O se, prima ancora del Paese, sarà il Labour a voler cantare — forse per l’ultima volta — I Want to Break Free: non più dall’Europa, ma dal proprio leader.

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