Stati Uniti
Trump attacca l’Alleanza: «Nessuno teme Nato senza Usa». Ma (per ora) non la abbandona
Il tycoon su Truth: «Sempre al suo fianco, anche se non c'è reciprocità». L’Ucraina? «Senza il mio coinvolgimento sarebbe già in mano russa»
Il presidente americano Donald Trump (Shutterstock)
«Russia e Cina non temono una Nato senza gli Stati Uniti». Il giorno dopo la presa di posizione europea sulla Groenlandia e il vertice parigino dei Volenterosi, Donald Trump sceglie un palcoscenico privilegiato — il social Truth — per ribadire la sua visione di un’Alleanza Atlantica in cui gli Stati Uniti rimangono l’unico pilastro realmente credibile.
Per il presidente americano, questa credibilità si misura esclusivamente su due fronti: quello militare e quello economico. Nei primi giorni dell’anno è emersa con chiarezza la linea della politica estera statunitense, che pare essere sinonimo di forza bellica: dai bombardamenti in Nigeria all’intervento in Venezuela, dalle ambizioni sulla Groenlandia alle minacce rivolte a Iran, Messico, Colombia e Cuba. Nel post, il presidente prosegue: «Tutti sono fortunati che io abbia ricostruito il nostro esercito nel mio primo mandato, e che continui a farlo». Nato compresa, nonostante le intimidazioni.
«Saremo sempre al suo fianco, anche se la Nato non dovesse esserci per noi», aggiunge il tycoon, lanciando una stoccata diretta all’Unione Europea. Quest’ultima, pur tra divisioni interne e tempi di reazione lenti, ieri – a oltre 24 ore dalle preoccupanti dichiarazioni sulla centralità strategica della Groenlandia per la difesa statunitense – ha preso posizione al fianco della Danimarca. I leader di Francia, Germania, Italia, Spagna, Polonia e Regno Unito hanno firmato un documento congiunto, ribadendo che «solo Nuuk e Copenhagen possono decidere del futuro della Groenlandia», che resta sotto la protezione dell’articolo 5 della Nato.

Trump punta al controllo sulla Groenlandia «per ragioni di sicurezza». Le opzioni sul tavolo: acquisto dell’Isola, accordi di libera associazione che garantiscano accesso militare e minerario – aggirando il confronto con Copenhagen – o, sul piano teorico, persino intervento militare. Settimana prossima incontro tra il segretario di Stato Rubio e autorità danesi.
"Messaggio ricevuto – pare dire Donald – e io non vi abbandonerò, nonostante l’affronto. Ma ricordatevi di quanto contano gli Usa". Rassicurazione e minaccia, carota e bastone. Anche perché, come Trump ricorda sempre all’interno del suo post, la Nato dipende anche da un punto di vista economico dal rafforzamento americano e dalla pressione sugli alleati: prima del suo ritorno alla Casa Bianca, «la maggior parte dei membri della Nato non pagava i propri contributi» e gli Usa «stavano stupidamente pagando per loro». Solo grazie alle sue richieste «rispettose», sostiene, gli alleati sono arrivati a spendere fino al 5% del Pil per la difesa «con pagamenti immediati. Perché, al di là di tutto, sono tutti miei amici».

«La maggior parte dei membri della Nato non pagava i propri contributi, finché non sono arrivato io. E gli Usa, stupidamente, pagavano per loro».
Ma non è tutto. È solo grazie al suo coinvolgimento che l’Ucraina ancora resiste: «Senza di me, la Russia l’avrebbe già conquistata tutta». Certo, la narrazione del presidente della pace – che ha «messo fine a otto guerre» e che non ha vinto il Premio Nobel solo perché «la Norvegia stupidamente ha scelto di darlo a qualcun altro» – è una costante ormai da mesi. Quest’osservazione, però, arriva a un giorno dal vertice di Parigi della Coalizione dei volenterosi, dove Stati Uniti ed Europa hanno discusso il futuro della sicurezza dell’Ucraina.
Un incontro in cui i leader europei hanno ribadito l’obiettivo di garantire a Kiev «una pace giusta e duratura», con forze armate capaci di scoraggiare nuove aggressioni, impegni vincolanti di sostegno e la prospettiva di una presenza multinazionale di deterrenza. E anche gli Stati Uniti – per cui erano presenti gli emissari speciali Steve Witkoff e Jared Kushner – hanno ribadito il proprio impegno, con l’ipotesi di un coinvolgimento come forza di monitoraggio post-cessate il fuoco. Ma è sempre più probabile che nello scenario di un’Ucraina post-conflitto – dove la pace viene garantita da droni e satelliti americani e da soldati inglesi, spagnoli e francesi (ma non italiani) – sarà la politica della forza made in Usa a fare la differenza nei rapporti con una Russia che parla la stessa lingua.

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