La vicenda
Salvataggio Banca Progetto
vicina l'intesa da 1,5 miliardi
Ultime limature per l’intesa tra Fitd, Amco e le cinque grandi banche. Sul tavolo la vendita di 1,5 miliardi di crediti deteriorati di Progetto. Obiettivo: chiudere entro febbraio e salvare l’istituto commissariato
(Saverio De Giglio, Imagoeconomica)
Banca Progetto imbocca l’ultimo tornante del suo salvataggio. Dopo mesi di trattative a strappi, il Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd) e il pool delle cinque big italiane – Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banco Bpm, Bper e Mps – sarebbero vicini a chiudere con Amco (la società finanziaria controllata dal Mef) la partita più delicata: la vendita di 1,5 miliardi di crediti deteriorati, cuore del piano di derisking dell’istituto commissariato da marzo 2025.
Sull’offerta Amco-Crc, che valuta gli Npl al 65–70% del valore nominale (circa 1 miliardo), si è consumato negli ultimi mesi lo scontro tra logica di mercato e logica ‘di sistema’. Un prezzo troppo basso rispetto alle aspettative iniziali dei commissari avrebbe infatti ampliato il buco di capitale, spingendo il fabbisogno potenziale verso l’area del miliardo, contro i 400 milioni ipotizzati nella prima versione del piano. Le banche coinvolte hanno contestato che un operatore pubblico come Amco si muovesse solo in chiave di massimizzazione del proprio rischio-rendimento, chiedendo un riequilibrio dei pesi dell’operazione.
La soluzione che si delinea in queste ore non passa tanto da un ritocco del prezzo, quanto da una struttura finanziaria più sofisticata. L’impianto su cui si sta lavorando prevede, secondo le ricostruzioni, una ripartizione più equa degli oneri tra Fitd, Amco e banche acquirenti, attraverso strumenti di condivisione del rischio. L’obiettivo è duplice: evitare che l’operazione sugli Npl si traduca in un salasso unilaterale per il sistema e, al tempo stesso, chiudere il dossier entro la nuova deadline di fine febbraio, scongiurando lo spettro della liquidazione coatta.
Una volta pulito il bilancio dai deteriorati, scatterà la seconda gamba del salvataggio: l’aumento di capitale del Fitd, chiamato a riportare i coefficienti patrimoniali sopra i minimi regolamentari e alla riclassificazione massiva di crediti in bonis a posizioni deteriorate. L’intervento consentirà al Fondo di assumere il controllo dell’istituto, per poi cedere il 90,1% alle cinque banche italiane tramite una newco, mantenendo in portafoglio una quota di minoranza fino al 9,9%.
Intanto la Commissione d’inchiesta sulle banche ha messo in calendario per il 19 marzo l’audizione dei vertici di Via Nazionale, per passare al setaccio tanto le origini della crisi di Banca Progetto – dall’esposizione verso soggetti legati alla ’ndrangheta ai buchi nei controlli sulle garanzie pubbliche – quanto la scelta di un salvataggio di sistema a carico, diretto o indiretto, dell’intero comparto.


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