Guerra commerciale
La Cina stringe il controllo sulle terre rare: leva strategica prima del vertice con gli Stati Uniti
Le terre rare diventano arma geopolitica: Pechino limita esportazioni e tecnologie, mentre Stati Uniti e Ue accelerano la diversificazione delle forniture e gli investimenti con il Global Gateway
Un sito estrattivo di terre rare in Cina
La crescente tensione economica che corre sul filo tra Cina e Occidente si inasprisce con la nuova stretta imposta da Pechino sull’esportazione di terre rare, ma anche sulle tecnologie collegate alla loro estrazione e lavorazione. Dopo le restrizioni approvate a partire dal mese di aprile, la Cina torna a rinsaldare la sua strategia di risposta alle politiche commerciali messe in campo dagli Stati Uniti. Dal ministero del Commercio cinese fanno sapere che le nuove norme vieteranno – alcune fin da subito, altre a partire da dicembre – la fornitura all’estero senza una specifica autorizzazione governativa, poiché alcune organizzazioni e individui stranieri avrebbero impiegato i materiali cinesi per scopi militari.
Pechino, che controlla circa il 70% della produzione globale di terre rare e oltre il 90% della capacità di raffinazione, risulta il principale fornitore mondiale di questi materiali che si confermano cruciali per la realizzazione di turbine eoliche, veicoli elettrici, satelliti smartphone e sistemi di difesa. Con le nuove restrizioni, il Dragone stringe la morsa e il controllo su questo settore altamente strategico a livello globale: già a luglio il ministero della Sicurezza di Stato aveva denunciato un aumento del contrabbando da parte di appaltatori stranieri, accusati di utilizzare metodi fraudolenti, come l’occultamento delle polveri di terre rare in materiali da costruzione per esportare illegalmente i minerali fuori dal Paese.
L’inasprimento delle regole arriva in un momento particolarmente rilevante sul piano internazionale, a poche settimane dal vertice tra Xi Jinping e Donald Trump che si terrà in Corea del Sud. L’obiettivo di Pechino dunque è quello di rafforzare la sua leva negoziale proprio in vista dell’incontro, consapevole del peso strategico che il controllo delle terre rare rappresenta nei confronti di Washington soprattutto in ambito militare. Gli Stati Uniti, però, non sono gli unici a dipendere dalla Cina per quanto riguarda le terre rare: sul fronte europeo, questa mattina la Commissione ha espresso «preoccupazione» per la decisione di Pechino, chiedendo che venga garantito un accesso «stabile e prevedibile» alle materie prime essenziali. A questo, Bruxelles aggiunge un richiamo agli impegni assunti in occasione del summit Ue-Cina di luglio per il rafforzamento del dialogo commerciale, della trasparenza e delle tutele per le imprese europee soprattutto nel settore dei magneti permanenti e delle terre rare.
L’Occidente, nel frattempo, tenta di correre ai ripari per allentare al più presto la dipendenza dalle materie prime orientali. Tanto Washington quanto Bruxelles stanno cercando di garantirsi catene di approvvigionamento alternative investendo, rispettivamente, nella Mp Materials (gestore dell’unica miniera americana di terre rare) e nella Silmet, controllata dalla canadese Neo Performance Materials (da poco attiva in Estonia nell’unico impianto di magneti attualmente aperto sul suolo europeo).
Contestualmente, nel giorno in cui il Parlamento europeo conferma il sostegno a Ursula von der Leyen respingendo le due mozioni di censura presentate contro di lei, la Commissione è tornata a parlare del Global Gateway, la strategia per promuovere la cooperazione mondiale e la doppia transizione, sul fronte energetico e digitale. Rispetto all’obiettivo iniziale di mobilitare 300 miliardi in cinque anni, oggi von der Leyen ha annunciato di aver «già mobilitato oltre 306 miliardi in quattro anni», dichiarandosi certa di superare quota 400 miliardi entro il 2027.
Missione compiuta, dunque, e risultati migliori del previsto: in un momento in cui «dazi e barriere commerciali tornano a essere uno strumento di geopolitica e geoeconomia», prosegue la presidente dell’esecutivo Ue, con un Global Gateway in salute l’Unione europea intende sfidare proprio la Cina su una vasta area del mondo, dall’Africa all’America Latina fino all’Asia Centrale, l’Indopacifico e i Balcani occidentali. «Insieme possiamo offrire solidi rendimenti per gli investitori, valore strategico per l’Europa e benefici duraturi per i nostri partner», assicura von der Leyen, lanciando così il Global Gateway Investment Hub: si tratta, spiega, di «una piattaforma unica per le aziende che vogliono proporre investimenti», uno strumento per consentire a Stati membri, banche di sviluppo, agenzie di credito e aziende di incontrarsi «per elaborare offerte coordinate».

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