«Il Venezuela è nostro». Gli Stati Uniti sequestrano due petroliere di Mosca e taglia il greggio alla Cina
Doppia operazione delle forze aeronavali nei Caraibi e nell’Atlantico settentrionale. Washington vuole «controllare la vendita del greggio per un tempo indefinito». La reazione del Cremlino: «Atto illegale»
Il Cremlino accusa il colpo
«Nessuno Stato usi la forza contro
navi registrate da altri Paesi»
Il segretario per l'energia Chris Wright (Epa/George Vitsaras)
Una prima petroliera russa è stata assaltata e sequestrata nell’Atlantico settentrionale, a largo della Gran Bretagna. Una seconda nel Mar dei Caraibi, entrambe partite dai porti del Venezuela. Due blitz da parte della marina e delle forze speciali americane, avvenuti ieri a distanza di poche ore. E con cui la Casa Bianca ha tradotto in atti concreti il messaggio più volte espresso negli ultimi giorni: d’ora in poi, ogni operazione legata all’esportazione di greggio del Paese sudamericano verrà decisa da Washington e da nessun altro. Anche a costo di incrinare i rapporti con Mosca.
La cattura del presidente Nicolas Maduro ha accelerato in pochi giorni il corso degli eventi a livello internazionale. Che hanno un comune denominatore: gli Stati Uniti non vogliono più interferenze da parte di altre potenze nella politica economica del continente americano, inteso in modo ampio dallo stretto di Magellano alla Groenlandia.
Perché il concetto fosse ancora più chiaro dopo la caduta del regime personalistico di Maduro, non hanno esitato a bloccare due petroliere riconducibili alla Russia, utilizzate per trasportare il greggio venezuelano — in Cina ma non solo — nonostante l’embargo introdotto dagli Usa fin dai tempi del primo mandato Trump.

La Casa Bianca avverte
le potenze straniere:
il presidente Trump
«non ha paura» e potrebbe
sequestrare altre navi
della flotta ombra
soggette a sanzioni
Il primo blitz è la sceneggiatura di un film di spionaggio. Le forze americane hanno seguito per due settimane il viaggio della petroliera Belle 1 con bandiera della Guyana, che dopo aver violato il blocco navale ha issato uno stendardo russo cambiando il nome in Marinera. Quando si è accorta di essere seguita da forze aeronavali Usa ha girato un filmato prontamente mandato in onda dal canale tv Russia Today. Come dire: attenzione, dietro di noi c’è il Cremlino. Ma questo non ha impedito l’abbordaggio in pieno Atlantico, tra Scozia e Islanda, della petroliera diretta a San Pietroburgo. Un’operazione a cui hanno collaborato anche le forze britanniche, come confermato da Londra.
La nave senza bandiera
Le forze armate degli Stati Uniti hanno poi comunicato di aver «catturato senza incidenti una petroliera a motore della flotta ombra non autorizzata e non battente alcuna bandiera», denominata M Sophia, in un’azione prima dell’alba nel Mar dei Caraibi. Secondo l’Organizzazione marittima internazionale, la nave è priva di “cittadinanza” da gennaio 2025 e l’anno scorso non ha diffuso la sua posizione per almeno sei mesi.
«Gli Stati Uniti hanno bisogno di controllare le vendite e i ricavi del petrolio venezuelano, per guidare i cambiamenti che desiderano vedere nel Paese». Con queste parole, il segretario all’Energia statunitense, Chris Wright, ha spiegato il doppio atto di forza. Intervenuto a un incontro sui temi energetici organizzato dalla banca d’affari Goldman Sachs a Miami, ha confermato che sono in corso colloqui con le compagnie petrolifere statunitensi per stabilire le condizioni del loro ritorno nel Paese sudamericano, aggiungendo che il governo lo venderà ad acquirenti negli Stati Uniti e in tutto il mondo «a tempo indeterminato». Martedì, Caracas e Washington hanno raggiunto un accordo per esportare fino a 2 miliardi di dollari di greggio venezuelano negli Stati Uniti.

Domani convocata riunione a Washington con i principali gruppi petroliferi statunitensi. Il prezzo del greggio sui mercati finanziari perde fino al 2%
Fin qui le dichiarazioni ufficiali americane. Ma l’iniziativa ha uno spettro di spiegazioni più ampio. Innanzi tutto, ha voluto ricordare a tutte le grandi potenze che il continente americano è tornato a essere «il cortile di casa degli Usa». Dalla celebre definizione data a suo tempo dal presidente Monroe, inventore della dottrina interventista che Donald Trump ha deciso di rilanciare. Ma non solo: riprendendo il controllo del petrolio venezuelano attraverso le Big Oil statunitensi, Washington comincia a tagliare i rifornimenti di greggio alla Cina, spesso garantiti dalla flotta ombra russa. Una mossa da inserire nel confronto con Pechino per la supremazia commerciale a livello globale. Infine, il blitz mette pressione su Putin e sulle trattative per il futuro dell’Ucraina. Il Cremlino ha accusato il colpo. «Nessuno Stato ha il diritto di usare la forza contro navi regolarmente registrate nella giurisdizione di altri Stati», è scritto in una nota ufficiale di Mosca.
La replica di Mosca e Pechino
Il governo cinese, il principale acquirente di petrolio del Venezuela, va invece dritto al punto: l’utilizzo delle risorse naturali da parte degli Usa. Il Venezuela è «uno Stato sovrano che possiede piena e permanente sovranità sulle sue risorse naturali e su tutte le attività economiche all’interno del suo territorio». Sono le parole della portavoce del ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha scritto che il Venezuela «consegnerà» fino a 50 milioni di barili di petrolio — fino a ora oggetto di sanzioni — agli Usa. Ha poi ribadito che «i diritti e gli interessi legittimi degli altri Paesi in Venezuela, compresi quelli della Cina, devono essere tutelati».
Indirettamente, nella vicenda si è inserito anche il Messico. La presidente Claudia Sheinbaum ha ricordato che il suo Paese diventerà il principale fornitore di petrolio per Cuba, visto che verranno meno le importazioni dal Venezuela. Anche se si è subito affrettata a precisare, per non irritare Trump, che non sta inviando all’isola «più petrolio di quanto ne abbia inviato storicamente».

Turchia sempre più forte
I tre pilastri dell’avanzata
di Alessandro Arduino
Mentre l’Europa resta assorbita dall’ansia per l’invasione russa dell’Ucraina e dall’ipotesi, fino a poco tempo fa impensabile, di una ...