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Maria Gaia Fusilli

03 Dicembre 2025, 17:27

Mps ritrova slancio in Borsa dopo i cali (+1,4%). Ora attesa per il cda in cui riferirà Lovaglio

In una settimana -13%, ora lieve rimbalzo. Su anche Mediobanca, mercati più calmi in vista del consiglio in cui dovrà riferire l’ad Luigi Lovaglio

Luigi Lovaglio

Luigi Lovaglio

Dopo giorni di tempesta sui mercati, il titolo Monte dei Paschi di Siena sembra aver finalmente trovato un argine al crollo che lo aveva travolto nell'ultima settimana. Le azioni della banca senese hanno chiuso la seduta odierna in rialzo dell’1,36% a 7,73 euro, mentre anche Mediobanca ha guadagnato terreno con un progresso dello 0,42% a 16,76 euro. Un segnale di distensione, seppur parziale, considerando che dal 26 novembre a ieri le azioni di Rocca Salimbeni avevano lasciato sul terreno il 13%.

A scuotere i mercati era stata la notizia dell'inchiesta della Procura di Milano, che vede indagati per aggiotaggio e ostacolo alle autorità di vigilanza l'amministratore delegato Luigi Lovaglio, insieme agli imprenditori Francesco Gaetano Caltagirone e Francesco Milleri, presidente di Delfin e Luxottica. Secondo l'ipotesi accusatoria, i tre avrebbero agito in modo concertato nella costruzione dell'operazione da oltre 13 miliardi con cui Mps ha scalato Mediobanca, senza dichiarare al mercato e ai regolatori questo coordinamento.​

L'attesa ora è tutta per il consiglio di amministrazione di venerdì, dove Lovaglio dovrà riferire ai consiglieri sulla propria posizione. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, il suo ruolo sarebbe stato quello di «concorrente esterno» e «facilitatore», poiché non avrebbe agito nell'interesse di Mps né ambiva al controllo di Mediobanca, ma avrebbe fornito un contributo causale all'ipotesi di reato. Proprio per questo motivo la banca senese in quanto tale non risulta indagata. La relazione del banchiere dovrebbe ribadire che nessuna informazione è stata nascosta e che il piano di integrazione con Mediobanca prosegue secondo le scadenze previste.​

La vicenda riporta inevitabilmente alla ribalta la parabola di Monte Paschi, la banca più antica del mondo ancora in attività, salvata dallo Stato nel 2017 con un intervento da 5,4 miliardi dopo il crollo nei crediti deteriorati e il fallimento del piano di ricapitalizzazione privato. Da allora il Tesoro ha progressivamente dismesso la propria quota, fino all'operazione del novembre 2024 che ha visto Caltagirone e Delfin acquistare ciascuno il 3,5% delle azioni cedute dal Mef. Fu proprio quella privatizzazione lampo, con le sue "stranezze" procedurali, a finire sotto la lente dei magistrati milanesi.

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