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10 Gennaio 2026, 20:00

Risiko bancario

Banco Bpm, Crédit Agricole salirà al 20% del capitale. In arrivo il placet e le limitazioni della Bce

Banco Bpm, Crédit Agricole salirà al 20% del capitale. In arrivo il placet e le limitazioni della Bce

Giuseppe Castagna, ceo Banco BPM (Sergio Oliverio, Imagoeconomica)

Sale di nuovo la temperatura nel settore bancario nel nostro Paese, dopo la vicenda Mps–Mediobanca. Crédit Agricole stringe la presa su Banco Bpm (già nel mirino di Unicredit) con il via libera della Bce per salire sopra l’attuale 20%, che dovrebbe arrivare a breve, seppure con alcune limitazioni in termini di governance. Come sottolineato da diverse fonti finanziarie, il gruppo francese, al termine di una written procedure con Francoforte, avrebbe accettato le raccomandazioni in termini di governance in base alle quali Agricole dovrà limitarsi a sette propri esponenti nel cda di Banco Bpm in vista del suo rinnovo ad aprile.

Si tratta di «paletti» che si sono resi necessari per evitare che l’operazione si trasformi in una vera e propria acquisizione dell’istituto italiano e per limitare i potenziali conflitti di interesse, visto che i due gruppi condividono la presenza in alcuni territori e aree di business. A cavallo di metà gennaio, il cda di Banco Bpm dovrebbe riunirsi e definire il percorso della lista del consiglio, in quello che sarà un primo test sui rapporti con Parigi.

Francoforte detta
alcuni paletti in
tema di governance
I consiglieri francesi
non potranno
superare il numero
di sette esponenti

A dicembre scorso l’ad di Bpm, Giuseppe Castagna, aveva dichiarato alla Commissione d’inchiesta sul sistema bancario che, a quel momento, il gruppo francese «non aveva manifestato né alla Bce né a noi, né a livello istituzionale alcuna volontà di acquisizione» di Banco Bpm.

La partecipazione francese avrà comunque un peso decisivo anche perché, a fine 2025, si è assottigliato sotto il 6% del capitale di Banco Bpm il patto di consultazione che riunisce fondazioni ed enti previdenziali azionisti, dopo la riduzione della quota di Cassa di Risparmio di Lucca. Va ricordato come attualmente la soglia d’Opa sia del 25% del capitale, limite che, secondo la riforma del Testo unico della finanza, dovrà aumentare al 30% una volta che il provvedimento avrà completato l’iter parlamentare previsto nei primi mesi del 2026.

La crescita del gruppo potrebbe quindi avvenire in due mosse, prima fino al 24,9% e poi al 29,9% quando sarà in vigore la nuova soglia normativa. La mossa della Banque Verte è destinata a pesare su eventuali decisioni di Mps, che ha portato a termine l’acquisizione di Mediobanca. Dopo l’intervento del governo con la golden power, che ha fatto naufragare l’Opa di Unicredit su Banco Bpm tra aprile e luglio 2025, alcuni osservatori avevano ritenuto possibile l’opzione di aggregazione con Piazza Meda nei prossimi mesi.

Piani da attuare dopo il rinnovo del consiglio di Siena, per dare vita a un terzo polo capace di competere con i primi due gruppi, Intesa Sanpaolo e Unicredit. Dopo l’assemblea del 4 febbraio di Mps che, modificando lo statuto, introdurrà la lista del cda, si aprirà ufficialmente il cantiere che dovrebbe portare il consiglio di amministrazione al varo di una lista condivisa con i grandi soci Caltagirone e Delfin, nella quale dovrebbero trovare conferma il ceo Luigi Lovaglio e il presidente Nicola Maione.

Sul fondo resta il ruolo del governo. Come ha detto venerdì la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, non è escluso che venga ceduto, senza fretta, il 5% di Mps in mano pubblica. L’esecutivo ritiene utile, per il settore, la presenza di un terzo polo bancario in Italia ma il governo — ha precisato Meloni — «non ha l’autorità e i mezzi per fare questo».

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