Mps giù in Borsa per il terzo giorno. Avanti le indagini sul concerto fra soci
Dagli ambienti giudiziari sul Mef: nessuna indagine, non è persona fisica. Intanto il titolo della banca senese in negativo per il terzo giorno (-3,2%). Da Bruxelles: no comment, ma per noi nessun vincolo ad acquisizioni per Mps
Francesco Gaetano Caltagirone
Mps affonda in Borsa per il terzo giorno consecutivo, trascinata dall’ondata di vendite innescata dall’inchiesta sulla scalata a Mediobanca, che mette sotto la lente il presunto ‘concerto occulto’ fra grandi soci e vertici della banca senese. Sullo sfondo, un’operazione che ha ridisegnato gli equilibri della finanza italiana, portando Mps a stringere il controllo di Piazzetta Cuccia.
La Procura di Milano contesta un patto segreto fra Francesco Gaetano Caltagirone, il presidente di Luxottica e Delfin Francesco Milleri e l’ad di Mps Luigi Lovaglio, ipotizzando un concerto non dichiarato nelle mosse su Mps e Mediobanca. Il presunto disegno avrebbe avuto come snodo cruciale l’offerta di scambio lanciata dal Monte, che ha portato Siena a raccogliere la maggioranza del capitale di Mediobanca, proiettando così la sua influenza fino al baricentro del gruppo Generali.
Nel mosaico investigativo entra anche la dismissione del 15% di Mps effettuata nel novembre 2024 dal ministero dell’Economia tramite un collocamento accelerato a favore, tra gli altri, di Delfin, del gruppo Caltagirone, Banco Bpm e Anima. Gli inquirenti parlano di «anomalie e opacità» nella fase finale della procedura, ma chiariscono che il Mef, pur considerato avere avuto un ruolo significativo, non è indagato: il ministero non è persona fisica, non può commettere reati e, trattandosi di operazione fuori da una gara pubblica, l’eventuale violazione di trasparenza non si traduce in fattispecie penale.
Per quanto riguarda l’ad del Montepaschi Lovaglio, secondo l’accusa avrebbe fornito un contributo causale alla strategia coordinata di Milleri e Caltagirone, avallando una scalata ritenuta «illecita» nel suo complesso svolgimento. L’attenzione si concentra anche sulla risposta difensiva di Mediobanca con l’ops su Banca Generali, operazione bocciata in assemblea dopo una vera chiamata alle armi degli azionisti, che per i pm rappresenta un passaggio rivelatore del fronte schierato a favore o contro il progetto sul gruppo assicurativo triestino.
L’inchiesta è descritta come tutt’altro che conclusa: la Guardia di finanza sta setacciando cellulari e dispositivi dei tre indagati con decine di parole chiave, mentre gli uffici di Milano mantengono un filo diretto con Consob e Bce, destinatarie di una relazione informativa già prima delle perquisizioni.
Da Bruxelles, la Commissione Ue ribadisce di non commentare procedimenti penali nazionali ma ricorda che, dopo la revisione degli aiuti di Stato, Mps non è più vincolata a rinunciare alle acquisizioni e che l’operazione Mediobanca è stata valutata dall’Antitrust italiano.

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