L'unicorno
Satispay diversifica per salvarsi. Lanciati tre fondi d’investimento
La società lancia tre fondi con Invesco per entrare nel risparmio gestito. L’obiettivo è monetizzare sei milioni di utenti conquistati coi pagamenti, ma dietro la svolta finanziaria pesa il bisogno di nuove fonti di ricavo
Il fondatore di Satispay Alberto Dalmasso (Ermes Beltrami, Imagoeconomica)
Satispay annuncia tre nuovi fondi d'investimento – obbligazionario, bilanciato e azionario globale – gestiti in partnership con il colosso americano Invesco. Alberto Dalmasso, l'amministratore delegato, parla di «nuova cultura della gestione del denaro» e della missione di trasformare l'Italia «da Paese di risparmiatori a Paese di investitori». Ma dietro la retorica dell'innovazione democratica si nasconde una verità più prosaica: Satispay ha bisogno disperatamente di diversificare le entrate.
Il modello originale che ha trasformato la società in un unicorno italiano – pagamenti digitali gratuiti sotto i 10 euro – si è rivelato economicamente insostenibile. Nel 2023 la società ha bruciato 46,3 milioni di euro, dopo averne persi 60 nel 2022. Ogni ricarica del budget settimanale genera costi bancari, mentre le transazioni sotto soglia – offerte gratuitamente per anni – hanno trasformato la crescita in una voragine di cassa. Non a caso, dalla primavera 2025 l'azienda ha tradito la promessa fondativa introducendo una commissione dell'1% anche sui micropagamenti, scatenando le proteste degli esercenti.
L'ingresso nel risparmio gestito non è dunque una semplice espansione strategica, ma un ulteriore tentativo di far funzionare la società. Con la precedente esperienza del ‘Salvadanaio Remunerato’ lanciato a maggio 2025, Satispay ha scoperto che gestire la liquidità degli utenti è molto più redditizio che spostarla. Il rendimento offerto – attualmente all'1,89% lordo – sconta però commissioni che dal novembre 2025 erodono significativamente i margini per i risparmiatori. Con i nuovi fondi l’obiettivo è intercettare i 6 milioni di utenti già fidelizzati e monetizzare la fiducia conquistata sul fronte dei pagamenti.
La sfida è titanica. Satispay entra in un mercato affollato da neobank come N26 e Revolut, che offrono servizi d'investimento da anni, e da operatori tradizionali con asset consolidati. La liquidità in cassa – circa 110 milioni dopo l'ultimo round da 60 milioni del 2024 – garantisce ossigeno per qualche anno, ma gli investitori chiedono ora una ‘path to profitability’ credibile. La diversificazione nel welfare aziendale con i buoni pasto ha mostrato margini del 10%, ma non basta a coprire costi di personale esplosi a 40,8 milioni per oltre 600 dipendenti.
Resta il dubbio se l'utente che paga il caffè con un tap sia disposto ad affidare i risparmi di una vita alla stessa app. La risposta definirà se Satispay diventerà davvero una ‘super app’ finanziaria o rimarrà intrappolata nel limbo delle startup che crescono senza mai guadagnare.

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