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09 Gennaio 2026, 16:26

Il caso

Chip Nexperia, nuovo scontro Cina-Paesi Bassi. Arbitrato da 8 miliardi per il controllo dell’azienda

Chip Nexperia, nuovo scontro Cina-Paesi Bassi. Arbitrato da 8 miliardi per il controllo dell’azienda

Sistema robotico di nanofabbricazione (Shutterstock)

La disputa tra la società cinese Wingtech e il governo olandese per il controllo di Nexperia continua a incombere sul settore dei semiconduttori e dell’automotive europeo. Ieri la (ex) società madre con sede a Jiaxing ha confermato di aver avviato un arbitrato internazionale contro lo Stato dei Paesi Bassi, chiedendo fino a 8 miliardi di dollari di risarcimento per quella che definisce una “confisca illegittima” della sua controllata europea, tra i protagonisti del panorama europeo sul fronte dei semiconduttori. La mossa, formalizzata presso il Centro Internazionale per la Risoluzione delle Controversie sugli Investimenti della Banca Mondiale, proietta su scala globale un contenzioso che ha già destabilizzato le catene di approvvigionamento dell’industria automobilistica.

Secondo fonti a conoscenza del procedimento legale citate da Reuters, l’iniziativa legale potrebbe spostare il cuore della discussione dai tribunali olandesi a una sede arbitrale internazionale, proprio mentre nei Paesi Bassi è attesa per il 14 gennaio un’udienza giudiziaria considerata cruciale. Un passaggio che rischia di allungare i tempi della contesa e di aumentarne l’impatto sistemico sul settore dei chip.

La società cinese
chiede un risarcimento
record, accusando L'Aia
di esproprio illegale.
In gioco il futuro
dei semiconduttori
europei e dell'auto

Le tensioni tra le parti non sono nuove. Il punto di rottura definitivo, tuttavia, risale allo scorso settembre, quando l’Aia ha deciso di esercitare un potere d’acquisto d’emergenza mai usato dal dopoguerra, il Goods Availability Act del 1952 – una sorta di Golden Power – per prendere il controllo di Nexperia. L’esecutivo ha giustificato la misura sostenendo di voler impedire che la dirigenza cinese trasferisse operazioni e proprietà intellettuale in Asia.

La risposta di Wingtech è arrivata il 15 ottobre: una notifica formale ai ministeri olandesi, invocando l’articolo 10 del trattato bilaterale sugli investimenti tra Cina e Paesi Bassi del 2001. La norma prevede che gli investitori di ciascun Paese siano trattati in condizioni di parità con quelli nazionali e abbiano diritto a un equo indennizzo in caso di esproprio. L’azienda sostiene che l’intervento dell’Aia abbia violato questi principi e distrutto il valore del suo investimento. Il governo olandese, da parte sua, si prepara a sostenere che l’azione era legale e necessaria per tutelare la sicurezza nazionale.

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