Commercio globale
Israele più vicino al Somaliland, tensioni sulla rotta per Suez. Al di là del Golfo, Houthi: «Presenza straniera sarà bersaglio»
Il ministro degli esteri Gideon Saar con il presidente del Somaliland Abdirahman Mohamed Abdullahi
Il riconoscimento del Somaliland da parte di Israele – suggellato dalla visita ufficiale del ministro degli Esteri Gideon Sa’ar di martedì 6 gennaio 2026 – segna un salto di qualità nelle relazioni tra i due Paesi e introduce ulteriore instabilità alle porte di un già bersagliato Mar Rosso. Autoproclamatosi indipendente dalla Somalia nel 1991, il Somaliland ha 6 milioni di abitanti e istituzioni stabili, elezioni e un proprio sistema amministrativo. A mancare, fino a poco tempo fa, era solo il riconoscimento internazionale. Israele è stato il primo a compiere questo passo, lo scorso 26 dicembre, aprendo a «rapporti diplomatici completi» e alla «cooperazione su agricoltura, tecnologia, difesa e sicurezza marittima».
Per Hargheisa si tratta di una legittimazione attesa da trent’anni; per Tel Aviv, di un investimento strategico su uno dei passaggi marittimi più sensibili del pianeta. Il Somaliland, infatti, si affaccia sul Golfo di Aden e sorveglia, da sud, Bab el-Mandeb, il chokepoint da cui fino al 2023 transitava circa il 12% del commercio marittimo mondiale. Direzione: Canale di Suez e, poi, Mediterraneo.
La reazione internazionale è stata immediata: Mogadiscio ha denunciato la visita come «un’incursione illegale», chiedendo sostegno a Unione africana, Lega araba e partner globali, mentre gli Houthi hanno avvertito che qualsiasi presenza israeliana renderà il Somaliland un «obiettivo militare legittimo». Ma è proprio questo il punto più caldo: il rapporto con gli Houthi. Da fine 2023, la loro pressione ha trasformato la rotta del Mar Rosso in un percorso altamente rischioso, ridisegnando le rotte globali. Entro marzo 2024, oltre 60 navi erano state attaccate e più di 2mila deviate verso l’Africa. Quell’anno, i transiti di container a Suez sono crollati del 90% e i noli marittimi sono aumentati del 25-35%, con premi di guerra più che duplicati. Passare per il Capo di Buona Speranza ha portato a rotte più lunghe di 10-14 giorni e a costi aggiuntivi di 2-4 milioni di dollari a traversata.

Il Paese si affaccia sullo stretto di Ader, rotta chiave per Suez. Israele può rafforzare sicurezza o sottrarre stabilità. Dal ‘23 Houthi bloccano il Mar Rosso.
Ora, il porto di Berbera potrebbe offrire nuove opportunità. Gestito da Dp World (Dubai), secondo alcune indagini open source non si tratterebbe più "solo" di un’infrastruttura commerciale: le immagini satellitari mostrano i segni di un possibile rafforzamento delle capacità militari, con la costruzione di una dozzina di hangar sotterranei per jet e droni in una regione che, formalmente, non dispone di una propria aeronautica da combattimento. Per gli analisti, quindi, la base sembrerebbe pensata per attori esterni – Emirati, Usa o forse Israele – come piattaforma per sorveglianza, intelligence marittima e interventi rapidi contro gli Houthi.
La presenza israeliana, in questo senso, può essere letta in due modi: come moltiplicatore di sicurezza o, al contrario, come acceleratore di rischio politico lungo una rotta che, a oggi, ancora non sembra pronta a sbloccarsi. A inizio 2026, infatti, Suez resta sotto i livelli del 2023 del 60%. E di qui la prudenza degli operatori logistici: riportare le flotte sul Canale imporrebbe una riorganizzazione complessa di network, orari e scali, con porti già saturi all’80-90% e il rischio concreto di nuove ondate di congestione.

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